Social proof: 6 tipi di riprova sociale che influenzano le nostre azioni

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Social proof: 6 tipi di riprova sociale che influenzano le nostre azioni

La social proof

La social proof è un altro dei principi di persuasione identificati da Robert Cialdini nel suo libro “Le Armi della Persuasione” (Cialdini, 1984). In passato abbiamo analizzato in maniera approfondita il principio di scarsità, oggi ci concentriamo invece sull’effetto persuasivo generato dal comportamento altrui.

La social proof è quel meccanismo che ci spinge ad adeguarci alle scelte degli altri nel momento in cui dobbiamo prendere una decisione. Questo meccanismo agisce anche quando decidiamo di prendere una decisione totalmente opposta alla massa, quel senso di disagio più o meno forte parte proprio dall’essere consapevoli che si sta andando contro il senso comune.

Tutto ciò è particolarmente vero in situazioni sociali ambigue nelle quali è difficile individuare il comportamento più adatto e adeguato. In questo contesto, le persone tendono a presupporre che gli altri posseggano più informazioni sulla situazione e pertanto ne imitano il comportamento.

Si tratta pertanto di un tipo di conformità dettata da una mancanza d’informazioni e dal presupposto che gli altri ne sappiano di più in merito. Tuttavia, questo non è necessariamente vero.

Situazioni nel quale nessuno sa come comportarsi generano una immobilità generale; è ad esempio quello che accade in incidenti inaspettati in mezzo a una folla. Nessuno interviene non perché si è indifferenti, ma perché tutti cercano negli altri suggerimenti su come comportarsi. La paura di agire in maniera non conforme fa sì che nessuno riesca, o almeno nessuno riesca facilmente, a intervenire.

La riprova sociale nel marketing: lo ZMOT

Come si traduce tutto questo in ambito marketing? Basta guardare al valore che hanno le recensioni oggi per capirlo. La forza con cui i giudizi degli altri guidano e orientano il comportamento d’acquisto è cresciuta in maniera esponenziale rispetto al passato.

È vero, il passaparola è una forma di social proof sempre esistita. Tuttavia, le informazioni di cui disponiamo grazie alla rete hanno permesso a questo principio di aumentare di molto la propria influenza.

Tutto questo è tanto vero che Google, nel 2011, ha teorizzato il cosiddetto Zero Moment of Truth (ZMOT). L’idea parte dalla considerazione che ,prima del primo momento di verità (esperienza del prodotto sugli scaffali) e del secondo momento di verità (consumo del prodotto), i consumatori passino attraverso un momento zero di verità. Il momento zero è precedente a tutte le altri fasi ed è relativo alla ricerca in rete delle esperienze e recensioni degli altri. Ancora, la social proof agisce nell’orientare le nostre scelte.

6 tipi di riprova sociale

Scendendo più nel dettaglio possiamo vedere come la social proof possa essere declinata in diversi aspetti, nello specifico un articolo sul blog di Buffer ha identificato 6 tipi di social proof.

La social proof dell’esperto

In questo caso la Social Proof è data dalla raccomandazione del prodotto o servizio da parte di un esperto del settore. Un esperto di tecnologia ha di per sé un’autorità (altro principio di persuasione individuato da Cialdini) che rende del tutto credibile ed attendibile il suo giudizio. Una riprova sociale dettata, pertanto, dal suo ruolo e dalla sua maggiore quantità di informazioni in quel contesto.

La social proof della celebrità

Quando una celebrità sponsorizza un prodotto, la riprova sociale può essere data sia dal suo ruolo di esperto (specie se si tratta di un influencer di nicchia) ma anche dal semplice fatto di essere celebre. Il successo è un elemento di fiducia tale da rendere credibile la sua sponsorizzazione. È chiaro, tuttavia, come la forza della social proof della celebrità sia direttamente proporzionale al grado di fiducia ed affidabilità accumulati nel tempo.

La social proof degli utenti

La più comune delle social proof è generata dagli utenti/clienti di un prodotto o servizio attraverso recensioni e raccomandazioni. L’esperienza dell’utente con il brand diviene parte di una memoria ed esperienza collettiva utilizzata dagli utenti nel momento zero della verità.

La social proof della folla

Questo tipo di riprova sociale si basa sul principio della quantità, se molti utenti si fidano di questo brand è probabile che anche io mi ci possa fidare. Le vanity metrics sui social media (fan, followers…) spesso si basano su questo principio. Va di per sé che se questi numeri non hanno un riscontro reale, in termini di valore dell’offerta, perderanno comunque credibilità ed efficacia.

La social proof degli amici

A differenza della folla, il principio che sottende questa tipologia è dato dalla qualità più della quantità della connessione. Se, nella cerchia delle persone a me vicine, riscontro una tendenza ad approvare un prodotto sarò più propenso ad acquistarlo. Questo perché la fiducia che nutro verso queste persone a me care si trasmette, quasi per osmosi, anche alle loro esperienze con i brand.

La social proof della certificazione

Ultima tipologia di social proof è quella derivante dalle certificazioni. Se un’istituzione del settore decide di certificare il valore di qualcosa, la sua autorità viene trasmessa in maniera tale da generare riprova sociale capace di orientare i comportamenti altrui.

Conclusioni

La social proof è un’arma potentissima se usata nel modo corretto, ma può avere un effetto backlash se non siamo sicuro che il giudizio degli altri verso il nostro prodotto o servizio sia positivo.

Pertanto, è bene stimolare la generazione di social proof attraverso la condivisione delle esperienze con il brand solo quando si è certi del valore della propria offerta e si è sicuri della positività delle esperienze stesse.

Per approfondire questi temi, partecipa ai workshop dei Digital Innovation Days. Scopri ora il programma!

Il principio di scarsità: 4 declinazioni differenti

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Il principio di scarsità: 4 declinazioni differenti

Il principio di scarsità

Chiarire cosa sia il principio di scarsità è molto più semplice di quanto possa sembrare. Chiunque cerchi di acquistare un prodotto o prenotare una vacanza online si sarà trovato a navigare in un portale che, dal primo momento, non fa altro che ricordarci una cosa: la disponibilità è limitata.

Che la scarsità sia vera o intenzionalmente generata non deve interessarci. Ciò che deve attivare la nostra curiosità è questo meccanismo funziona, tanto che è una delle tecniche di persuasione più utilizzate nel marketing da prima che il digitale esistesse.

Ma su cosa si basa questo principio? L’idea di base è che qualsiasi prodotto o servizio, nel momento in cui viene a mancare, diventa più desiderabile.

Il principio di scarsità secondo Robert Cialdini

Il primo a definire il concetto in maniera strutturata è stato Robert Cialdini nel suo libro “Le Armi della Persuasione” (Cialdini, 1984). Nel libro egli sostiene che gli esseri umani si trovano in un momento emotivamente difficile quando sono messi di fronte alla possibilità di perdere la libertà.

Difatti, che cos’è un avviso OUT OF STOCK se non un limite alla nostra libertà di scelta? Nel momento in cui quel prodotto viene a mancare non potremmo più sceglierlo e, pertanto, siamo maggiormente disposti ad effettuare l’acquisto nel momento in cui sappiamo che potremmo perderne la possibilità in futuro.

Il principio è semplice: vogliamo ora ciò che potremmo non essere in grado di ottenere in futuro.

Quando le cose diventano meno disponibili, diventano più desiderabili. Se abbiamo la scelta di ottenere qualcosa sicuramente ora o forse in futuro, allora scegliamo di ottenerlo ora.

4 declicazioni della scarsità

Un interessante articolo su Medium ha snocciolato in maniera ulteriore questo concetto, focalizzandosi su come la scarsità possa essere declinata in quattro aspetti differenti. Ognuno di questi aspetti può funzionare meglio degli altri in determinati contesti; le variabili da prendere in considerazione per valutarne l’efficacia sono prodotto, produttore e consumatore.

Le declinazioni della scarcity sono le seguenti:

  • Esclusività
  • Rarità
  • Urgenza
  • Eccesso di domanda

Il principio di scarsità: Esclusività

Alcuni brand applicano un aumento di prezzo ogni qual volta un nuovo modello di prodotto viene lanciato, anche se l’aumento di prezzo di per sé non è giustificato dai miglioramenti tecnici avvenuti.

Questa forma di scarsità può essere definita Exclusivity Scarcity. È una scarsità implicita perché di per sé il prodotto non è scarso, ma l’aumento di prezzo alza la barriera di acquisizione rendendo più difficile (e quindi di maggior valore simbolico) il suo possesso.

Prodotti più difficili da raggiungere sono pertanto più esclusivi e desiderabili e sono in grado di trasferire lo status di esclusività anche ai consumatori che li acquistano. Una scarsità indotta dal produttore nei confronti del consumatore utilizzando il prezzo come barriera d’acquisto.

Il principio di scarsità: Rarità

Più profondo dell’esclusività è invece il concetto di rarità. In questo contesto la scarsità è reale e infatti è il produttore a indurre la scarsità agendo sulla quantità di prodotto. Lo chiamiamo raro piuttosto che esclusivo perché un limite di produzione è fissato all’inizio del ciclo di vita.

Il valore economico, a differenza dell’esclusività, non è l’ unica barriera a ostacolare il consumatore; grandi disponibilità di denaro possono dare accesso a prodotti esclusivi ma non sempre a prodotti rari. La scarsità pertanto è reale ma è anche ricercata dal produttore per aumentarne il valore.

Per questo motivo possedere un oggetto raro ha un valore simbolico maggiore, chi lo cerca è alla ricerca di oggetti rari anche per acquisire uno status più elevato o di distinguersi per soddisfare il proprio bisogno di unicità.

Il principio di scarsità: Urgenza

Tramite l’aumento di prezzo il produttore induce scarsità nei confronti del consumatore creando esclusività. Ma può farlo anche in un altro modo: agendo sul tempo.

Aggiungere una deadline a una offerta o alla disponibilità di un prodotto aumenta il senso di urgenza dettato dallo scorrere del tempo.

L’offerta è scarsa perché scarso è il tempo che resta per poter usufruirne. L’effetto motivazionale va al di là dell’offerta in sé, è relativa all’idea di essere un consumatore furbo capace di acquistare al momento giusto. Una soddisfazione implicita derivata dall’aver vinto nel gioco “contro” gli altri consumatori e l’azienda.

Il principio di scarsità: Eccesso di domanda

La forma più semplice, e forse anche più pura di scarsità, è data invece dall’eccesso di domanda.

Nessuna forzatura sul prodotto o sui consumatori da parte dei produttori. Semplicemente è il mercato a decidere che un prodotto ha valore innescando un meccanismo per il quale tutti vogliono entrarne in possesso.

Questo meccanismo una volta innescato porta con sé un altro principio individuato da Cialdini che lo rende ancor più forte e potente: la social proof (riprova sociale). In breve, acquisto perché in molti altri prima di me hanno acquistato e da ciò deduco che il prodotto ha un grande valore.

Il consumatore sarà pertanto spinto dalla paura di perdere la possibilità di acquistare e dalla fiducia ispirata dall’acquisto degli altri.

Conclusioni

Il principio di scarsità può presentarsi in diverse forme, le quali però hanno di base un principio molto semplice: quanto più è alta la possibilità di perdere l’accesso ad un prodotto o servizio tanto più aumenta il desiderio verso di esso.

Utilizzare in maniera consapevole questo principio può fare la differenza tra il successo o l’insuccesso del lancio di un prodotto/servizio sul mercato.

Per approfondire questi temi, partecipa ai workshop dei Digital Innovation Days. Scopri ora il programma!

Sfondo foto creata da snowing – it.freepik.com

Errori da evitare nelle tue Instagram Stories

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Errori da evitare nelle tue Instagram Stories

Con i contenuti video in aumento come strumento per una comunicazione efficace nel marketing, è importante valutare attentamente cosa pubblicare all’interno di Instagram Stories.

Infatti, con i suoi 500 milioni di utenti attivi su base giornaliera, bisogna imparare ad utilizzare bene il forte vantaggio che puoi ricavare dalle storie di Instagram.

Questo strumento ha infatti dimostrando di essere un enorme vantaggio per i proprietari di piccole e medie imprese che cercano di costruire la loro comunity (e aumentare la reputazione e le vendite del brand).

Fai attenzione a non sbagliare perché uno scivolone in Instagram può mettere a repentaglio la tua reputazione social.

Ecco perchè abbiamo deciso di parlare in questo articolo, di tutti quegli errori che dovrai evitare di fare all’interno delle tue Stories.

Studiare bene la tua audience

Il primo passo da fare è studiare per conoscere bene chi hai davanti.

La loro età, il loro sesso e i loro gusti ti farà capire meglio come indirizzarti in tutti i contenuti che andrai a creare. Come? Ci sono molti modi interni e tool esterni che ti permettono questa analisi; stiamo parlando in particolare di provenienza, età e sesso.

Per il gusto invece, analizza i tuoi contenuti e capisci cosa piace, utilizza sondaggi e richieste per capire ama il tuo pubblico.
Infondo il tuo pubblico già ti segue, quindi già hanno un’iniziale attenzione a ciò che fai.
Gioca al meglio le tue carte per capire come muoverti.

Stories realistiche

Come abbiamo detto vige un’unica regola in Instagram (sopratutto se vuoi crescere con il tuo engagement): vietato sbagliare.

Quindi, mentre i tuoi post dovranno essere perfetti a livello visivo, le stories sono una versione più autentica e realistica di quello che si “cela dietro”.

Se stai vendendo un prodotto, non devi per forza mettere l’attenzione sull’oggetto per avere una risposta dal tuo pubblico. Quello che devi mostrare è uno status, un modo di essere e di guardare il mondo che contraddistinguerà la brand identity del marchio.

Sperimenta e cerca di entrare in contatto con i tuoi follower: scopri cosa gli piace e cosa no tramite ad esempio i sondaggi.

Aggiungi ai tuoi contenuti sticker, GIFs e filtri per pubblicare contenuti che abbiano un tocco creativo e permettere ai tuoi contenuti di adattarsi agli altri tipi di Stories che il tuo pubblico sta guardando.

Meno social marketer più persone umane.

Instagram Stories

Contenuti curati e chiari

Se nel paragrafo precedente ti abbiamo sottolineato come le stories devono essere utilizzate con meno attenzione di un post per sottolineare la loro visione realistica e “poco postprodotta”, è vero anche che (come abbiamo detto), creare dei contenuti carenti non fa mai bene alla tua reputazione.
Quindi gioca sulla velocità ma gioca anche d’astuzia per evitare errori di qualità video o battitura.
Vanno premiati i contenuti autentici ma comunque curati. Fai un primo check prima della pubblicazione.

Inoltre, devi essere selettivo e condividere solo le informazioni più importanti. Una lista infinita di stories di cui sei appena all’inizio e di cui non riesci a vedere la fine non invoglierà mai il tuo pubblico.

Sul contenuto non c’è mai stata una regola diretta e imprescindibile, ma tutto deve essere testato sul proprio pubblico per capire come muoversi e identificare cosa piace e cosa meno.

Crea un chiaro richiamo all’azione

Stai creando contenuti originali e divertenti ma i tuoi follower ancora non sembrano convertire a dovere? Pensa che forse la tua chiamata all’azione (call-to-action) non è chiara e questo porta il tuo pubblico a passare direttamente alla storia successiva.

La funzione Swipe Up è attualmente disponibile solo per gli account aziendali di Instagram con oltre 10.000 follower o account verificati.
Sfruttare storie per mostrare i tuoi omaggi, i download e altre offerte, se utilizzato nel modo giusto, può generare una notevole quantità di traffico (in modo molto efficace) fuori dalla piattaforma.

Ma se non riesci a esprimere precisamente a cosa rimandi, perchè i tuoi follower dovrebbero eseguire l’azione?

Bisogna sempre essere chiari su cosa “si trova al di la dello scopri”: un articolo, una pagina web, l’acquisto di un prodotto?
Crea un’aspettativa in modo da invogliare i tuoi follower a eseguire l’azione che gli raccomandi.

Aiutati anche con l’utilizzo di sticker e GIF per attirare maggiormente il tuo pubblico.

Una legge alla base è che la CTA richiede immediatezza e chiarezza. Hai pochi secondi a disposizione per invogliare ad eseguire la tua azione. Usalo al meglio.

Incoerenza nella pagina di destinazione

Se sei stato in grado di portare i tuoi utenti a fare il Swipe up, ora non puoi errare sulla pagina di atterraggio. La tua pagina di destinazione deve essere fatta bene e in linea perchè sarà li che il tuo pubblico convertirà.

Questa deve essere chiara e coerente con l’immagine che proponi nel tuo profilo e nelle tue stories.

Se l’utente si trova catapultato in un contesto completamente disconnesso dalla tua immagine, sarà tentato a tornare indietro e continuare nella sua navigazione. Crea quindi un’esperienza che sia senza interruzioni sia nella grafica generale che nello studio dell’immagine che proponi.

 

Pagina Facebook per Piccole imprese: quali sono gli errori da evitare

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Pagina Facebook per Piccole imprese: quali sono gli errori da evitare

Visto che crediamo ancora in Facebook, oggi abbiamo deciso di parlare su come utilizzare al meglio facebook per piccole e medie imprese.

Chi dice che questo social è morto si sbaglia di grosso. Solo in Italia, Facebook conta un numero di 35.7 milioni di utenti attivi ogni mese.
Ecco perché tutt’oggi Facebook rappresenta un grande bagaglio per tutte le imprese piccole o medie che siano, che vogliono iniziare a creare una buona immagine aziendale. E’ importante però ricordare che, vista la sua grande potenza, Facebook va utilizzato nel modo giusto e questo vuol dire sapere esattamente cosa è più giusto fare e perché. Facebook è in grado di arrivare ad una sezione molto ristretta di utenti (che abitano in una zona o che hanno delle preferenze su altre).
Come abbiamo più volte modo di sottolineare infatti, se lo si utilizza con le giuste accortezze, anche una semplice sponsorizzata può portare molti più profitti di quanti ce ne aspettiamo con un cartellone pubblicitario al centro di una grande piazza. Quello che fa la differenza è la possibilità di restringere il nostro pubblico da colpire e arrivare diretti al nostro ipotetico consumatore finale.

Avere una base profilata

Purtroppo, l’errore più comune per le pagine delle piccole imprese è quella di avere una fun base poco profilata. Generalmente infatti i follower tipo delle piccole imprese sono per lo più amici e parenti.
Penserete che “ok almeno qualche follower lo abbiamo” cosa ci sarà di tanto sbagliato? In questo modo, si innesca vortice che vi porterà nel breve del medio tempo a sempre meno engagement e sopratutto poche vendite (che è l’obbiettivo che dovete sempre tenere a mente). Perchè? Semplice: in questo modo la vostra pagina ha una profilazione completamente sballata.
Come capire se questo è il caso della vostra pagina? Quando pubblichi un post quante persone realmente interagiscono con questo? Se la risposta è poco o niente, questo è il risultato di non aver profilato i tuoi follower. Con il tempo il tuo profilo verrà svalutato anche da Facebook portando a sempre meno visibilità e sarà sempre più una perdita di tempo.
La soluzione a questo problema è nel profilare il cliente tipo e cercare in tutti i modi di avere questa ipotetica personalità all’interno della tua funpage.
Questo ti porterà a acquisire like e commenti profilati e far diventare la tua pagina una vera risorsa di business per il tuo lavoro. Se arrivi ad avere il tuo ipoteco cliente tipo all’interno della tua pagina è normale che questo sarà più interessato al prodotto che tu vendi e quindi più propenso a rimanere aggiornato sulle ultime novità della tua azienda.

Non solo like e commenti

Se pensi che il tuo lavoro possa essere misurato in base al numero di like e condivisioni ti sbagli di grosso. Quello che conta, per una piccola e media impresa è il fatturato e il fatturato arriva con la vendita e non certo con like e commenti (anche se questi possono aumentare notevolmente il tuo ego). Quindi non solo fare il numero delle persone che mettono like o commentano ma fare anche il punto su quello che questo sta portando sull’aspetto della vendita. E questo si traduce nel valutare quante di quelle persone risultano davvero intenzionate al nostro prodotto: tutto questo lo valutiamo in base alle interazioni che riceviamo nel nostro sito web, alla chiamate e alle mail di informazioni.

Non solo prodotto

Si, è vero che Facebook deve essere utilizzata come una vetrina di un ipotetico negozio ma ricorda che questo social è considerato al momento come un passatempo per la maggior parte delle persone. Questo vuol dire che nessuno (contrariamente ad un sito settoriale o meglio ancora un e-commerce) entra con l’intenzione di comprare. Quindi quello che devi fare è non solo vendere un prodotto ma convincere il tuo pubblico ad interessarsi intorno a quel prodotto e questo vuol dire coinvolgerlo. Tutti i social network funzionano, in questa prospettiva, un po alla stessa maniera: il coinvolgimento crea collegamento tra le persone e quindi interazione. La relazione personale deve sempre rimanere al primo posto.

Non pensiamo di ottenere risultati senza investire in Adv

Come abbiamo avuto modo di dire pubblico profilato, interazioni e like sono importanti ma tutto deve essere svolto con un’azione costante volta al miglioramento e alla massima profilazione dell’utente. E’ vero che Facebook è gratis ma non otterremo mai un pubblico e un engagement adeguato senza un minimo di sponsorizzazione tramite Ads. Quindi, che tu sia un negoziante, un libero professionista o una piccola azienda, metti in conto di investire una parte del tuo budget in pubblicità sui social. E’ una parte importante che va fatta molto bene e con una profilazione ben dettagliata per arrivare ad avere la “vera” clientela che stiamo cercando. Se fatto bene e in maniera costante, riceverai i risultati che ti aspetti.

Come investire in Adv in modo dettagliato

Molti piccoli imprenditori pensano (stupidamente) che basti cliccare sul tastino sotto i post “metti in evidenza” per avere in automatico un pubblico profilato. No! Non funziona proprio così. Se siete di corsa e proprio non avete modo di fare una profilazione va bene, ma non avrete mai i risultati che otterrete con una gestione meno automatizzata e più dettagliata. Come?
Tramite il pannello di gestione inserzione, potrete fare una profilazione molto più dettagliata della semplice automatizzazione di Facebook. In questa sezione infatti potrete selezionare ad hoc il pubblico alla quale far arrivare il vostro messaggio. Saper usare bene la profilazione attraverso il pannello di gestione vi consentirà di investire il vostro budget in modo specifico.

Conclusioni

Facebook se usato nella maniera giusta può davvero essere una grandissima fonte di pubblicità per la vostra attività. Ovviamente però, come tutte le cose, per essere fatte bene e ottenere dei risultati, richiedono conoscenza, strategia, costanza e attenzione. In caso contrario pubblicare rischia di diventare un’esclusiva perdita di tempo.

9 tecniche SEO per guidare il traffico organico

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9 tecniche SEO per guidare il traffico organico

Nel mondo di oggi in rapido cambiamento, le tecniche SEO possono cambiare velocemente e la parte peggiore è che potresti non saperlo nemmeno.

Ecco perché è necessario rimanere sopra e sempre informati nel mondo della SEO. Altrimenti, rimarrai indietro e vedrai i concorrenti sfiorare le tue SERP.

In questo articolo, abbiamo analizzato le migliori tecniche SEO per aiutarti a salire alle stelle e aumentare il numero di visitatori mensili dalla ricerca organica.

Ma prima di approfondire i dettagli sul miglioramento del ranking della tua pagina web, prendiamo un po ‘di tempo per testare il tuo posizionamento attuale della pagina sui risultati dei motori di ricerca. Accedi a Key Rank Rank Checker , uno strumento che puoi utilizzare per determinare il posizionamento della tua pagina in base alla ricerca per parole chiave.

Classifiche più alte equivalgono a un traffico più organico: persone che puoi convertire in una fase successiva e aumentare il ROI complessivo della tua strategia SEO.

Sembra un sogno, giusto? Ma se ti senti scoraggiato con il controllo delle parole chiave che hai appena eseguito, non farti prendere dal panico. Ecco per quale motivo abbiamo scritto questa guida.

  1. Migliora l’esperienza utente in tutto il sito web

Proprio come qualsiasi motore di ricerca, Google ha il compito di mostrare per primi i risultati migliori per la query di un utente e, se abbiamo un elenco di risultati irrilevanti e di bassa qualità, l’utente sarà tentato a non utilizzarlo più. Nessuno vuole atterrare su un sito web spam che impiega molto tempo per caricarsi (anche a fronte del sempre maggiore utilizzo del mobile). Anche per questo Google premia i siti che hanno bassi tassi di rimbalzo con un più alto ranking. Il ragionamento alla base è che se un utente trascorre più tempo su una pagina è perché ha trovato contenuti di qualità al suo interno. Ricordiamo che Google vuole solo contenuti di forte qualità che andrà a premiare spingendoli per primi nelle pagine dei motori di ricerca (serp).

Ecco qualche ulteriore consiglio per ridurre la frequenza di rimbalzo:

Rendi i tuoi post facili da leggere. Questa tecnica SEO ha come regola che più persone leggono i tuoi contenuti, più bassa è la frequenza di rimbalzo quindi più alta sarà la tua posizione nelle classifiche organiche.

Utilizza le Ecco bucket brigade che sono parole o frasi che convincono il lettore a continuare nella lettura. Un esempio può essere le cose stanno così, ti starai chiedendo, non è finita qui,… seguite dai due punti che invitano alla spiegazione.

Scrivi nello stile piramidale invertiti: usa questa tecnica seo in cui prima vanno inserite le informazioni più importanti poi man mano i dettagli e le cose meno interessanti.

Google continua  costantemente  a sottolineare l’importanza della velocità del sito. In aiuto offre uno strumento che è PageSpeed ​​Insights  per aiutare gli sviluppatori a migliorare le prestazioni del sito. Dovresti migliorare la velocità del tuo sito non solo per aumentare le classifiche di Google, ma anche per aumentare le conversioni. Un utente che utilizza un sito lento non è tentato a tornare.

  1. Ottimizza per ricerca vocale

Più del 50% delle ricerche tramite Google sarà condotto a voce entro il prossimo anno. Lo sapevi? Questo porterà che le persone che si dirigono verso Google non stanno scrivendo le loro domande: stanno utilizzando un dispositivo a comando vocale per fare il lavoro per loro. Se pensi che questo non cambi per la SEO ti sbagli. Infatti i ricercatori vocali hanno abitudini diverse. Un esempio: un ricercatore di testo potrebbe digitare semplicemente “dieta delfino”. Una ricerca basata sulla voce, tuttavia, è probabile che sia una cosa più lunga, come “cosa mangiano i delfini?” La differenza sostanziale è che la ricerca vocale tende ad essere basata su domande.

  1. Concentrati inizialmente sugli argomenti e poi sulle keywords

Non pensare solo alle parole chiave ma concentrati anche a considerare il contesto intorno. E’ necessario considerare quello che gli utenti stanno cercando più che cercare di identificare la query di ricerca.

Prendi in considerazione questi fattori e inseriscile nelle tue tecniche SEO:

conosci il tuo pubblico e crea il tuo identikit: immagina di costruire figure di acquirenti che descrivono i tratti dei tuoi clienti ideali. In questo modo potrai concentrarti sugli argomenti che contano per i tuoi lettori, riducendo la possibilità di creare contenuti che in realtà non ottengono risultati.

organizza il contenuto in cluster: questo sistema funziona suddividendo gli argomenti del piano editoriale in una pagina pilastro che sarà l’argomento pilastro composto da oltre 2000 parole che offre una visione ampia su un argomento. Cluster sono invece le pagine più piccole collegate alla pagina cluster, che spingono delle sezioni più in dettaglio.

parole chiave: ci sono diversi strumenti che ti possono aiutare a trovare argomenti e dati sui volumi di keyword. Il nostro suggerimento è di utilizzare SEMRush, ottimo strumento che ti consente di identificare e analizzare le parole chiave utilizzate dai concorrenti.

  1. Contenuto più lungo equivale a classifica più alta

Quanto più il contenuto è lungo, tanto più alta è la probabilità del suo posizionamento nella parte superiore delle SERP. Tuttavia ricorda che è un processo lungo e difficoltoso e il più delle volte, non tutti gli utenti sono propensi a leggere un contenuto così lungo. Ricorda inoltre che i contenuti esistenti hanno già autorità e un pubblico stabilito. Quindi, piuttosto che scrivere qualcosa completamente da zero, è molto più semplice trovare un post che sta già facendo bene su Google, aggiornarlo con informazioni aggiornate e contenuti extra, e fare affidamento su segnali esistenti per farlo classificare.

  1. Ricordati dell’importanza di YouTube

Secondo delle analisi, i video di YouTube si classificano molto più frequentemente nella top 10 rispetto ai video che sono ospitati autonomamente o ospitati su altre piattaforme video. Proprio come gli spider di Google, l’algoritmo di YouTube funziona captando le informazioni sul tuo video. Il nome file, il titolo, la descrizione del contenuto caricato: tutti questi elementi influenzano le classifiche nella ricerca di YouTube. Per la questione del titolo devi rendere il titolo SEO friendly con più di 5 parole e includere una parola chiave in target. Inoltre punta su video più lunghi: così come per i contenuti, i video più lunghi tendono a fare meglio nella ricerca di YouTube.

  1. Costruisci una struttura di Backlinks

Secondo Google , i collegamenti sono ancora il fattore numero uno quando si tratta di determinare il grado di ricerca. I collegamenti che si ottengono attraverso contenuti di alta qualità , sensibilizzazione e marketing di influencer, sono sicuri ed estremamente efficaci. Diversifica il tuo profilo di backlink in modo da avere link di alta qualità e di qualità media. Per ogni link incredibile che costruisci, creane altri cinque di qualità media.

  1. Ottimizzazione tecnica

Suggerimenti SEO e contenuti a parte, è assolutamente essenziale avere un sito web solido, senza preoccuparsi di eventuali problemi tecnici che possono sorgere. Come?

passa a https: è la versione più comunemente usata e più sicura del vecchio protocollo web HTTP. HTTPS è una best practice che aiuterà il tuo sito Web a potenziare la sua presenza SEO, a rimanere al sicuro e a rendere più difficile l’intrusione di parti dannose e trarre vantaggio dal tuo sito web.

Abilita AMP ( Accelerated Mobile Pages) per dispositivi Mobile: consiste nel raccoglie informazioni dalle pagine del sito Web e le visualizza in un formato di facile visualizzazione per dispositivi mobili.

Utilizza i markup semantici che sono essenzialmente tag HTML che possono aiutare a enfatizzare le informazioni chiave sul tuo sito web. Questi infatti, indicano agli spider di Google di cosa tratta la pagina senza dover digerire ogni parola sulla pagina. Il testo racchiuso in un tag <h1> è il titolo principale della pagina e dovrebbe fornire una breve spiegazione dell’intero contenuto condiviso su quella pagina. Il testo racchiuso in un tag <h2> è sottotitoli e così via.

Correzione della “pagina non trovata” 404: mantieni gli utenti in ingresso usando un plug-in SEO come Redirection per reindirizzare gli URL di collegamenti interrotti a pagine completamente funzionanti.

  1. L’importanza delle inserzioni locali

Più del 46% di tutte le ricerche effettuate su Google proviene da persone che cercano informazioni locali. Generalmente queste ricerche includono negozi locali, orari di apertura, numeri di telefono e indirizzi. I problemi sorgono, quando gli aggregatori raccolgono dati non aggiornati, portando un motore di ricerca come Google o Bing a elencare le informazioni sbagliate, come un vecchio indirizzo per la tua attività o un numero di telefono disconnesso. Ecco perché è fondamentale garantire che le informazioni di contatto fisico siano quanto più attuali possibile su ogni elenco online che hai creato.

  1. Saper misurare le prestazioni SEO

Reporting e analisi sono due elementi fondamentali del SEO – entrambi sono indispensabili per migliorare le tue strategie di marketing complessive. Uno strumento da utilizzare per questo tipo di analisi è Google Data Studio che aggrega classifiche, traffico e dati di conversione in un’unica interfaccia. È uno strumento eccellente per le agenzie di SEO di condividere report di fantasia con i propri clienti.

Le metriche SEO che puoi monitorare con Datastudio possono aiutarti a determinare l’efficacia della tua strategia SEO e valutare se è necessario ruotare o cambiare le tattiche per migliorare i risultati.

Conclusioni

La SEO sta cambiando rapidamente da un anno all’altro. Abbiamo parlato delle migliori tecniche seo in questo articolo. In linea generale però, ricordati di concentrarti sui solidi concetti di creazione di contenuti e copywriting, coinvolgi profondamente i tuoi spettatori e tieniti aggiornato sulle tendenze tecniche come backlink, salute SEO e velocità del sito.

 

Social Media Trend 2019 [Infografica]

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Social Media Trend 2019 [Infografica]

I social media sono in continua evoluzione. Le tecnologie rilasciate negli ultimi anni stanno già influenzando fortemente il mercato. Le aziende che forniscono innovazioni stanno comparendo ad un ritmo più veloce che mai, sconvolgendo il mondo della pubblicità come lo conosciamo.

Stare al passo con i cambiamenti e le evoluzioni nelle diverse piattaforme social vuol dire, per gli operatori di marketing, la possibilità di catturare il loro pubblico attraverso una serie di strumenti e tattiche. Importante è senza dubbio l’ottimizzazione dei servizi di Social Media Listening per ampliare la copertura di più Social Media restituendo contenuti veloci e precisi. In questo campo ci viene in aiuto la piattaforma numero uno per l’analisi: Talkwalker.

Ecco allora le principali tendenze sui social media a cui fare attenzione, nell’ormai vicino 2019.

LA COMUNICAZIONE PASSA ATTRAVERSO L’AI

Le aziende che sapranno emergere sono quelle che punteranno a trovare un equilibrio tra intelligenza artificiale ed emozionale. Dalle chatbot all’ottimizzazione degli annunci sui social media, piattaforme come Google, Amazon e Facebook hanno adottato rapidamente l’intelligenza artificiale per migliorare l’interazione con i clienti. I Millennials sembrano essere gli adattatori più rapidi delle esperienze dei clienti basate su chatbot. Secondo Huffington Post, il 60% della popolazione nata dopo il 2000 utilizza già i chatbot e il 71% di chi non lo utilizza, ha affermato che vorrebbero provare a utilizzarne uno. Il 2019 vedrà inoltre l’avvento di WhatsApp come principale canale di social customer service. Con il rilascio dell’API aziendale di WhatsApp nell’agosto 2018, le aziende potranno rispondere gratuitamente ai clienti entro 24 ore. La potenza di WhatsApp è davvero nelle mani dei consumatori. 

MULTIMEDIA SEARCH 

“Alexa, trovami una ricetta per la torta di mele.”

Il crescente uso della ricerca vocale ha reso importante per le aziende ripensare alle loro strategie di marketing digitale nel 2019. infatti, secondo i recenti studi, il 50% di tutte le ricerche riguarderà la ricerca vocale entro il 202 e il 20% delle query mobile su Google sono ricerche vocali. L’Intelligenza Artificiale sta molto migliorando e il numero di errori commessi dagli assistenti vocali come Alexa, Siri e Google è diminuito notevolmente negli ultimi periodi. Tieni presente che sempre più le aziende produrranno contenuti audio nella speranza di ottenere la consapevolezza del marchio. Ciò significa che potrai acquistare spazio pubblicitario vocale, ad esempio Google AdWords, ma per gli altoparlanti di casa.

L’IMPATTO DELLA REALTA’ AUMENTATA E DELLA REALTA’ VIRTUALE

L’utente di oggi vuole essenzialmente due cose: essere coinvolto e partecipare attivamente alla comunicazione di marca. Le realtà aumentate e quelle virtuali (AR e VR) possono soddisfare entrambe queste esigenze, offrendo ai marchi enormi opportunità nel campo dell’esperienza del cliente. Le realtà virtuali e aumentate stanno diventando sempre più comuni come uno strumento di marketing per i marchi. Si suppone che il mercato VR e AR valga 27 miliardi di dollari. Si prevede che in soli quattro anni raggiungerà addirittura le dimensioni di 209,2 miliardi di dollari. Ma non solo realtà aumentata ma anche realtà virtuale e in particolare ricerca visuale, in cui gli utenti possono caricare un’immagine per condurre una ricerca e ottenere risultati più specifici. Google Lens è un motore di ricerca visuale di Google, che riconosce visivamente oggetti, punti di riferimento e altre cose attraverso un’app per fotocamere (attualmente disponibile solo su alcuni dispositivi mobile). Pinterest (di cui sentiremo molto parlare nel nuovo anno), è da poco uscito con Lens , un nuovo strumento di ricerca visuale che consente agli utenti di scattare una foto di un oggetto per scoprire dove acquistarlo online, cercare prodotti simili o vedere le bacheche di articoli correlati.  

STREAM, STREAM E ANCORA STREAM

Sebbene il presente sia dominato da Netflix e Amazon nella divulgazione di contenuti streaming, sulla linea di partenza per i servizi di streaming del nuovo anno troviamo anche Facebook e Snapchat, pronte ad ampliare la loro offerta di contenuti video con contenuti originali. Apriamo qui una parentesi anche sullo streaming live che porta i canali video su un altro livello. Lo streaming live aiuta i professionisti del marketing non solo a dare ai potenziali clienti uno sguardo intimo a ciò che sta succedendo, ma anche a offrire un naturale invito all’azione. Un’approccio più intimo e vicino al marchio di riferimento.

PROTAGONISTE LE MICRO INFLUENCER 

Elemento predominante in questo 2018, che ritroveremo in crescita nel nuovo anno, saranno le campagne di Influencer marketing che continueranno con meno celebrity ma più micro Influencer. Fra l’altro, i brand amano lavorare con loro anche perché sono più facili da gestire e costano meno. Il loro essere così simili alle persone a cui si rivolgono li rende affidabili, familiari, ma soprattutto credibili. Il monitoraggio delle campagne è sicuramente rilevante per capire bene come muoversi a seconda del pubblico di riferimento. In questo caso ci viene in aiuto la nuova piattaforma Influencer One che ci permette di seguire ed analizzare tutte le fasi di relazione con gli influencer.

CAMBIAMENTI PER IL CUSTOMER JOURNEY 

Nel 2019 i social come Facebook e Instagram rappresenteranno il primo touchpoint per l’acquisizione del cliente. Facebook Messenger permetterà l’acquisto diretto  e così succederà anche per le Instagram stories dove le persone acquisteranno attraverso le DM…il social media marketing sarà come mai prima un elemento imprescindibile per le vendite. Social Selling infatti non significa vendere direttamente sui social network ma costruire una solida reputazione, usare cioè i canali social per creare frequenti punti di contatto e di interazione. I social media hanno cambiato gli utenti e gli utenti hanno permesso ai social media di evolvere in funzione delle necessità delle persone. Questo di conseguenza, ha stravolto la natura del processo di acquisto, da diretto a consulenziale. Sempre più aziende puntano a negozi pop-up e ad eventi presentativi che diventano così popolari se progettati con l’intenzione di essere condivisi sui social media.

BRAND PURPOSE

“Due terzi dei consumatori compreranno o boicotteranno un marchio a causa della sua posizione su un problema sociale o politico” ( Edelman 2018)

Come fai a fare la differenza in modo credibile? Quali sono le aree rischiose e quelle sicure da esplorare per i brand? Come scegli le giuste cause che riflettono i valori del tuo marchio e dei consumatori? In quest’epoca, comprare significa sostenere un marchio, soprattutto per quello che rappresenta. La gente si aspetta sempre più che i brand influenti forniscano qualcosa che va oltre il prodotto o servizio che offrono e promuovono. Le marche devono giocare la loro parte nella società, nella cura per le persone e il pianeta, e instillare, esprimere e ispirare un insieme di norme e valori. 

FUTURO ALLA GENERAZIONE Z

I giovani (anzi giovanissimi visto che comprendono i ragazzi tra i 15 e i 20 anni) della Generazione Z sono il target del futuro, quello che nei prossimi anni influenzerà di più le strategie di digital marketing delle aziende. È la prima generazione mobile-first della storia, che dà un’importanza centrale alla personalizzazione e alla rilevanza. I giovani della Generazione Z utilizzano una media di cinque dispositivi (contro i 3 dei Millennials): smartphone, desktop, notebook, TV e tablet o iPod. E’ su questa generazione che dovremo avere sempre un occhio di riguardo.

TWITTER IN RINASCITA

Twitter sta morendo? Tutt’altro, infatti si appresta a diventare più settoriale che mai. Come ci ha più volte sottolineato Luca Rallo durante i Social Media Days, “Twitter è morto, solo per chi non lo sa usare” quindi se pensate che non ne valga più la pena, vi consigliano di riprenderlo in mano perché ci saranno rilevanti novità in arrivo per il nuovo anno.

DATA TRANSPARENCY

Visti i trascorsi di questo 2018 e di tutto lo scandalo Cambridge Analytica è sicuro che nel 2019, temi come la sicurezza dei dati saranno al centro dell’attenzione. Avremo i primi effetti della GDPR in vigore ormai da qualche mese e sempre più le aziende dovranno organizzare i loro registri interni per adattarsi ai nuovi regolamenti.

FOCUS SUL CONVERSION RATE

Credo che nel 2019 più piccole e medie imprese si rivolgeranno a soluzioni di monitoraggio digitale e software per misurare l’impatto delle campagne PPC, poiché è giunto il momento di misurare il costo per conversione, non il costo per clic. I brand partiranno da esaustivi data set per definire la strategia e per portare avanti le attività day-by-day.

OBIETTIVO ALLA CRESCITA COSTANTE NEL TEMPO

Tutte le diverse tendenze sopra menzionate identificano in modo efficace gli aspetti principali per creare relazioni più coinvolgenti con i consumatori sui social media, il che a sua volta potrebbe aiutare il tuo marchio ad aumentare la sua presenza organica online, in un lavoro che punta al lungo termine.

Adesso che abbiamo scoperto cosa ci aspetta per l’anno nuovo, dobbiamo pensare come sfruttare al meglio la strategia digitale per il 2019!

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Come scaricare una copia di tutto ciò che Facebook sa di te

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Come scaricare una copia di tutto ciò che Facebook sa di te

Non è un segreto,  Facebook conosce quasi tutto ciò che facciamo online e ancora peggio è il fatto che Facebook non dimentica mai (così come quasi tutto il mondo web). 

Lo scandalo di Cambridge Analytica e le successive scuse dell’amministratore delegato  Mark Zuckerberg, hanno attirato l’attenzione di tutti su una caratteristica poco conosciuta fino ad un anno fa e cioè la possibilità di scaricare tutto ciò che la rete di questo social media conosce su di noi.

Sappiamo bene infatti che Facebook memorizza praticamente ogni singola interazione che hai avuto da quando ti sei iscritto, incluso ogni volta che hai effettuato l’accesso, i tuoi amici, la tua città, gli eventi ai quali sei stato invitato, ogni volta che hai inviato o ricevuto un messaggio, gli annunci in cui hai fatto clic, un elenco delle persone che segui, ogni singolo aggiornamento di stato e molto altro ancora.

Ecco quindi una guida su come scaricare il tuo archivio personale di informazioni e scoprire tutto ciò che il social conosce su di te. Questo potrebbe esserti utile, specialmente se hai intenzione, come sta succedendo a molti ultimamente, di chiudere Facebook e portare con te alcuni di quei ricordi.

È sorprendente sapere quanti dati ci sono racchiusi dietro ogni singolo utente.

Se sei curioso di scoprire il tuo storico, ti serviranno solo un paio di click e un po ‘di pazienza, di seguito ti spieghiamo come.

Come scaricare il tuo archivio di Facebook

Come abbiamo appena detto è possibile scaricare il proprio archivio storico da Facebook. 

Ecco come:

  • Vai su facebook.com/settings
  • Tocca la terza sezione che trovi sul lato sinistro con la dicitura “le tue informazioni su Facebook”
  • Tocca visualizza dall’area “scarica le tue informazioni”
  • Qui puoi decidere di restringere la selezione ad un solo arco temporale o a tutto il tuo storico
  • Nella parte sottostante puoi includere o escludere delle parti di tuo interesse (post, foto e video, mi piace e reazioni, amici, …)
  • Decidi il formato (html o Json) e la qualità dei contenuti multimediali (alta, media o bassa)
  • Potrebbero essere necessari alcuni minuti
  • Quando la nuvoletta scrive che il file è pronto, fai nuovamente clic su “scarica archivio” e il file zip verrà scaricato sul tuo computer
  • Sfoglia l’archivio aprendo ogni file all’interno della cartella

Pensa che quello che troverai è un’intera storia della tua vita su Facebook.

Puoi usarlo come una copia del tuo profilo da tenere se hai intenzione di lasciare il social network o puoi usarlo anche solo come promemoria di quanto Facebook sa di te.

Un paio di anni fa, probabilmente questi dati non sarebbero stati utili a molti utenti di Facebook. Dopo tutto, elenchi di amici e registri di chat sono stati creati negli anni da noi stessi. 

Ma sulla scia dello scandalo di Cambridge Analytica, e in mezzo al movimento #DeleteFacebook, vedere questi dati potrebbe essere sufficiente per fare in modo che almeno alcuni dei due miliardi di membri di Facebook ci pensino due volte prima di continuare a usarlo.

 

Come si costruisce e si misura la Reputazione?

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Come si costruisce e si misura la Reputazione?

Nasce Reputation Science, la prima società in Italia che unisce comunicazione tradizionale e digitale, per un approccio metodologico scientifico e misurabile alla gestione della Reputazione

La reputazione, di un brand, di un manager o di qualunque persona fisica si costruisce e si modifica sia nell’ambiente digitale che nell’ambiente analogico.

Da questo assunto è nata Reputation Science, società creata da Community Group e Reputation Manager per costruire, rafforzare e proteggere il bene più prezioso che ognuno di noi possiede.

L’innovativa joint venture ha dato alla luce la prima società in Italia che unisce le competenze della comunicazione tradizionale e digitale mettendo a disposizione un supporto strategico e consulenziale, basato su un approccio metodologico scientifico e misurabile alla gestione della reputazione.

Community Group, gruppo di reputation management fondato e guidato da Auro Palomba, e Reputation Manager, leader nell’analisi e gestione della reputazione online di brand e figure di rilievo pubblico fondata e guidata da Andrea Barchiesi, a fine luglio hanno annunciato la nascita di questa nuova società che conta su un gruppo di 80 professionisti, tra esperti di comunicazione, ingegneri, consulenti di crisis management e analisti che in Community Group e Reputation Manager hanno acquisito un track record e le competenze che li posizionano oggi ai più elevati standard del mercato.

“Ogni impresa, istituzione o manager sa bene quanto la reputazione sia un asset centrale nella capacitaÌ di perseguire i propri obiettivi di crescita” – afferma Auro Palomba, Chairman di Reputation Science e di Community Group. “Con l’esplosione dell’accesso alla rete, sono cambiati i paradigmi della comunicazione: restare invisibili non è più un’opzione percorribile, dal momento che i media e le community – online e offline – hanno sempre più la capacità di definire la nostra identità anche in modo autonomo, se il flusso di informazioni non viene gestito. La capacità di parlare ai propri stakeholder” – continua Auro Palomba – “rende dunque obsoleta la tradizionale barriera tra comunicazione online e offline, e sempre più necessaria una gestione integrata della reputazione”.

“Le basi non sono cambiate: le aziende devono essere in grado di raggiungere il proprio pubblico nelle piazze in cui la reputazione si forma, con nuovi linguaggi e nuovi approcci. Questo scenario impone la necessità di dotarsi di un metodo scientifico e rigoroso, in grado di cogliere questa complessità e permettere la definizione di una strategia di gestione della reputazione di ampio respiro. Sono questi gli assunti sui cui abbiamo creato Reputation Science” ha concluso Palomba.

“Crediamo fortemente e da sempre in un approccio scientifico alla comunicazione, integrato in tutte le fasi del ciclo reputazionale: dalla definizione degli obiettivi di comunicazione dell’azienda alla proposizione strategica per realizzarli” ha commentato Andrea Barchiesi, Ceo di Reputation Science e di Reputation Manager.
“Reputation Science nasce con l’intento di offrire alle aziende un altissimo livello di consulenza basato su un approccio olistico alla costruzione della reputazione”.

Nell’advisory board di Reputation Science siedono oltre a, Palomba e Barchiesi, Giuliano Pasini, Roberto Patriarca, Marco Rubino, Davide Cefis, Elisa Fusaro, Daniele Marini, Pasquo Cicchini e Silvia Borsari.

 

Aggiornamento dell’algoritmo Google: quali sono i cambiamenti?

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Aggiornamento dell’algoritmo Google: quali sono i cambiamenti?

Il mese di agosto è iniziato con un vero e proprio terremoto per il mondo SEO. Il primo giorno del mese infatti, è stato rilasciato da Google un nuovo aggiornamento dell’algoritmo che regola l’ordine dei risultati di ricerca all’interno delle SERP. Cosa sono le SERP? Con questo termine si intendono quelle pagine che racchiudono, sotto forma di elenco ordinato, i risultati di ricerca effettuata da un utente (Saerch Engine Result Page). Questo aggiornamento ha avuto un impatto notevole, perché ha portato a un rimescolamento dei posizionamenti sulle pagine di ricerca di Google a livello internazionale. In poche parole, pagine che fino a qualche settimana fa si trovavano nelle prime posizioni della SERP, si sono ritrovate improvvisamente molto più in basso.  

Il nome ufficiale di questo aggiornamento è “Broad Core Algorithm Update”, ma è stato velocemente ribattezzato in “Medic Update”. La ragione di questo nuovo nome è presto detta: il settore medico, farmaceutico, sanitario, in generale l’healthcare, è sicuramente il più colpito dall’aggiornamento. Vari siti i cui contenuti orbitano intorno alla salute e al benessere della persona hanno perso posizioni all’interno delle pagine di ricerca di Google, e con esse anche un po’ di traffico. Cerchiamo di capire il perché di questo cambiamento.

 

 

Alla base dell’aggiornamento dell’algoritmo Google

Per comprendere a fondo le motivazioni che stanno alla base dell’aggiornamento dell’algoritmo di Google, bisogna partire dal 20 luglio 2018, data in cui Google rilascia le linee guida destinate ai Quality Raters (qui potrete trovare il documento). Chi sono i  Quality Raters? Sono quegli esperti, esterni a Google, che hanno il compito di valutare in termini qualitativi i risultati organici delle ricerche. Per loro, nel documento del 20 luglio, Google delinea il concetto di E-A-T (Expertise – Authoritativeness – Trustworthiness).

Secondo le nuove linee guida di Google, quindi, i fattori di cui i Quality Raters devono tener conto per valutare la qualità dei risultati delle ricerche sono:

  • la competenza di chi ha creato quel determinato contenuto;
  • l’autorevolezza, sia del creatore che del contenuto stesso;
  • l’affidabilità non solo del contenuto e del creatore del contenuto, ma anche del sito web in cui esso viene pubblicato.

Le linee guida di Google entrano ancor più nello specifico, quando si tratta di regolamentare i siti di ambito medical/healthcare:

“Le pagine che forniscono consulenza o consigli medici, per avere un alto valore E-A-T, dovrebbero essere scritte o prodotte da persone o organizzazioni con competenza medica o accreditamento adeguati. I consigli o le informazioni mediche con un alto valore E-A-T devono essere scritte o prodotte con uno stile professionale e dovrebbero essere modificati, rivisti e aggiornati regolarmente.”

 

Cosa cambia con l’aggiornamento dell’algoritmo Google

È chiaro quindi che l’intento che Google vuole perseguire con questo aggiornamento è quello di privilegiare i contenuti di qualità rispetto agli altri, ossia quei che possono dimostrare un alto livello di competenza nella materia descritta. Non è un caso infatti che i siti di grandi aziende o le pagine di istituzioni (ad esempio Aifa e Humanitas) sembrano aver beneficiato di questo aggiornamento, a discapito di altri siti di informazione farmaceutica meno conosciuti, o comunque di cui si può certificare con meno precisione l’autorevolezza.

Probabilmente l’obiettivo di Google nel lungo termine è quello di arginare per quanto possibile il fenomeno delle “fake news” e delle bufale in rete: questo aggiornamento, infatti, sembra andare esattamente in quella direzione. Se consideriamo la facilità con cui oggi ognuno di noi può scrivere e pubblicare contenuti in rete, anche non sapendo nulla sull’argomento, non è così difficile pensare che Google stia cercando una soluzione per mettere un freno a questa deriva. Non sorprende quindi che siano proprio i siti di healthcare e benessere della persona ad essere i più colpiti da questo cambiamento: purtroppo questi sono argomenti che più di altri subiscono il potere delle bufale che ogni giorno si moltiplicano in rete.

 

 

Come sopravvivere all’aggiornamento Google

C’è ancora molta confusione sull’argomento, l’aggiornamento stesso sembra ancora in divenire. Date però per assodate le linee guida già citate, il consiglio è di lavorare sul concetto di E-A-T sul proprio sito, cercando di aumentarne quindi la competenza, l’autorevolezza e l’affidabilità. Ad esempio, approfondire la pagina “chi siamo” o “contattaci” (magari con biografie dettagliate per ogni autore) può servire a rendere il sito più trasparente, e quindi può affidabile. Più i siti possono avere un impatto economico o di salute sulle persone (i cosiddetti siti YMYL – your money, your life), più necessitano di una maggiore cura dal punto di vista dell’affidabilità.