Social Media Trend 2019 [Infografica]

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Social Media Trend 2019 [Infografica]

I social media sono in continua evoluzione. Le tecnologie rilasciate negli ultimi anni stanno già influenzando fortemente il mercato. Le aziende che forniscono innovazioni stanno comparendo ad un ritmo più veloce che mai, sconvolgendo il mondo della pubblicità come lo conosciamo.

Stare al passo con i cambiamenti e le evoluzioni nelle diverse piattaforme social vuol dire, per gli operatori di marketing, la possibilità di catturare il loro pubblico attraverso una serie di strumenti e tattiche. Importante è senza dubbio l’ottimizzazione dei servizi di Social Media Listening per ampliare la copertura di più Social Media restituendo contenuti veloci e precisi. In questo campo ci viene in aiuto la piattaforma numero uno per l’analisi: Talkwalker.

Ecco allora le principali tendenze sui social media a cui fare attenzione, nell’ormai vicino 2019.

LA COMUNICAZIONE PASSA ATTRAVERSO L’AI

Le aziende che sapranno emergere sono quelle che punteranno a trovare un equilibrio tra intelligenza artificiale ed emozionale. Dalle chatbot all’ottimizzazione degli annunci sui social media, piattaforme come Google, Amazon e Facebook hanno adottato rapidamente l’intelligenza artificiale per migliorare l’interazione con i clienti. I Millennials sembrano essere gli adattatori più rapidi delle esperienze dei clienti basate su chatbot. Secondo Huffington Post, il 60% della popolazione nata dopo il 2000 utilizza già i chatbot e il 71% di chi non lo utilizza, ha affermato che vorrebbero provare a utilizzarne uno. Il 2019 vedrà inoltre l’avvento di WhatsApp come principale canale di social customer service. Con il rilascio dell’API aziendale di WhatsApp nell’agosto 2018, le aziende potranno rispondere gratuitamente ai clienti entro 24 ore. La potenza di WhatsApp è davvero nelle mani dei consumatori. 

MULTIMEDIA SEARCH 

“Alexa, trovami una ricetta per la torta di mele.”

Il crescente uso della ricerca vocale ha reso importante per le aziende ripensare alle loro strategie di marketing digitale nel 2019. infatti, secondo i recenti studi, il 50% di tutte le ricerche riguarderà la ricerca vocale entro il 202 e il 20% delle query mobile su Google sono ricerche vocali. L’Intelligenza Artificiale sta molto migliorando e il numero di errori commessi dagli assistenti vocali come Alexa, Siri e Google è diminuito notevolmente negli ultimi periodi. Tieni presente che sempre più le aziende produrranno contenuti audio nella speranza di ottenere la consapevolezza del marchio. Ciò significa che potrai acquistare spazio pubblicitario vocale, ad esempio Google AdWords, ma per gli altoparlanti di casa.

L’IMPATTO DELLA REALTA’ AUMENTATA E DELLA REALTA’ VIRTUALE

L’utente di oggi vuole essenzialmente due cose: essere coinvolto e partecipare attivamente alla comunicazione di marca. Le realtà aumentate e quelle virtuali (AR e VR) possono soddisfare entrambe queste esigenze, offrendo ai marchi enormi opportunità nel campo dell’esperienza del cliente. Le realtà virtuali e aumentate stanno diventando sempre più comuni come uno strumento di marketing per i marchi. Si suppone che il mercato VR e AR valga 27 miliardi di dollari. Si prevede che in soli quattro anni raggiungerà addirittura le dimensioni di 209,2 miliardi di dollari. Ma non solo realtà aumentata ma anche realtà virtuale e in particolare ricerca visuale, in cui gli utenti possono caricare un’immagine per condurre una ricerca e ottenere risultati più specifici. Google Lens è un motore di ricerca visuale di Google, che riconosce visivamente oggetti, punti di riferimento e altre cose attraverso un’app per fotocamere (attualmente disponibile solo su alcuni dispositivi mobile). Pinterest (di cui sentiremo molto parlare nel nuovo anno), è da poco uscito con Lens , un nuovo strumento di ricerca visuale che consente agli utenti di scattare una foto di un oggetto per scoprire dove acquistarlo online, cercare prodotti simili o vedere le bacheche di articoli correlati.  

STREAM, STREAM E ANCORA STREAM

Sebbene il presente sia dominato da Netflix e Amazon nella divulgazione di contenuti streaming, sulla linea di partenza per i servizi di streaming del nuovo anno troviamo anche Facebook e Snapchat, pronte ad ampliare la loro offerta di contenuti video con contenuti originali. Apriamo qui una parentesi anche sullo streaming live che porta i canali video su un altro livello. Lo streaming live aiuta i professionisti del marketing non solo a dare ai potenziali clienti uno sguardo intimo a ciò che sta succedendo, ma anche a offrire un naturale invito all’azione. Un’approccio più intimo e vicino al marchio di riferimento.

PROTAGONISTE LE MICRO INFLUENCER 

Elemento predominante in questo 2018, che ritroveremo in crescita nel nuovo anno, saranno le campagne di Influencer marketing che continueranno con meno celebrity ma più micro Influencer. Fra l’altro, i brand amano lavorare con loro anche perché sono più facili da gestire e costano meno. Il loro essere così simili alle persone a cui si rivolgono li rende affidabili, familiari, ma soprattutto credibili. Il monitoraggio delle campagne è sicuramente rilevante per capire bene come muoversi a seconda del pubblico di riferimento. In questo caso ci viene in aiuto la nuova piattaforma Influencer One che ci permette di seguire ed analizzare tutte le fasi di relazione con gli influencer.

CAMBIAMENTI PER IL CUSTOMER JOURNEY 

Nel 2019 i social come Facebook e Instagram rappresenteranno il primo touchpoint per l’acquisizione del cliente. Facebook Messenger permetterà l’acquisto diretto  e così succederà anche per le Instagram stories dove le persone acquisteranno attraverso le DM…il social media marketing sarà come mai prima un elemento imprescindibile per le vendite. Social Selling infatti non significa vendere direttamente sui social network ma costruire una solida reputazione, usare cioè i canali social per creare frequenti punti di contatto e di interazione. I social media hanno cambiato gli utenti e gli utenti hanno permesso ai social media di evolvere in funzione delle necessità delle persone. Questo di conseguenza, ha stravolto la natura del processo di acquisto, da diretto a consulenziale. Sempre più aziende puntano a negozi pop-up e ad eventi presentativi che diventano così popolari se progettati con l’intenzione di essere condivisi sui social media.

BRAND PURPOSE

“Due terzi dei consumatori compreranno o boicotteranno un marchio a causa della sua posizione su un problema sociale o politico” ( Edelman 2018)

Come fai a fare la differenza in modo credibile? Quali sono le aree rischiose e quelle sicure da esplorare per i brand? Come scegli le giuste cause che riflettono i valori del tuo marchio e dei consumatori? In quest’epoca, comprare significa sostenere un marchio, soprattutto per quello che rappresenta. La gente si aspetta sempre più che i brand influenti forniscano qualcosa che va oltre il prodotto o servizio che offrono e promuovono. Le marche devono giocare la loro parte nella società, nella cura per le persone e il pianeta, e instillare, esprimere e ispirare un insieme di norme e valori. 

FUTURO ALLA GENERAZIONE Z

I giovani (anzi giovanissimi visto che comprendono i ragazzi tra i 15 e i 20 anni) della Generazione Z sono il target del futuro, quello che nei prossimi anni influenzerà di più le strategie di digital marketing delle aziende. È la prima generazione mobile-first della storia, che dà un’importanza centrale alla personalizzazione e alla rilevanza. I giovani della Generazione Z utilizzano una media di cinque dispositivi (contro i 3 dei Millennials): smartphone, desktop, notebook, TV e tablet o iPod. E’ su questa generazione che dovremo avere sempre un occhio di riguardo.

TWITTER IN RINASCITA

Twitter sta morendo? Tutt’altro, infatti si appresta a diventare più settoriale che mai. Come ci ha più volte sottolineato Luca Rallo durante i Social Media Days, “Twitter è morto, solo per chi non lo sa usare” quindi se pensate che non ne valga più la pena, vi consigliano di riprenderlo in mano perché ci saranno rilevanti novità in arrivo per il nuovo anno.

DATA TRANSPARENCY

Visti i trascorsi di questo 2018 e di tutto lo scandalo Cambridge Analytica è sicuro che nel 2019, temi come la sicurezza dei dati saranno al centro dell’attenzione. Avremo i primi effetti della GDPR in vigore ormai da qualche mese e sempre più le aziende dovranno organizzare i loro registri interni per adattarsi ai nuovi regolamenti.

FOCUS SUL CONVERSION RATE

Credo che nel 2019 più piccole e medie imprese si rivolgeranno a soluzioni di monitoraggio digitale e software per misurare l’impatto delle campagne PPC, poiché è giunto il momento di misurare il costo per conversione, non il costo per clic. I brand partiranno da esaustivi data set per definire la strategia e per portare avanti le attività day-by-day.

OBIETTIVO ALLA CRESCITA COSTANTE NEL TEMPO

Tutte le diverse tendenze sopra menzionate identificano in modo efficace gli aspetti principali per creare relazioni più coinvolgenti con i consumatori sui social media, il che a sua volta potrebbe aiutare il tuo marchio ad aumentare la sua presenza organica online, in un lavoro che punta al lungo termine.

Adesso che abbiamo scoperto cosa ci aspetta per l’anno nuovo, dobbiamo pensare come sfruttare al meglio la strategia digitale per il 2019!

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Il social media marketing per l’hospitality

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Il social media marketing per l’hospitality

Nell’epoca in cui ognuno di noi cerca informazioni e fa le proprie valutazioni sul web prima di scegliere un hotel, piuttosto che un ristorante o una qualsiasi altra tipologia di prodotto e servizio, il social media marketing gioca un ruolo cruciale.

Essere presenti in rete, in modo capillare e strutturato, è fondamentale per farsi trovare in tutti quei micromomenti in cui l’utente cerca di raccogliere informazioni e opinioni utili per prendere la propria decisione d’acquisto, in fase di progettazione di un viaggio, per esempio.
Ad influenzare maggiormente ogni nostra scelta sono i pareri delle altre persone che hanno già vissuto una determinata experience con un prodotto o servizio.
Ci si fida sempre meno della pubblicità e si cerca di intercettare sempre di più l’informazione reale, vera.

Ed ecco che entrano in gioco i social: il loro punto di forza sembra proprio essere il desiderio di condivisione.
Tutti i contenuti pubblicati in rete dagli utenti, in spazi come forum piuttosto che blog o portali di review, in un settore come quello dell’hospitality, hanno un’influenza decisiva per un potenziale cliente in fase di prenotazione.

E’ in questo preciso istante che l’hotel si gioca le sue carte vincenti: attraverso contenuti di qualità e grazie ad una presenza digital strategica, potrà avere maggiori possibilità rispetto ai propri competitors.

La moda del momento impone l’essere social. Per molti – che si tratti di una persona, di un’azienda o di un brand – se non sei social, se non hai un tuo profilo/account, sei fuori dal mondo: non esisti!

Essere presenti sui social media è importante per dimostrare la propria esistenza e, soprattutto, la propria volontà di creare una relazione e di essere disposti ad un confronto.
Presidiare le piattaforme e farlo in modo corretto è quindi indispensabile per dimostrare il proprio desiderio di entrare in contatto con il cliente, per sviluppare un rapporto di fiducia.

Gruppo Mini Hotel ha scelto di essere presente su diverse piattaforme, perché secondo noi i social sono un importante elemento per promuovere l’accoglienza e l’ospitalità: il viaggiatore è sempre più attratto dalle immagini, rispetto al contenuto testuale, a tal punto da esserne condizionato nella scelta.
E poi: non sono forse gli smartphone i device più utilizzati da chi si trova in viaggio, potendo essere connessi ovunque ci si trovi?

Sulle nostre pagine Facebook condividiamo immagini delle rooms e di tutti i servizi offerti dal Gruppo, ma anche informazioni su eventi ed iniziative, supportando l’attività turistica della città di Milano.

La filosofia alla base di tutta la nostra attività è far sentire le persone a casa.
Lo stesso cerchiamo di fare sui social network, dove sono benvenuti i commenti e le recensioni, perché crediamo nel valore aggiunto che può portare lo sviluppo della relazione tra le persone e il brand.

Curiamo anche la realtà di Instagram perché è il social perfetto da utilizzare durante un viaggio, e perché siamo consapevoli che le persone amano condividere e sono alla ricerca continua dell’autenticità della struttura e del lato umano del posto in cui andranno a soggiornare; sul nostro profilo Instagram condividiamo anche molto l’architettura della città, angoli nascosti che vale la pena assolutamente di scoprire.

Quando Eleonora Rocca, CEO di Mashable, ci ha proposto la collaborazione con l’evento Mashable Social Media Day e Didays abbiamo sposato da subito il progetto, diventando Main Sponsor e Hospitality Partner dell’evento digital per eccellenza.

Il progetto è diventato negli ultimi anni uno dei più importanti nel panorama internazionale degli eventi di formazione dedicati all’innovazione digitale.

Durante questo appuntamento siamo certi di poter imparare ancora tantissimo: vorremmo capire sempre di più come le aziende turistiche possano sfruttare il più possibile i social media nella condivisione di contenuti idonei a raggiungere clienti in tutto il mondo o capire per esempio se anche l’implementazione di strategie di influencer marketing può rivelarsi chiave per le aziende turistiche che vogliono allargare il bacino di utenza, non solo italiano ma anche internazionale.

Grazie all’aiuto di tutti gli esperti e di menti brillanti che interverranno, sarà una preziosa occasione per ampliare il nostro know-how al fine di gestire sempre meglio le piattaforme di social media marketing, promuovere l’accoglienza rendendo sempre più “social” i nostri hotel.

Gruppo Mini Hotel

Infochaostainment: la strategia social di Fondazione Sandretto

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Infochaostainment: la strategia social di Fondazione Sandretto

Fino a qualche anno fa, la Fondazione Sandretto era riconosciuta come una delle tante realtà istituzionali italiane dedicate alla promozione dell’arte e della cultura. Oggi, invece, è diventata una vera e propria icona di stile, per la sua comunicazione social irriverente e fuori dagli schemi ingessati e anche un po’ ripetitivi della comunicazione istituzionale. Merito di Silvio Salvo, ufficio stampa e social media manager, incoronato da Artribune miglior ufficio stampa 2017. Sabato 28 aprile, l’ho incontrato a Cuneo nel corso di un incontro dedicato al tema della comunicazione 2.0 e cultura, realizzato dai ragazzi del Progetto Yom,un progetto di coinvolgimento giovanile nell’attività dei musei locali.

LAVORARE COME SOCIAL MEDIA MANAGER IN AMBITO ARTISTICO

 “Sono laureato in Scienze della Comunicazione, anche se non mi è servito a nulla – ha raccontato Silvio Salvo – ho fatto uno stage per il Premio Grinzane Cavour e nel 2005 ho iniziato a lavorare nell’ufficio comunicazione della Fondazione Sandretto Re Baudengo di Torino. Mi occupo di comunicazione artistica da 13 anni, ma non sono un esperto di arte contemporanea. Quello che so di arte contemporanea è quello che ho imparato attraverso il mio lavoro. Dal 2008/2009 mi occupo di Facebook, per il semplice fatto che ero uno dei pochi a essere iscritto. Per svolgere questo lavoro occorre: conoscere i contenuti, avere buone capacità di copywritng, essere aggiornati su nuovi canali di comunicazione, avere come mission informare, interagire, conoscere il linguaggio delle persone per creare una community di riferimento”.

IL TARGET DELLA COMUNICAZIONE DI FONDAZIONE SANDRETTO

 “La Fondazione Sandretto ha come focus principale la promozione di giovani artisti, a livello nazionale e internazionale. Il pubblico che vogliamo raggiungere con la nostra comunicazione è fatto da: appassionati di arte contemporanea, scuole, universitari, famiglie, turisti, artisti collezionisti, torinesi o piemontesi. Come si informano queste persone? Attraverso il web – sito internet, newsletter, social network – giornali, passaparola/influencer”.

OBIETTIVI DI COMUNICAZIONE

 “L’obiettivo principale è quello di riaffermare il posizionamento della Fondazione. All’inizio eravamo tra le prime realtà in Italia, nel tempo ne sono nate tantissime nuove. Prima era facile uscire sui giornali, ora abbiamo tantissimi “competitor” ed è sempre più difficile. Un altro obiettivo è quello di immettere nuova linfa bei processi di comunicazione per imprimere energia e attirare nuovi pubblici”.

LE 8 C DELLA COMUNICAZIONE MADE IN SANDRETTO

Caos, cultura, cazzeggio, community, condivisione, contaminazione, coinvolgimento, cortocircuito.

COME È NATO LO STILE DI COMUNICAZIONE “SANDRETTO”

“La maggior parte dei musei hanno un dipartimento digital che si occupa esclusivamente dei social e altre persone dedicate all’ufficio stampa. Io mi occupo di entrambe le cose. Per impostare la strategia di comunicazione, siamo partiti dai nostri punti deboli: 1. non è facile comunicare un artista emergente; 2. la Fondazione non è dotata di una collezione permanente e nemmeno di un’opera simbolo; 3. giorni d’apertura dal giovedì alla domenica; 4. nessun investimento pubblicitario online (adv) e offline (cartellonistica) e budget sempre ridotto sulla comunicazione. Mi sono chiesto cosa possiamo comunicare? Così mi sono inventato un linguaggio, che mi permetta di non comunicare in modo convenzionale. Ho sempre avuto la consapevolezza di essere un architetto della parola e dell’immagine e di poter creare cortocircuiti interessanti soprattutto sui social, in fondo come dice Marshall McLuha <<the medium is the message>>”.

STRATEGIA SOCIAL

“Se introduci un po’ di anarchia… se stravolgi l’ordine prestabilito… tutto diventa improvvisamente caos. Io sono un agente del caos e sai qual è il bello del caos? È equo” – dal film “Il cavaliere oscuro” di Christopher Nolan

“Ci sono musei molto più social di noi e riescono a usarla in maniera divulgativa, il museo Egizio punta tantissimo sulla storia anche sui social, per noi è molto difficile l’unico modo di contestualizzare l’opera è parlare del qui e ora, per questo prestiamo molta attenzione agli elementi che appartengono alla quotidianità. L’arte contemporanea è calata nella realtà quotidiana. Devo conoscere questi aspetti, per comunicare devo conoscere il contesto in cui vengono create le opere in questo momento storico. Ogni elemento della quotidianità può essere utilizzato per creare uno scenario che comunichi“.

“Viviamo nell’era del caos. Come social media manager cerco di mettere in scena il caos e tradurlo in modo scenario che superi i confini fra i vari linguaggi (arti visive, tv, pubblicità, musica, cinema, letteratura, giornalismo, social media). La strategia di comunicazione adottata sui social deve raggiungere le persone che non conoscono la Fondazione Sandretto attraverso i canali istituzionali (sito, newsletter, comunicati stampa) e può essere sintetizzata in una parola”:

 INFOCHAOSTAINMENT= informazione + caos + intrattenimento

“Voglio che la prima impressione di chi viene sui social della Sandretto sia quella di essere spiazzato. Il linguaggio va decodificato. Non è convenzionale per un’istituzione ma se ci pensate è il più convenzionale sui social”.

“A Quentin Tarantino interessa guardare uno a cui stanno tagliando un orecchio; a David Lynch interessa l’orecchio”

– David Foster Wallace, dal saggio David Lynch

 La missione della comunicazione social è di imprimere nell’immaginario collettivo e comune la parola Fondazione Sandretto per fare in modo che le persone si ricordino il nome in modo divertente. Da qui, è nato l’hashtag: #occupysandretto

Quando comunico attraverso i social (il linguaggio social segue un linguaggio totalmente diverso dagli altri canali) devo immaginarmi il visitatore tipo o ideale della Fondazione Sandretto, devo sapere che tipo di musica ascolta, che programma segue, appropriarmi di immagini universali e sandrettizzarle. Per questo ho scelto di utilizzare i meme , perché sono la cosa più immediata e che fa sorridere.

 

COME NASCE IODA

 Ioda, in realtà, è il vero social media manager della Sandretto. Ha una su pagina su Facebook e  su Instagram. La Fondazione Sandretto come tutte le grandi Fondazioni può anche non piacere a molte persone. Soprattutto all’inizio, molti si sentivano in dovere di attaccare le scelte artistiche della fondazione, così nel momento in cui le critiche sono diventate più pesanti, ho creato Ioda e facevo rispondere a lui ai commenti. Da quel momento le critiche si sono azzerate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’utilizzo dell’hashtag in una strategia di comunicazione

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L’utilizzo dell’hashtag in una strategia di comunicazione

Nel caso ti sia sempre chiesto cosa sia un hashtag ma non hai mai avuto il coraggio di chiedere, abbiamo trovato una spiegazione chiara e concisa di tutto ciò che devi sapere su questo fenomeno di Internet.

Partiamo dall’inizio: un hashtag è una parola chiave o frase preceduta dal simbolo dell’hash (#=Cancelletto).

A differenza di molti dei momenti più fondamentali di Internet, la nascita dell’hashtag è stata registrata quando lo sviluppatore Chris Messina, allora product designer di Google, ha twittato l’idea di attaccare un cancelletto (# o “hash” in inglese) di fronte a una parola il 23 agosto 2007:

Un decennio dopo, solo gli utenti di Twitter generano 125 milioni di hashtag al giorno, senza contare quelli utilizzati su Instagram, Tumblr, Facebook e altri siti di social media.

Sembra eccessivo dirlo ma un hashtag virale a volte può letteralmente cambiare la vita; ne è un esempio #IceBucketChallenge (ve lo ricordate vero).

Da questo possiamo capire quanto l’hashtag sia uno dei più grandi sviluppi della moderna Internet.

Con il diminuire della proprietà  della TV, l’importanza dei social media come connettore durante gli eventi dal vivo aumentata in modo monumentale. Laddove una volta un televisore era la nostra porta principale per gli eventi in svolgimento nel mondo, la possibilità  di seguire gli eventi live più o meno in tempo reale tramite i feed dei social media ha declassato la necessità di una TV in casa.

Parliamo ora delle caratteristiche degli hashtag per i differenti canali social.

Twitter
La quantità  ottimale è di due hashtag per tweet. Si è infatti notato che con un numero oltre, i tweet hanno un calo significativo del coinvolgimento.
E’ importante assicurarsi che le persone ritwittino gli hashtag che crei e anche qui un ottimo punto di partenza Hashtagify, che ti consente di controllare la popolarità e capire se il tuo hashtag è pertinente. Può essere utilizzato alla fine di un Tweet o incorporato come parte della frase.

Instagram
Il numero massimo di hashtag per post è di 30 (preferibile usare 10 con piccolo bacino di utenza, 10 medio e 10 grandi).
Come trovarli? Vai alla casella di ricerca e controlla ciò che il tuo pubblico, i concorrenti e i leader del settore stanno già  utilizzando.
Per mantenere tutto organizzato e ordinato, è meglio metterli alla fine della didascalia, preferibilmente separati da punti o asterischi.

Facebook
Che ci crediate o no, gli hashtag non sono importanti su Facebook e per questo vi raccomandiamo di limitarne il numero al minimo. In effetti, le didascalie concise tendono a funzionare meglio su questa piattaforma.

Linkedin
Come per Facebook, gli hashtag possono essere aggiunti, ma non hanno alcun effetto sul tuo post.

Pinterest
Pinterest consiglia di aggiungere non più di 20 e in questo caso funzionano solo all’interno delle descrizioni dei pin.

Come in tutte le cose, non bisogna esagerare nell’inventare nomi improponibili. Ci siamo permessi di darvi dei consigli su cosa fare e cosa evitare.

Anzitutto cercate di usare sempre hashtag specifici del marchio, perché a volte, il problema con l’utilizzo di tag generici o popolari, che i tuoi messaggi potrebbero essere persi nel rumore di centinaia di post o tweet che utilizzano gli stessi hashtag. Quindi, è sempre una buona idea creare i propri hashtag specifici per marchio, promozioni, eventi, concorsi o altre campagne di marketing. La chiave per creare un hashtag specifico è nel garantire che nessun altro utilizzi lo stesso. Deve essere unico e memorabile. Quando crei nomi specifici per campagne di marketing, assicurati di offrire agli utenti un incentivo irresistibile per utilizzarli.

Ad esempio, potresti far pubblicare agli utenti un hashtag specifico della campagna che stai gestendo per avere la possibilità  di ottenere sconti o vincere premi. In cambio, il tuo marchio trarrà  vantaggio dalla maggiore pubblicità  tramite un marketing virale e una traccia dei contatti che potrebbero diventare possibili clienti.

L’atra regola è di utilizzare parole brevi. Niente allontana le persone dagli hashtag eccessivamente lunghi come ad esempio #CosaHaiScrittoNonCapiscoNiente.

Non esagerare nel numero e nella forma: evita di scrivere l’intera didascalia con un hashtag per parola #perché #non #è #divertente #da #leggere #così #no?

L’ultimo e forse più utile consiglio che vogliamo darvi noi è semplicemente quello di sperimentare, monitorare, cambiare, adattare e analizzare.

Perché il futuro è del microinfluencer marketing

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Perché il futuro è del microinfluencer marketing

Piccole community, grande partecipazione. Ecco perché il futuro è del microinfluencer marketing

L’influencer marketing è ormai una pratica diffusa tra i brand nell’ambito del digital marketing per farsi conoscere online e creare affiliazione.

Un influencer è, per definizione, una persona con un pubblico più o meno ampio in grado di influenzare le opinioni e i comportamenti di un determinato target di consumatori.

Il microinfluencer marketing si basa sugli stessi presupposti dell’influencer marketing, ma in scala micro. Attualmente sono molti i brand che stanno guardando con interesse sempre crescente al microinfluncer marketing: anche se può sembrare un controsenso affidare la promozione del proprio brand a un influencer con una cerchia di follower più ristretta, i vantaggi di questa opzione sono diversi.

Cerchiamo di riassumerli.

Perché il futuro è del microinfluencer marketing?

Affidare la sponsorizzazione del proprio marchio a un personaggio non semplicemente “famoso”, ma considerato credibile dai suoi follower perché esperto in un determinato settore e super partes rispetto ai brand, ha indiscussi vantaggi:

  • Permette di rivolgersi a un target specifico, affine ai valori del brand
  • Agisce sul consolidamento della brand reputation, perché la fiducia che i follower nutrono nei confronti dell’influencer si trasferisce automaticamente al marchio
  • Aumenta non solo la visibilità ma anche e soprattutto la percezione di vicinanza emotiva al brand

Questi sono alcuni dei motivi che, tra le altre cose, rendono la scelta di un influencer migliore sotto molti aspetti rispetto a quella di un testimonial.

I top influencer sono distanti dai consumatori

La percezione che il pubblico ha dei top influencer si è tuttavia modificata di molto in tempi recenti: sempre più spesso ingaggiati dai grandi brand, con un numero di follower tale da rendere impossibile la gestione diretta della community e l’interazione one to one, i top influencer vengono avvertiti sempre più spesso come distanti dal loro pubblico, e sempre meno affidabili perché “comprati” dai brand.

L’esempio lampante è quello di Chiara Ferragni: il suo successo, iniziato da un blog, ha raggiunto livelli tali da permettere alla trentenne di Cremona di trasformarsi in un’imprenditrice di successo, ormai percepita come lontana e inarrivabile dai suoi fan.

Un micro influencer è più autentico

Un micro influencer invece, a differenza di un top influencer, viene ancora considerato un membro della community: è una persona con la quale interagire in maniera diretta e quotidiana, in un rapporto reciproco molto simile a quello che si ha con un amico. Insomma, un micro-influencer è sì un esperto, ma è soprattutto percepito dalla community come “uno di noi”.

I microinfluencer ricevono più like e commenti

Per questo motivo, anche se la fanbase di un microinfluencer ha dimensioni ridotte rispetto a quella di un top influencer, il livello di engagement della community è maggiore, perché per i follower è più facile dialogare con una persona che viene percepita come simile a loro.

Come dimostra questo studio di Markerly, una piattaforma di influencer marketing, il tasso di engagement diminuisce all’aumentare del numero di follower:

  • 4% like per community tra i 1000 e i 10k follower
  • 2.4% per community tra i 10k e i 100k follower
  • 1.7% per community tra 1mln e 10mln di follower

Questo significa che una community è tanto più coesa quanto più è ristretta, e che la capacità di penetrazione di un influencer diminuisce all’aumentare del numero dei suoi follower.

Il target di un microinfluencer è più specifico

Spesso i microinfluencer restano tali perché scelgono di specializzarsi in un ambito tanto specifico da essere di nicchia. Un esempio tra tanti? Julien Miquel ha “solo” 42k follower su Instagram, ma è considerato uno dei top influencer internazionali nel settore wine. Individuare i microinfluencer del proprio settore di mercato permette ai brand di ottimizzare i propri sforzi e le proprie risorse rivolgendosi a un’audience ristretta ma in target invece di “sparare” nel mucchio.

Ingaggiare un microinfluencer costa meno

Ultimo ma non ultimo, il costo di un microinfluencer è accessibile per la maggior parte dei brand. Ingaggiare un top influencer su Instagram può arrivare a costare migliaia di euro a scatto, prezzi che scendono a qualche centinaia di euro se parliamo di microinfluencer.

Con lo stesso budget a disposizione si può optare per una campagna di microinfluencer marketing che permette di ingaggiare un numero di influencer molto più elevato, garantendo un tasso di penetrazione molto maggiore nelle singole community di riferimento di ciascun influencer.

Hai ancora dubbi sul fatto che il futuro è del microinfluencer marketing?

Snapchat e Instagram: ha senso chiedersi chi avrà la meglio?

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Snapchat e Instagram: ha senso chiedersi chi avrà la meglio?

La battaglia è ormai in atto: Instagram ha davvero messo in ombra Snapchat. Questo a causa di un piccolo aggiornamento chiamato “Instagram Stories”. Snapchat ha visto il suo business crescere grazie alla funzione che consente agli utenti di girare dei brevi video da condividere con i propri amici ogni volta che ne hanno voglia. Poi un giorno, dal nulla, Instagram ha deciso di voler fare la stessa cosa. Molti utenti di Instagram hanno condiviso storie aggiungendo testo ed emoji, ma Snapchat ha ancora la meglio grazie ai filtri (si teme sia solo una questione di tempo).

 Naturalmente questi avvenimenti hanno scatenato un dibattito in tutto il settore: sarà questa la fine di Snapchat? Alla fine cederanno anche gli utenti che si ribellano contro il copia e incolla di Instagram?

Analizziamo Snapchat e Instagram

 Snapchat è più o meno… come mandare SMS con le immagini! I genitori sono preoccupati perché i bambini passano molto tempo su Snapchat per condividere immagini e video. Ogni sessione dura pochi secondi e, quando passano 24 ore, i dati condivisi vengono cancellati. In questo modo molti giovani si sentono al sicuro, ma le politiche sulla privacy all’interno dei social network vengono spesso accettate volontariamente senza che l’utente le legga realmente e quindi conosca quali rischi sta correndo.

 Un pericolo significativo che corrono i ragazzi accettando la privacy policy di Snapchat è quella che permette al social di utilizzare i propri dati. Snapchat offre l’opportunità di creare delle Stories o degli Snap. Le storie sono video o immagini che l’utente condivide con numerose persone e possono essere visualizzati un numero illimitato di volte prima che la sessione scada dopo 24 ore. Gli Snaps sono delle immagini o dei video che un utente condivide con una sola persona, anche se chiunque può salvare le immagini con uno screenshot e condividerle con estrema facilità. È importante dunque tenere bene a mente che qualsiasi immagine condivisa su Snapchat è accessibile universalmente.

 Avete mai incontrato una persona che non ha nulla a che fare con la vostra vita, ma di cui sapete tante cose? La risposta è sicuramente sì. Viviamo nel 2017, i social network hanno reso tutto accessibile e a portata di mano. Gli appassionati di Instagram condividono la loro quotidianità sotto forma di foto tramite questa app, in particolare ciò che stanno mangiando, con determinati hashtag popolari. Gli utenti sono totalmente ossessionati dagli hashtag, tanto da usarli anche in maniera errata. Secondo la policy di Instagram, le immagini degli utenti possono essere pubbliche o private, in base alla preferenza espressa dagli utenti. Gli utenti quindi condividono le loro foto che sono ricercabili tramite hashtag.

 Instagram quindi costruisce una libreria di immagini per gli utenti, mentre la caratteristica di fondo di Snapchat è che i dati condivisi dagli utenti non sono permanenti anche se può essere facilmente violata la privacy di chi condivide.

 Mettiamo fine all’eterna sfida tra Snapchat e Instagram

 Facilità d’uso: la prima domanda da porsi per capire quale delle due applicazioni dominerà l’altra è “in realtà gli utenti quale hanno intenzione di usare?”. Snapchat si sta diffondendo nel tempo, ma anche Instagram non scherza affatto. La maggior parte degli utenti hanno su Instagram molti più seguaci di quanti non ne riescano ad ottenere su Snapchat, quindi è quasi inevitabile che preferiscano la strada più facile. La vittoria per questo round quindi va ad Instagram, ma attenzione: Snapchat ha comunque uno slancio che non può essere ignorato.

 Dove sono le celebrities: i social media sono il modo che le persone famose usano per comunicare con i propri fans. Ci sono alcune celebrities che preferiscono Snapchat ed altre che sono pesantemente Instagram addicted. La Kardashian è praticamente un’ambasciatrice di Snapchat e l’applicazione può vantare addirittura Michelle Obama tra i suoi fan. Dal momento che Instagram ha lanciato le Stories, star come Taylor Swift e John Legend sono saltate a bordo!

 I fattori tech: i millenials hanno degli standard molto elevati. Se quindi si ha intenzione di flirtare con loro tramite la creazione di un’applicazione, bisogna integrare alcune caratteristiche molto “sgargianti”. Questa caratteristica è molto vicina a Snapchat che consente di aggiungere la propria posizione, la temperatura e adesivi bizzarri. Il carattere di Instagram è semplicemente troppo freddo per una certa fascia d’età. I millenials vogliono storie piene di fantasia.

Selfie

 Più adatto per i selfie: da aggiungere a quanto appena scritto rispetto alle preferenze dei millenials è l’arte dei selfie. E nei tempi di risposta fulminei delle storie, dove difficilmente si ha il tempo di Photoshoppare se stessi, il chiaro vincitore è il filtro aerografia istantanea di Snapchat. Si tratta fondamentalmente di un modo di mostrare come si sarebbe con l’intervento di un truccatore professionista.

 Condividere video di cui ci si potrebbe pentire: siete in un club e decidete di voler condividere un video della bottiglia di vodka. Aprite Snapchat ed è possibile selezionare con molta attenzione chi sono le persone che potranno vederlo. Aprite Instagram e condividete la storia con tutto il mondo con un semplice click. Ops.

 Pubblicità meno fastidiose: le Stories non sono online da molto tempo, tra quanto vedremo dei pop-up interstiziali che domineranno anche questo piccolo spazio virtuale che sembra dedicato solo a noi?

 Non Millenial friendly: Snapchat, divertente come è, è molto popolare tra un pubblico che si trova sotto i 25 anni. Basta chiedere a qualsiasi liceale si trova per strada.

 Dunque chi vince? Da questi fattori analizzati, Snapchat ne esce sicuramente vittorioso. Nonostante la continua minaccia rappresentata da Instagram, il fantastico giallo continua a convincere il suo pubblico in target e non solo. Ma Instagram conta dalla sua parte una solida base di utenti e la possibilità di una visibilità maggiore. Per due diverse audience, ci sono due diverse risposte alle esigenze. Perché continuare a chiedersi “chi vincerà?”.