Clubhouse, come funziona e come evolverà

Sette esperti del digital ci raccontano il social del momento

“Non basta che tu ci sia, ma che tu abbia qualcosa di rilevante da dire”. Potremmo racchiudere così, in queste poche parole, la natura e, perché no, il futuro di ClubHouse, il nuovissimo social network solo voce, creato da Paul Davison e Rohan Seth, che permette di creare “stanze” in cui conversare con gli altri utenti in tempo reale. Considerato un social “esclusivo” (si accede su invito ed è al momento disponibile solo su IOS), ha da subito registrato l’interesse dapprima degli Stati Uniti e poi di tutto il mondo. Lo sbarco di Elon Musk, il magnate americano di Tesla e SpaceX, non ha fatto altro che velocizzare il processo di diffusione negli altri continenti, facendo balzare l’app al secondo posto delle più scaricate su App Store nel giro di poche ore. Oggi l’hype attorno a questo nuovo social è cresciuto talmente tanto da farne quasi un fenomeno di costume.

Ma quanto durerà questa frenesia da Clubhouse? Quali sono le sue caratteristiche più interessanti? Come potrà evolvere? Lo abbiamo chiesto ad alcuni fra i massimi esperti del settore digital in Italia.

 

Una rivoluzione social

Clubhouse sta letteralmente cambiando le regole del gioco e della fruizione social. Per Giulio Nicoletti, CEO di Digital Innovation Days, l’evento nazionale dedicato al mondo digital e all’innovazione a 360°, “la novità di Clubhouse non sta soltanto nella scelta dell’audio come strumento di veicolazione del messaggio contrapposto ai contenuti visual e testuali degli altri social: è anche una questione di diversa modalità di consumo, che richiede attenzione, tempo, disponibilità a partecipare attivamente. Su Clubhouse non puoi scrollare velocemente, devi esserci”. Della stessa opinione Cristiano Carriero, brand journalist, Digital Pr e Co-founder de La Content Academy, nonché curatore della collana Digital Marketing Pro di Hoepli, per il quale “è un social che ‘tecnicamente’ si usa in maniera diversa. Niente scroll, niente testa bassa, mani libere. Sembra una cosa di poco conto, non lo è. Perché anche questa è una piccola rivoluzione”.

Autenticità e networking, i punti di forza

Tanti gli elementi di forza del social network. Secondo Esther Intile, event & account manager Ninja Marketing e grande utilizzatrice della piattaforma, “a differenza degli altri social, in cui l’esteriorità e l’immagine sembrano farla da padrone, ClubHouse è molto reale, autentico. Su questo social è difficile fingere: se hai davvero qualcosa di interessante da dire emergi, altrimenti se non hai nulla da condividere, oppure non rispetti i tempi, o non hai capacità di ascolto, il social diventa penalizzante anche per te”.

Autenticità è forse la parola che ricorre più frequentemente tra gli esperti. “Credo che il vero punto di forza di Clubhouse – continua Carriero – sia che finalmente ci troviamo davanti ad un social non delegabile. Mi spiego: mentre Facebook, Instagram, Twitter e altri sono demandabili ad altre persone, che possono filtrare e mediare la comunicazione, su Clubhouse non è così. La ‘faccia’ diventa la ‘voce’ e la voce è quella del giornalista, dell’imprenditore, del creator, dell’influencer. Questo principio, non modificabile, potrebbe renderlo – come visione futura – uno dei social più adatti per le PR”. E poi, c’è il networking, la possibilità di fare rete e di costruire relazioni. Gaetano Romeo, Growth manager, docente, direttore della collana “Digital Generation” per il gruppo Maggioli Editore, ci confessa come “superata una prima fase di scetticismo, ho capito subito che siamo in presenza di uno strumento molto utile per creare network, fare personal brand (quello vero e fatto bene), conoscere nuovi professionisti e creare nuove strategie e reti. Io personalmente ho lanciato una rubrica quotidiana che si chiama “facciamo networking” e mi confronto con colleghi, professionisti, persone interessate al mio lavoro”.

Il fattore tempo 

Se la piattaforma ha tanti punti di forza, non mancano quelli di debolezza. Fra questi, c’è certamente il fattore tempo: in una società che va a mille all’ora, ritagliarsi del tempo da trascorrere sulla piattaforma è un lusso per pochi. Luca La Mesa, Ambassador e SingularityU Italy Investor, social media strategist, premiato da P&G Alumni Global tra i “40 under 40” più meritevoli in tutto il mondo, si esprime proprio su questo aspetto: “È un social innovativo, ma che richiede molto più tempo degli altri anche solo per comprendere il tema che si sta trattando. Su LinkedIn, Facebook o Instagram bastano poche righe per capire se un tema ci interessa. Su Clubhouse dovremmo passare almeno 5/10 minuti in una stanza per capirne la discussione e se i contenuti sono interessanti”. Più critico Francesco Agostinis, digital strategist, Facebook ads Expert, Top 5 Semrush Web Marketing Influencers in Italia: “Riconosco la novità e la potenziale utilità del mezzo per il personal branding, ma allo stesso tempo il social è troppo legato agli utenti connessi, che sono sempre meno attivi in Italia. E poi è troppo time consuming“. Per non parlare della volatilità delle informazioni: quando una room si conclude, non c’è possibilità di salvarla né di riascoltarla in modalità asincrona. “Penso che vada bene – continua Agostinis – solo per chi ha tempo da perdere. Io invece investo del tempo e sinceramente mi pare sprecato se chi mi segue non può riascoltare quanto spiego o racconto”. Un conto è farsi una chiacchierata su argomenti leggeri, un altro è fare in-formazione o divulgazione. Eppure, il futuro di Clubhouse, come sottolinea La Mesa, sta proprio nella qualità dei contenuti.

 

Contenuti di qualità e ruolo dei creator 

“È innegabile – si sofferma Matteo Pogliani, Digital Strategist e Influencer Marketing Specialist, Founder dell’Osservatorio Nazionale Italiano di Influencer Marketing – come lo scenario odierno stia tornando prepotentemente a orientarsi sul contenuto, lasciando da parte quella fama e quella notorietà presi, negli scorsi anni, erroneamente come driver principali di influenza. Un trend acuito dalla pandemia e dal lockdown e dalla necessità crescente degli utenti di avere qualità, utilità, supporto. Per queste ragioni e dopo primi mesi di utilizzo penso che i creator, come nella quasi totalità delle piattaforme, siano elementi essenziali per la crescita di ClubHouse, riferimenti credibili e autorevoli con una forte propensione a comunicare. Ancor di più in un social dove la qualità è d’obbligo (se non hai niente di serio da dire difficilmente puoi “barare”) e dove, per ora, la presenza può essere solo personale. Credo che i creator saranno un traino indispensabile per ClubHouse, i “brand” che influenzeranno attenzione e impatto”.

 

Il futuro fra brand, business e valori

A proposito di brand, non sono poche le aziende che hanno fatto il loro esordio sulla piattaforma. Solo in Italia, il battesimo su ClubHouse è toccato a Parmigiano Reggiano, Ikea Italia, FC Internazionale, Peroni. Quest’ultima è stata protagonista della prima room brandizzata in Italia, organizzata da Ninja, in occasione della Festa di San Valentino: “All’interno della room – spiega Esther Intile – abbiamo commentato le campagne di marketing, compresa la loro, uscite in occasione della festività. È stata una occasione importante per ascoltare il pubblico e interagire con lui”. Unanime è l’opinione degli esperti su questo aspetto: il social è – e sarà – una opportunità per i brand per avvicinarsi ai consumatori e costruire con loro un rapporto più diretto ed autentico, ma allo stesso modo il social dovrà evolversi, trovando, anche da questo interesse dei brand, una spinta per crescere e monetizzare. “Avendo lavorato in passato in un social network – ci conferma Gaetano Romeo – ho capito subito che Clubhouse ha un modello di business abbastanza definito e quindi monetizzare sarà abbastanza semplice. Pensiamo ad un banner che appare, non dovrebbe dare fastidio a nessuno”. Dello stesso avviso La Mesa, che intravede a breve la possibilità di room a pagamento o sponsorizzate. Ma, ancora una volta, c’è un ma. Sarà una grande occasione per i brand, come conclude Carriero, “a patto che sappiano rispettare questo principio: poca intermediazione, molta trasparenza”. Ancora una volta, la differenza la faranno i valori, da trasmettere e condividere. Maggiore sarà la capacità dei brand e delle persone di far sentire la propria voce su argomenti e tematiche che i clienti hanno a cuore, maggiore sarà il ritorno, soprattutto in termini di reputazione. Nell’epoca dell’approccio human-to-human, Clubhouse può essere la piattaforma ideale per dedicarsi a questa attività e consolidare il proprio Social Media Value.

l futuro di Clubhouse, quindi? Sarà scritto da ognuno di noi, nella misura in cui saremo in grado di condividere contenuti interessanti e coinvolgenti, di intrattenere, di informare e, perché no, di educare. Ai posteri, anzi a noi, l’ardua sentenza.

 

Annalisa Nastrini
Content coordinator Digital Didays

monday․com: perché scegliere un Work OS per gestire le attività di marketing e comunicazione

Sviluppare una strategia di marketing di successo non è facile.

Dalle tecniche SEO alla lead generation, passando per la creazione di newsletter e contenuti originali sui social media, tenere traccia di tutte le attività di marketing non è un compito banale.

Fortunatamente oggi la tecnologia ci assiste e il mondo dei software dedicati al marketing è in crescita: si stima che il settore raggiungerà un valore di 14 miliardi di dollari nel 2024. Gli esperti di marketing possono quindi contare su una serie di strumenti che consentono di automatizzare il lavoro e concentrarsi sulla parte che conta: i risultati. Spesso questi tool sono molto efficienti, proprio perché pensati per assolvere a parte dei nostri compiti nel modo migliore.

Ma se vi dicessimo che basta un solo strumento da cui gestire e accentrare tutte le vostre attività di marketing e comunicazione? La rivoluzione del Work OS consiste proprio in questo.

Ma cos’è un Work OS?

Un Work OS è, letteralmente, un sistema operativo applicato al mondo del lavoro. È composto da una serie di componenti modulari che, unendosi, danno vita a flussi di lavoro. Tutto questo senza che sia necessario saper scrivere una riga di codice.

Il Work OS diventa un ufficio virtuale a tutti gli effetti, un luogo a cui i dipendenti possono accedere e rimanere sempre allineati sullo stato dei propri progetti.

monday․com permette di fare proprio questo: centralizzare tutti i processi in una soluzione all-in-one, amata dai collaboratori per la sua interfaccia user-friendly e dai manager che possono tenere traccia di tutto ciò che è davvero importante.

Perché scegliere monday․com?

  • Si adatta ad aziende di tutte le dimensioni. Qualsiasi sia la dimensione del vostro team, monday․com è altamente scalabile e porta valore aggiunto ad aziende di 5 o di 100 dipendenti allo stesso modo.
  • Non è pensato per un caso d’uso specifico. Grazie ai mattoncini che lo compongono, si adatta perfettamente a qualsiasi flusso di lavoro.
  • Si integra con applicazioni di terze parti. In questo modo, potrete continuare a usare le vostre app preferite da un’unica piattaforma che le connette tutte. C’è l’imbarazzo della scelta: Salesforce, Slack, Microsoft Teams, Jira, Freshdesk, Mailchimp, LinkedIn sono solo alcune delle app presenti nel Centro Integrazioni di monday․com.
  • Permette la comunicazione contestuale tra i membri del team. In questo modo, non sarà più necessario perdere ore preziose di lavoro nello scambio di email o in annose riunioni.
  • Consente di adattarsi velocemente ai cambiamenti. Il 2020 è stato l’anno che più che mai ha messo in discussione le nostre certezze e il nostro stile di vita, a partire dall’ambito lavorativo. In una situazione così delicata, una piattaforma flessibile e di facile implementazione come monday․com ha reso la vita più semplice a migliaia di professionisti in tutto il mondo.

 

Se siete incuriositi, iniziate il vostro periodo di prova gratuito a questo indirizzo.

Non sapete da dove iniziare? Scrivete a monday@omnidea.it e seguite la miniserie 10 giorni di monday․com.

LinkedIn: l’evoluzione del lavoro passa dalle Stories

Le Stories all’interno della professionalità: un’opportunità per individui e pagine aziendali di pubblicare foto e brevi video tramite l’applicazione mobile. La nuova funzione porta quel pizzico di creatività che probabilmente mancava.

Che aspetto hanno le storie di LinkedIn?

– Il formato verticale consente ai brand di raggiungere la propria community utilizzando foto e video della durata massima di 20 secondi, offrendo un modo più informale e immediato per condividere notizie, approfondimenti e punti salienti del proprio business.
– Tali contenuti saranno visualizzabili solo per una finestra di 24 ore e rappresentano gli sforzi della rete professionale per capitalizzare la popolarità dei video come parte di uno spostamento dell’enfasi verso i dispositivi mobili.
– Gli utenti e i brand hanno anche la possibilità di incorporare testi e adesivi personalizzati.

Qualche azienda le ha già utilizzate?
Molti brand hanno usufruito rapidamente delle stories nei mercati di riferimento: come in Francia, negli Stati Uniti e in Brasile, stimolando la creazione di nuovi contenuti. La casa di moda Christian Dior Couture ha utilizzato le Stories per comunicare i dietro le quinte della settimana della moda di Parigi. Altre modalità della nuova funzione includono la rivelazione dei vincitori di concorsi e domande e risposte con pubblico.

Quali sono in vantaggi delle Stories?

Il nuovo strumento offre a chi cerca lavoro e ai liberi professionisti, la possibilità di condividere contenuti temporanei ed è progettato per dispensare consigli concreti che non devono essere conservati per i posteri.

Tom Pepper, LinkedIn Marketing Manager per il Regno Unito, Irlanda e Israele, ha dichiarato: “Le Stories offrono al nostro pubblico un modo autentico e visivo per promuoversi”. Pepper ha aggiunto: “Crediamo che la nuova funzione possa diventare parte integrante delle strategie di comunicazione dei brand. Il mio consiglio alle imprese è: fatele e basta! Esse non devono essere eccessivamente manipolate, serve autenticità”.

Parla del tuo lavoro e non esitare a sottolineare il suo impatto

Le Stories hanno aggiunto un tocco più personale alle conversazioni virtuali, sono molto più interattive rispetto alla lettura di un semplice post. Nell’era della pandemia, dove le persone si incontrano meno, esse giocano un ruolo predominante per aumentare la fiducia tra i professionisti.

Per costruire un’immagine forte su LinkedIn, devi evidenziare le caratteristiche del lavoro che stai svolgendo e su come stai influenzando gli stakeholders coinvolti. Quando la tua audience si renderà conto che stai interagendo con un vasto pubblico, vorrà associarsi a te. Tutti desiderano far parte di una storia più ampia.

Tannisha Avarrsekar, fondatrice di Lokatantra, sottolinea: “È importante parlare delle connessioni che stai creando. Su LinkedIn parlo spesso dell’impatto che il mio lavoro ha nella società. Attraverso le Stories, connetto la mia attività con le persone, perché so che tutti vogliono essere parte di una storia di grande rilevanza”.

Rendi creativo il tuo profilo professionale

Lo scopo principale è quello di arricchire il profilo social degli utenti con i vari background, in quello che potrebbe essere una sorta di racconto virtuale della propria attività, mettendo in evidenza il pensiero creativo.

Le Stories sono una risposta all’incremento delle conversazioni intavolate dagli utenti e del proficuo livello di engagement che contraddistingue la piattaforma. Inoltre, rappresentano un modo per attirare le nuove generazioni, sempre più abituate a pensare e a comunicare in formato verticale e fantasioso.

Proprio ai social media sarà dedicata una sala dei Digital Innovation Days, giovedì 29 ottobre a partire dalle ore 14.00… scopri di più.

Laura Zucchiatti
Brand Ambassador DIDAYS 20

 

Il ritorno al Social Media Marketing (forse)

Se c’è un elemento che contraddistingue sempre più l’utilizzo dei social da parte delle aziende è senza dubbio la naturalezza, la “normalità” che accompagna le attività pro brand che qui quotidianamente trovano forma (e sfogo).

Nulla di più bello, sia chiaro. Ho sempre creduto nelle potenzialità di tali strumenti, nel loro essere “diversi” e offrire soluzioni comunicative uniche, orientate non solo alla sola finalità commerciale, ma alla creazione di un substrato reputazionale e relazionale che nel medio/lungo periodo può realmente fare la differenza.

Tutto bene quindi? Non proprio.

Se il marketing si perde per strada

Se è vero che le potenzialità citate sono tutt’ora presenti (seppur ridimensionate magari), lo è altrettanto che sono tanti i marchi che nella corsa sfrenata alle vanity metrics hanno, a mio avviso, perso lungo il cammino un elemento indispensabile e che giustifica (o almeno dovrebbe) la presenza dei brand sui social e le (tante) risorse investite: il marketing.

Mi spiego meglio. Siamo così certi che molto di ciò che viene pubblicato dalle aziende sui social, abbia una reale finalità concreta all’interno dei suoi obiettivi di business? E siamo altrettanto convinti che l’attività social porti a molte di queste realtà reale valore aggiunto?

Domande che forse non possono avere una risposta univoca, ma basta guardare la sfilata di post all’insegna del real time marketing per capire che un cortocircuito, seppur piccolo, c’è stato. Un esempio? Games Of Thrones. Durante l’ultima serie non c’è brand che non abbia fatto post su questa tematica. Ok fare newsjacking e cavalcare il trend, ma ho dei seri dubbi che un’azienda che fa bagni chimici o scarpe antinfortunistiche abbia un reale vantaggio a fare contenuti del genere. O meglio, ho dubbi che sia d’interesse per il pubblico di tali brand e che sia in grado di attivare quella relazione marchio-utente di cui parlavo prima.

Per ogni azienda che poteva, visto il settore, cavalcare GOT se ne potevano contare almeno 10 spinte esclusivamente dalla volontà di intrattenimento. E il marketing abdica.

Non dimentichiamoci che abbiamo dei destinatari

Un approccio volto a realizzare numeri “superficiali” o, peggio, a vincere premi o attrarre l’attenzione degli addetti ai lavori, non sempre potenziali clienti del brand.

Forse questa spinta all’intrattenimento ci ha fatto dimenticare una delle basi della comunicazione, anche social, si lavora a livello comunicativo avendo chiaro in mente i destinatari di quella comunicazione e le loro caratteristiche. Il post sui social non deve piacere né a me né all’AD del mio cliente, ma ai suoi potenziali clienti.

Come fare?  È indispensabile focalizzarsi sugli utenti e sulle loro, più profonde, caratteristiche. Solo così potremo realizzare contenuti “Ingaggianti” nel senso più reale del termine.

Data-driven, un approccio, non una semplice parola

Fortunatamente oggi non mancano strumenti utili ad analizzare e avere dati complessi sulle persone con cui dobbiamo comunicare. Dati che diventano così driver per dar vita a strategie performanti (e vincenti).

Attenzione. Si sente ormai parlare troppo spesso di dati, ma ciò che spesso non viene considerato è che non è tanto questione di “collezionarli”, quanto la capacità di interpretarli e farne corretto uso.

L’approccio Data-Driven è la base su cui comprendere cosa fare e, soprattutto, come. Topic, copy, persino la parte creativa può ricevere feedback fondamentali per migliorare e diventare sempre più affine con gli utenti.

Oggi strumenti come BrandWatch o Talkwalker (utilizzati da noi in OpenBox) ci permettono di valutare caratteristiche e behaviours degli utenti prima difficilmente comprensibili, andando oltre percezione e preconcetti errati. Ma non basta. In molti casi tale approccio ci permette di valutare opportunità spesso poco visibili o, addirittura, di avere feedback lato product design, soffermandosi sulle peculiarità di cluster diversi e, proprio perché diversi, con cui comunicare in modi differenti.

La finalità resta sempre e solo una: generare impatto sugli utenti e conseguente valore (conversioni) per i brand, perché, mi costa dirlo, non si vive di sole vanity metrics.

Tornare al social media (marketing) si può e si deve fare. Siete pronti? Se la risposta è sì vi aspetto il 29 Ottobre nella Sala Social Media ai Digital Innovation Days 2020.

 

Matteo Pogliani
Partner & Head of Digital @Openbox

Il personal branding su LinkedIn

Algoritmo, contenuti, rete: come usare LinkedIn per un personal branding di successo

“All human beings are entrepreneurs.”: così si è espresso Reid Hoffman, attuale presidente esecutivo, co-fondatore e azionista di controllo di Linkedin, 150esimo nella classifica Forbes dei 400 uomini più ricchi del pianeta e addirittura 52esimo nel settore tecnologico. Se lo dice lui, direi che possiamo fidarci. Vediamo insieme perché, e perché questa frase, piuttosto che annoverarla tra gli aforismi, sarebbe bene che ne facessimo un mantra e la incorniciassimo sulle nostre scrivanie. Con LinkedIn aperto sullo schermo del nostro pc.

LinkedIn e il personal branding

LinkedIn è il social network più diffuso in ambito business, “impiegato principalmente nello sviluppo di contatti professionali e nella diffusione di contenuti specifici relativi al mercato del lavoro”. Nel mondo è la piattaforma più usata tra le aziende Fortune 500, e oltre il 45% dei suoi utenti appartiene al top management delle proprie aziende. Oltre 60 milioni sono considerati senior-level influencers e 40 milioni sono in posizioni apicali e decisionali. La quasi totalità degli utenti utilizza Linkedin per la ricerca di contenuti rilevanti per il proprio business e il 91% degli Executives la considera la prima scelta.

Si tratta, dunque, del posto migliore in cui affermare la nostra presenza on line con un focus sulle nostre competenze e le nostre esperienze professionali, far accrescere la nostra notorietà, migliorare la nostra reputazione professionale. In poche parole, è l’ambiente digitale più adatto per praticare il nostro personal branding, intendendo per personal brandingthe conscious and intentional effort to create and influence public perception of an individual by positioning them as an authority in their industry, elevating their credibility, and differentiating themselves from the competition, to ultimately advance their career, increase their circle of influence, and have a larger impact” (fonte personalbrand.com).
Esserci, però, non è sufficiente. Per raggiungere risultati concreti è necessario curare e gestire il profilo nel tempo, con attenzione e costanza. Vedremo più avanti come la presenza su LinkedIn non possa ridursi ad un mero elenco di titoli e di competenze, ma richieda, oltre che la corretta compilazione di tutte le sezioni del profilo, la produzione di contenuti di qualità e la costruzione di una rete di contatti in target. In questo mare magnum di informazioni e di relazioni, poi, è fondamentale accreditarsi come un professionista, e non come qualcuno che sta cercando disperatamente un’occupazione.

Essere imprenditori di noi stessi, questo è già il nostro primo lavoro.

Farsi carini e mostrarsi professionali

Condizione assolutamente imprescindibile per avviare una buona comunicazione su LinkedIn è lavorare sul profilo, a partire dai suoi elementi basilari: foto profilo e immagine di copertina. Le due immagini rappresentano le prime informazioni che arrivano agli utenti, e sono la prima, ottima, occasione per raccontare qualcosa di sé. Entrambe le immagini devono essere di buona qualità e risoluzione. La foto profilo deve essere formale. No a bikini, mare, cocktail. Non necessariamente istituzionale, ma capace di restituire all’utente l’idea di serietà, sobrietà e professionalità. L’immagine di copertina è altrettanto importante per contestualizzare la foto profilo e offrire ulteriori elementi di conoscenza.
Il profilo deve essere completo in tutte le altre sezioni e riportare correttamente tutte nelle informazioni. In particolare, il sommario, composto da 120 caratteri, è il vero biglietto da visita, il testo che ci “presenta” ovunque, sia a chi lo legge direttamente sul profilo, sia a chi cerca il nostro nome tramite il motore di ricerca. Necessario, inoltre, scrivere efficacemente le sezioni Informazioni, Esperienze lavorative, Formazione, che devono poter esaltare le nostre competenze e i traguardi raggiunti nel corso degli anni.
Prestiamo molta attenzione, poi, a quella sezione in cui gli altri utenti confermano le nostre competenze. L’opinione che gli altri hanno di noi on line è fondamentale, sia per testare la percezione altrui, sia per offrire al nostro pubblico la “versione”, più oggettiva, di un esterno. LinkedIn consente anche di inviare delle richieste di “endorsement” a persone che hanno avuto modo di apprezzare le nostre abilità e competenze negli anni. Una valutazione positiva da parte di un grande manager o di un collega particolarmente apprezzato nel nostro settore vale molto di più di qualsiasi autocelebrazione.
Quanto più complete e dettagliate si presenteranno le sezioni del profilo, maggiore sarà la sua efficacia. Chi mai chiederebbe una consulenza o farebbe un colloquio di lavoro ad un professionista/candidato di cui esistono in rete informazioni parziali e non aggiornate?

Posizionarsi bene e fare rete, questo il segreto!

Per far sì che il nostro profilo LinkedIn si distingua dagli altri, occorre ottimizzarlo per migliorare il suo posizionamento sui motori di ricerca. Questa ottimizzazione può essere considerata come vera e propria SEO on-page.
Innanzitutto, è fondamentale individuare delle keywords riferibili al settore in cui operiamo: inserirle strategicamente in tutte le sezioni del profilo ci consentirà di facilitare la ricerca da parte dell’utente. Ai fini SEO, è consigliabile, poi, rinominare le immagini, (compresa la foto profilo), usare opportunamente gli hashtag, ricevere conferme per le competenze, produrre contenuti interessanti che aumentino il tempo di permanenza del lettore sul nostro profilo (il dwell time – questo il termine che in inglese indica il tempo di permanenza – è una metrica SEO molto importante per LinkedIn!).

Infine, è importante allargare il più possibile la nostra rete di contatti e costruire relazioni di senso. Come si riesce a costruire relazioni e a mantenerle vive? Crediamo che possa bastare mandare un invito o accettarlo? Assolutamente no.

Il numero di utenti con cui abbiamo stabilito il contatto non ha alcun valore, se questi non vengono coinvolti nelle nostre discussioni, se non interagiamo con loro, se non ci scambiamo opinioni o commenti. Non è importante la quantità dei rapporti, ma la loro qualità. Il consiglio è dunque quello di partecipare a gruppi e dibattiti, soprattutto se questi sono frequentati da esperti del settore o colleghi autorevoli. Ebbene sì, anche LinkedIn ha i suoi influencer! Partecipare a queste conversazioni con nostri contenuti di valore è una ottima mossa per accrescere la nostra reputazione on line e accreditarci come esperti nel nostro settore.

Ma cosa significa “produrre contenuti di valore”? Vediamolo insieme.

Scrivere contenuti interessanti e capaci di creare interazione

LinkedIn, oltre che valorizzare chi è ben posizionato, garantisce visibilità a chi è attivo ed è promotore di contenuti di valore e che generano conversazioni di qualità.
Non sempre creare buoni contenuti significa scrivere nuovi post: può essere sufficiente partecipare attivamente a delle conversazioni con propri contributi/commenti interessanti, ovvero riprendendo sollecitazioni di altri a cui aggiungere il nostro punto di vista e il nostro apporto personale ed originale.
Non ha alcun senso scrivere soltanto per “esserci”, né esprimersi per forza su un argomento, solo perché di tendenza. Se non abbiamo nulla di interessante da dire, meglio stare zitti.
Se, al contrario, pensiamo di poter offrire il nostro contributo su un determinato argomento, questo è il momento giusto per giocare il jolly: scriviamo con semplicità, senza fronzoli, ma non lesiniamo nell’approfondimento. Offriamo ai nostri utenti informazioni pertinenti ed originali, magari frutto di nostre analisi e nostri studi, e incentiviamo la partecipazione, con call to action o semplici inviti a partecipare alla discussione. Il successo del post sarà garantito. Se poi riusciamo a finire in trending topic, il nostro post raggiungerà la visibilità massima.
E per quanto riguarda la forma dei contenuti? Quali sono i contenuti più apprezzati dall’algoritmo di LinkedIn?
In termini generali, i video (di nuovo!) e i documenti PDF (eccola qui la novità!) sono i post che convertono meglio e ottengono maggiore visibilità. Seguono i post con foto singole, quelli multifoto, quelli solo testuali, e, dulcis in fundo, link ad articoli esterni. Da poche ore, LinkedIn ha rilasciato anche le stories: non sappiamo ancora che tipo di risultati otterranno, se saranno funzionali allo stile e ai contenuti di LinkedIn. Possiamo provarci, e testarle sul nostro pubblico.
Il vero consiglio che mi sento di darvi è proprio questo: proviamo a creare contenuti “apprezzati” dall’algoritmo, ma soprattutto sforziamoci di creare contenuti che siano “giusti” per la nostra rete. Anche su LinkedIn non esistono regole che vanno bene per tutto e per tutti. Analizziamo dunque i post e gli argomenti che funzionano meglio sul nostro profilo e utilizziamo quei dati come linee guida per orientare la produzione dei contenuti futuri.

Come e quando pubblicare

Tra le domande che un social media manager si sente rivolgere più spesso ci sono “Quanti post a settimana? Quando pubblicarli? In quale giorno? A che ora?”. La risposta è sempre la stessa: “Non esistono regole precise, dipende dal proprio target, dalle sue abitudini, dagli stili di vita”.
Ancora una volta, l’unico vero consiglio utile è quello di fare tentativi, di testare i propri post, pubblicando in diversi giorni della settimana e orari della giornata. Solo dopo aver analizzato i dati, sarà possibile capire quando è attivo il nostro pubblico e quali sono le sue preferenze di fruizione.
Infine, come sottolinea Francesco Agostinis, proprio in riferimento ai modi e ai tempi della pubblicazione, sarebbe meglio evitare di utilizzare tool esterni per pubblicare i post. Molti studi dimostrano come questa modalità influenzi negativamente la reach organica dei post, rischiando di inficiare il nostro lavoro, la creatività, le analisi. Se proprio abbiamo bisogno di uno strumento che ci aiuti a calendarizzare i post – ci suggerisce – potremmo farci aiutare da quei tool che si limitano a ricordarci di dover pubblicare il nostro contenuto.
Così, la pubblicazione è salva…ma anche la reach!

Valutare il proprio profilo

Come ogni lavoro che si rispetti, la fase ultima è quella della valutazione. LinkedIn mette a disposizione di tutti gli utenti uno strumento, che si chiama “Social Selling Index” (SSI), che misura, tenendo conto di quattro aree di azione, l’efficacia del profilo nell’utilizzo delle varie aree. Ognuno di noi può visualizzare i risultati del proprio profilo a questo indirizzo (https://www.linkedin.com/sales/ssi).
LinkedIn, dunque, valuta quanto e se siamo bravi a creare il nostro brand professionale, a trovare le persone giuste, a costruire relazioni, ad interagire con informazioni rilevanti. Per ognuna di queste “capacità” attribuisce un punteggio che va da 0 a 25. Il nostro SSI è dato dalla somma dei punteggi ottenuti.
Consultarlo con regolarità ci consente di stabilire quali sono i nostri punti di forza e di debolezza, di capire quali aree andrebbero potenziate, e quali correttivi occorrerebbe apportare per migliorare la nostra presenza on line.
Se teniamo conto di queste aree, considerandole come azioni da compiere con costanza, potremmo veramente accreditarci nell’universo di LinkedIn, farci conoscere per le nostre abilità e competenze, e diventare davvero imprenditori di noi stessi. E, vivaddio, Hoffman sarebbe orgoglioso di noi!

Per approfondire queste tematiche, acquista il ticket per l’evento cliccando su Digital Innovation Days! Ci vediamo lì!

Annalisa Nastrini

Brand Ambassador #DIDAYS20

Vendere su Instagram

In pochi mesi, le abitudini di acquisto sono inevitabilmente cambiate. Il lockdown ha portato molte aziende a dover aggiornarsi per rimanere in vita e l’e-commerce è cresciuto come mai prima d’ora permettendo di raggiungere nuovi e potenziali clienti ovunque.

Gli imprenditori hanno dovuto quindi capire come vendere i loro prodotti. I social ed in particolare Instagram, sono un’opportunità straordinaria per incrementare il proprio business, soprattutto per le piccole e medie imprese che sono alla ricerca di visibilità. È quindi fondamentale saper sfruttare al meglio gli strumenti digitali.

Utilizzando un account aziendale si può accedere ad una serie di interessanti funzionalità.
È possibile collegare la pagina Facebook e sincronizzare il catalogo prodotti, vendere beni fisici, incentivare gli acquisti nel feed o generare traffico al sito web.

Inoltre, è consigliato reinventare il dialogo con i clienti, attuali e potenziali, stimolando il dialogo attraverso i messaggi in direct e le live.

Per quanto riguarda i copy, esiste una doppia possibilità di acquisto. Si può aggiungere una serie di tag nella foto e il tag shopping nella descrizione del post che rimanda alla pagina di acquisto del prodotto.
Nel primo caso, attraverso il click si leggerà il nome dell’articolo, il prezzo ed ulteriori informazioni. Ogni foto potrà contenere fino ad un massimo di 5 tag ma se il post ne contiene più di una, i tag possono arrivare fino a 20.

Anche le stories sono un ottimo canale di vendita. Il social ha introdotto 3 stickers interattivi a sostegno delle imprese che si sono trovate in difficoltà a causa del Covid-19.

  • Support Local Business: pensato come collegamento diretto al profilo dell’azienda
  • Ordini di cibo: vetrina per ristoranti, pizzerie e bar. L’adesivo rimanda a piattaforme partner per effettuare il pagamento e la consegna
  • Compra a km 0: ideale per i servizi di asporto.

L’azienda potrà inoltre, realizzare dei contenuti da mettere in evidenza e fruibili a tempo indeterminato, ripubblicare le “recensioni” dei clienti che hanno taggato il brand nelle stories e aggiungere lo swipe up, se hanno almeno 10.000 followers, con un reindirizzamento al sito.

Lo scopo finale di Instagram shopping è quello di incentivare la permanenza degli utenti sul social, riducendo il numero di passaggi per completare l’acquisto dopo aver trovato un oggetto nella piattaforma.

Per approfondire questa tematica, segui la sala Social Media il 29 ottobre. Acquista il tuo ticket scontato del 30% utilizzando il codice LauraZucchiatti30 sul sito dei Digital Innovation Days.

Laura Zucchiatti
Brand Ambassador #didays20

Value is the king: il nuovo paradigma nella comunicazione sui social media

Per ottenere buoni risultati dai canali social sono indispensabili alcune azioni:
– Contenuti di qualità;
– Targeting corretto;
– Buona pianificazione.

Approcciare i social media con una buona strategia è il primo passo per avviare il canale e iniziare il processo di comunicazione interattiva con il pubblico.

Contenuti di qualità sono ormai l’asso nella manica dei Social Media Manager, è finito il tempo di pubblicare post pur di pubblicare.. non è più la frequenza bensì la qualità a farla da padrone nel panorama della comunicazione social.
Molti clienti mi chiedono “quanti post dobbiamo pubblicare?” e la mia risposta non è mai un numero, bensì “cosa vuoi ottenere con il tuo canale?”, a questo bisogna rispondere. Vogliamo creare valore dando per primi valore? Ebbene, questo deve essere il mantra, il pubblico deve essere coinvolto attraverso consigli, suggerimenti, azioni che possano creare maggiore valore per il brand e per l’utente.
Mi sento proprio di suggerire un cambio di paradigma, di passare dal “Content is the king”, che ha ispirato per tanto tempo noi marketer, a “VALUE IS THE KING”.

Analizzare i competitor è quindi la prima cosa da fare per approcciare una nuova strategia. Valutare l’esposizione dei contenuti dei brand competitor, comprendere i punti di forza e di debolezza della comunicazione, per prendere esempio dai casi di successo ed evitare gli errori.
Ogni canale ha il suo linguaggio: Facebook per l’origine stessa, ha un linguaggio più dedicato alla comunicazione scritta, sempre più rilevante il racconto attraverso i video, con l’inserimento degli hashtag finalmente ha introdotto anche l’aggregazione dei contenuti per categoria.
Instagram, nato come condivisione delle immagini, predilige la particolarità dell’immagine, bisogna prestare particolare attenzione alle foto, creando effetti di sorpresa nello scorrere il feed. L’aggregazione con gli hashtag è un volano da tenere in massima considerazione nella comunicazione.
Le Stories e le dirette hanno rivoluzionato il modo di comunicare attraverso i social, sono uno strumento di testimonianza del dietro le quinte, del lavoro che c’è dietro a ogni azienda, utilissime durante gli eventi, sono state il salvavita di molte persone durante il lockdown, grazie a questo strumento abbiamo potuto essere meno distanti.
Per Linkedin, dato il target BtoB di professionisti, l’approccio è di comunicare la competenza, a corollario immagini che testimoniano le referenza per aumentare la relevance ed essere di supporto alla professionalità che si vuole dimostrare.

Dopo aver analizzato bene il modo in cui comunicano i competitor, dobbiamo analizzare bene il target che vogliamo approcciare, in questo ci viene in aiuto la piattaforma Facebook con lo strumento “Audience insight” con la possibilità di analizzare le persone connesse alla pagina oppure tutto il pubblico di Facebook.
Dati demografici, situazione sentimentale, livello di istruzione, titolo professionale, luogo, interessi, avvenimenti importanti. La profilazione è eccezionalmente specifica, attraverso un buon targeting possiamo incontrare il pubblico maggiormente interessato e naturalmente più predisposto ad essere coinvolto.
Per iniziare a pianificare i contenuti dobbiamo iniziare a pensare come vogliamo rappresentare i nostri valori: innanzitutto dobbiamo essere ben consapevoli di quali sono i nostri e condividerli con il team per riuscire davvero a comunicarli nel modo giusto. Sarà molto più facile costruire un piano editoriale, perché sarà coerente con il nostro modo di essere, con la nostra mission e vision aziendale. Creare rubriche che supportino la comunicazione rispetto ai valori, per esempio se abbiamo un brand che si occupa di sostenibilità, creeremo dei post che mostrano come la nostra azienda è sostenibile e sceglie quindi ad esempio imballaggi in carta ecologici a ridotto impatto ambientale, oppure se il nostro brand è legato al design, comunicheremo quanto il nostro team ricerca innovazione, nuovi materiali e segue i trend topic.

Quale strumento migliore per gestire la pianificazione dei social media?
Li ho provati tutti, utilizzo anche quelli delle piattaforme principali, come Business Manager per gli Ads e Creator Studio, che sono migliorati tantissimo dall’avvio delle piattaforme, rimango ancora fedele però a Hootsuite. Sarà per l’interfaccia grafica molto easy, sarà perchè la uso da diverso tempo, credo che le funzionalità di questo strumento siano un ottimo supporto per la gestione dei social media. E’ molto stabile, un publisher con la possibilità di personalizzazione della dashboard con in evidenza i social da tenere monitorati anche per le mention, possibilità di programmazione dei post e delle stories, integrazione di Linkedin, Twitter, Pinterest e Youtube. Tutto in un unico strumento, con uno sguardo ampio al calendario, offre una efficace visione di insieme per un buon equilibrio nel timing dei post per canale. Un pannello dedicato alle statistiche per monitorare post, fan, engagement e traffico.

Di questo e tanto altro si parlerà durante l’Online Edition dei Digital Innovation Days, una intera sala dedicata ai social media, in questo link https://www.digitalinnovationdays.com/sala-social-media/ potete conosce i relatori, coordinati da Luca La Mesa, grande esperto e formatore di social media.

Sara Brugnoni
Brand Ambassador Digital Innovation Days2020
CEO di Santafranca60 – Communication Manager Raja Italia
Foto di Sam Willis da Pexels

Errori da evitare nelle tue Instagram Stories

Errori da evitare nelle tue Instagram Stories

Con i contenuti video in aumento come strumento per una comunicazione efficace nel marketing, è importante valutare attentamente cosa pubblicare all’interno di Instagram Stories.

Infatti, con i suoi 500 milioni di utenti attivi su base giornaliera, bisogna imparare ad utilizzare bene il forte vantaggio che puoi ricavare dalle storie di Instagram.

Questo strumento ha infatti dimostrando di essere un enorme vantaggio per i proprietari di piccole e medie imprese che cercano di costruire la loro comunity (e aumentare la reputazione e le vendite del brand).

Fai attenzione a non sbagliare perché uno scivolone in Instagram può mettere a repentaglio la tua reputazione social.

Ecco perchè abbiamo deciso di parlare in questo articolo, di tutti quegli errori che dovrai evitare di fare all’interno delle tue Stories.

Studiare bene la tua audience

Il primo passo da fare è studiare per conoscere bene chi hai davanti.

La loro età, il loro sesso e i loro gusti ti farà capire meglio come indirizzarti in tutti i contenuti che andrai a creare. Come? Ci sono molti modi interni e tool esterni che ti permettono questa analisi; stiamo parlando in particolare di provenienza, età e sesso.

Per il gusto invece, analizza i tuoi contenuti e capisci cosa piace, utilizza sondaggi e richieste per capire ama il tuo pubblico.
Infondo il tuo pubblico già ti segue, quindi già hanno un’iniziale attenzione a ciò che fai.
Gioca al meglio le tue carte per capire come muoverti.

Stories realistiche

Come abbiamo detto vige un’unica regola in Instagram (sopratutto se vuoi crescere con il tuo engagement): vietato sbagliare.

Quindi, mentre i tuoi post dovranno essere perfetti a livello visivo, le stories sono una versione più autentica e realistica di quello che si “cela dietro”.

Se stai vendendo un prodotto, non devi per forza mettere l’attenzione sull’oggetto per avere una risposta dal tuo pubblico. Quello che devi mostrare è uno status, un modo di essere e di guardare il mondo che contraddistinguerà la brand identity del marchio.

Sperimenta e cerca di entrare in contatto con i tuoi follower: scopri cosa gli piace e cosa no tramite ad esempio i sondaggi.

Aggiungi ai tuoi contenuti sticker, GIFs e filtri per pubblicare contenuti che abbiano un tocco creativo e permettere ai tuoi contenuti di adattarsi agli altri tipi di Stories che il tuo pubblico sta guardando.

Meno social marketer più persone umane.

Instagram Stories

Contenuti curati e chiari

Se nel paragrafo precedente ti abbiamo sottolineato come le stories devono essere utilizzate con meno attenzione di un post per sottolineare la loro visione realistica e “poco postprodotta”, è vero anche che (come abbiamo detto), creare dei contenuti carenti non fa mai bene alla tua reputazione.
Quindi gioca sulla velocità ma gioca anche d’astuzia per evitare errori di qualità video o battitura.
Vanno premiati i contenuti autentici ma comunque curati. Fai un primo check prima della pubblicazione.

Inoltre, devi essere selettivo e condividere solo le informazioni più importanti. Una lista infinita di stories di cui sei appena all’inizio e di cui non riesci a vedere la fine non invoglierà mai il tuo pubblico.

Sul contenuto non c’è mai stata una regola diretta e imprescindibile, ma tutto deve essere testato sul proprio pubblico per capire come muoversi e identificare cosa piace e cosa meno.

Crea un chiaro richiamo all’azione

Stai creando contenuti originali e divertenti ma i tuoi follower ancora non sembrano convertire a dovere? Pensa che forse la tua chiamata all’azione (call-to-action) non è chiara e questo porta il tuo pubblico a passare direttamente alla storia successiva.

La funzione Swipe Up è attualmente disponibile solo per gli account aziendali di Instagram con oltre 10.000 follower o account verificati.
Sfruttare storie per mostrare i tuoi omaggi, i download e altre offerte, se utilizzato nel modo giusto, può generare una notevole quantità di traffico (in modo molto efficace) fuori dalla piattaforma.

Ma se non riesci a esprimere precisamente a cosa rimandi, perchè i tuoi follower dovrebbero eseguire l’azione?

Bisogna sempre essere chiari su cosa “si trova al di la dello scopri”: un articolo, una pagina web, l’acquisto di un prodotto?
Crea un’aspettativa in modo da invogliare i tuoi follower a eseguire l’azione che gli raccomandi.

Aiutati anche con l’utilizzo di sticker e GIF per attirare maggiormente il tuo pubblico.

Una legge alla base è che la CTA richiede immediatezza e chiarezza. Hai pochi secondi a disposizione per invogliare ad eseguire la tua azione. Usalo al meglio.

Incoerenza nella pagina di destinazione

Se sei stato in grado di portare i tuoi utenti a fare il Swipe up, ora non puoi errare sulla pagina di atterraggio. La tua pagina di destinazione deve essere fatta bene e in linea perchè sarà li che il tuo pubblico convertirà.

Questa deve essere chiara e coerente con l’immagine che proponi nel tuo profilo e nelle tue stories.

Se l’utente si trova catapultato in un contesto completamente disconnesso dalla tua immagine, sarà tentato a tornare indietro e continuare nella sua navigazione. Crea quindi un’esperienza che sia senza interruzioni sia nella grafica generale che nello studio dell’immagine che proponi.

 

#DIDAYSGIRLPOWER | Essere instagramer non è un proposito, è uno stile di vita! Federica Miceli si racconta!

#DIDAYSGIRLPOWER | Essere instagramer non è un proposito, è uno stile di vita! Federica Miceli si racconta!

Continua la nostra avventura con #DIDAYSGIRLPOWER: è il turno di Federica Miceli, siciliana innamorata del mondo. Nel 2015 ha fondato Social Media Change, azienda che si occupa di gestione strategica, consulenza e formazione nell’ambito del Social Media Marketing. Nello stesso anno, ha aperto la community Igers Siracusa che si occupa di promuovere il territorio attraverso la fotografia e Instagram. Oggi, è Regional Manager di Igers Sicilia e membro del social media team Igers Italia.

Raccontaci un po’ del tuo percorso e come sei arrivata nel mondo dei social media

Non è stato un percorso lineare, a dire il vero non avrei mai immaginato di fare questo lavoro oggi. Ho studiato Lingue e Culture Straniere perché ero curiosa di conoscere il mondo, poi invece mi sono dirottata nel mondo del turismo, specializzandomi all’Università Ca’ Foscari di Venezia e lavorando nell’hôtellerie per diversi anni, sia in Italia che all’estero. La mia grande occasione è stata il Consorzio Siracusa Turismo, dove mi occupavo di marketing territoriale per la mia città. Lì ho iniziato ad intuire lo sconfinato mondo di possibilità che offrivano i Social e non mi sono voluta fermare al classico lavoro d’ufficio. Volevo scoprire di più, mettermi alla prova e non accontentarmi. Ho dato le dimissioni e ho iniziato a lavorare in proprio, una scelta difficile e un percorso in salita, ma che intraprenderei altre mille volte.

Nel 2015 hai aperto la community Igers Siracusa che si occupa di promuovere il territorio. Oggi sei la Regional Manager di

Instagramers Sicilia, un account di più di 60 mila followers. Che strategie usi per far crescere la community?

Quando ho fondato Instagramers Siracusa non avevo realizzato pienamente la potenza mediatica che una comunicazione di questo tipo potesse offrire. Sapevo che promuovere il territorio con un approccio che parte dal basso e che punta su chi vive il luogo come primo ambasciatore era un’idea vincente. La community mi ha dato tanto entusiasmo e ha creduto in me fin da subito, io ho solo messo in atto le mie competenze e le ho condite con la sana voglia di divertirmi e fare bene alla mia terra. In un mondo in cui tutto è reperibile e visibile online, noi trasportiamo la promozione del territorio offline, organizziamo eventi in cui i nick diventano nomi e le foto profilo diventano facce sorridenti. La chiave della crescita è stata questa, oltre ad un team di persone dislocate nella regione che insieme a me s’impegna quotidianamente per portare avanti con passione il progetto nella progetto realtà locale. Essere instagramer e raccontare con occhi sempre nuovi il territorio non è un proposito, il nostro è uno stile di vita!

Quali mezzi (cellulare o macchina fotografica) e programmi usi per arrivare alla foto definitiva?

Nel lavoro amo programmare e avere tutto sotto controllo, con il mio profilo mi concedo il lusso dell’improvvisazione. Se da un lato utilizzo foto scattate con la mia reflex, dall’altro spesso mi trovo a vivere un momento che ho voglia di immortalare e condividere in modo istantaneo. Sono ancora una romantica di Instagram e credo che spesso la spontaneità e la genuinità siano valori vincenti. Come Social Media Manager utilizzo Onlypult per la programmazione dei post, perché è ovvio che a livello aziendale sia fondamentale seguire un calendario editoriale strategico per raggiungere gli obiettivi di business.

Sul tuo profilo Linkedin scrivi “considero gli strumenti Social come facilitatori di rapporti umani offline”, cosa intendi?

Spesso ci dimentichiamo che “Social Network” vuol dire “Reti Sociali”. Al centro ci sono le persone, sempre. Sono piattaforme nate con e per gli utenti, anche se il potenziale per le aziende è enorme. Dietro gli smartphone ci sono facce, nomi, esigenze, emozioni e non semplicemente numeri. Il successo è decretato dalla qualità delle relazioni che s’instaurano. I numeri sono vuoti finché noi non diamo loro un significato.

5 consigli che vuoi dare a chi vuole iniziare a lavorare su Instagram e sui social media

Il presupposto è avere qualcosa da raccontare, un messaggio da diffondere, una personalità da comunicare. Oggi fare l’influencer è un mestiere ambito e spesso considerato banalmente “sponsorizzare prodotti che le aziende regalano”. Sfugge l’idea che i veri influencer sono persone considerate autorevoli da chi li segue, persone che nel tempo hanno coltivato una community che li apprezza per ciò che sono e per l’esempio che diffondono. Evitare l’emulazione, il copia-incolla, le mode ad ogni costo sono regole valide tanto per i profili personali quanto per le aziende. E questo mi porta dritto al secondo punto: non ossessionarsi con i numeri. Follower, like, visualizzazioni sono metriche di vanità se non corrispondono a un effettivo coinvolgimento e interesse delle persone. Focalizzarsi sulle relazioni di lungo periodo, considerare che online ti porti dietro tutto ciò che sei offline, non pensare soltanto a vendere e tantomeno credere che Instagram sia il fine ultimo della propria strategia. Questo è un canale, ma la promozione è fatta di diversi nodi (non solo online) che devono essere coerenti e coordinati tra loro affinché ci siano risultati.

Cosa ne pensi del gender gap all’interno del settore in cui lavori?

In primo luogo, credo che sia necessario parlarne per abbattere tanti degli stereotipi di cui ancora la società è colma. E il problema non è solo per le donne che si affacciano al mondo della tecnologia e spesso si vedono inondate di pregiudizi se provano ad emergere in questo settore in costante crescita, è la società stessa ad esserne vittima in quanto tende a non sfruttare tale enorme potenziale. Noi donne, dal canto nostro, dovremmo prendere più coraggio e lanciarci con maggiore facilità in nuove sfide, senza aspettare di ritenerci perfette per farlo.

Ritieni che sia necessario svolgere delle attivita’ per coinvolgere un numero maggiore di donne all’interno di esso? Se si come ? Hai delle idee che pensi possano essere supportate dalla community di Digital Innovation Days Italy?

Negli ultimi tempi, sto partecipando a molti eventi che hanno l’obiettivo dell’inclusione digitale delle donne, del networking, dell’incontro, dello scambio e della formazione. Ciò mi rende entusiasta perché (abbattiamo un altro stereotipo) noi donne siamo collaborative, sappiamo fare squadra e sappiamo essere alleate nelle grandi battaglie. Continuare a organizzare eventi locali e nazionali di questo tipo per accendere i riflettori sulle professioniste che hanno successo o vogliono ottenerlo nei campi tradizionalmente considerati  “maschili” è l’infrastruttura necessaria per mettere la parola fine agli stereotipi legati al genere e alla tecnologia.

Seguite Federica su Facebook, Instagram e Linkedin e sul suo bellissimo sito.

WhatsApp Business per iOS: presto anche in Italia

WhatsApp Business per iOS: presto anche in Italia

A distanza di un anno dal lancio della versione Android, presto WhatsApp Business sarà (finalmente) disponibile anche per dispositivi iOS.
“L’app – fa sapere WhatsApp – verrà lanciata in giro per il mondo nelle prossime settimane”.
Dal suo lancio, avvenuto nel gennaio dello scorso anno, WhatsApp Business è stata adottata da milioni di aziende in tutto il mondo. Sono molte infatti le possibilità offerte da questa app rispetto alla più comune WhatsApp. Infatti, la versione Business di questa (ormai) nota applicazione, permettere alle aziende di mantenersi in contatto con i propri clienti, comunicando in modo semplice e veloce novità, promozioni e molto altro ancora.

WhatsApp Business per iOS

Come per la versione per i dispositivi Android, l’app WhatsApp Business per iOS potrà essere scaricata gratuitamente all’interno dell’App Store di Apple e come vedremo più avanti nel dettaglio, includerà funzionalità per aiutare le piccole imprese e i clienti a comunicare.

Come abbiamo già detto, l’app al momento non è ancora disponibile nello store italiano, ma ci aspettiamo che possa arrivare tra non molto.

Questa soluzione di integrare di WhatsApp Business all’interno della propria attività, nasce dall’esigenza delle aziende di rimanere in contatto con i propri clienti, ma è molto utile anche per lo stesso utente finale che in questo modo può richiedere qualsiasi informazione sui prodotti e i servizi offerti dall’attività.
Gli strumenti offerti da questa app migliorano il lavoro permettono interazione e semplificazione nel rapporto azienda-cliente.
Vediamo più nel dettaglio le funzioni offerte da WhatsApp Business.

Le funzionalità di WhatsApp Business

Cosa è davvero in grado di offrire questa app e perchè sarebbe giusto integrarla nella vostra azienda?

WhatsApp Business rimane sostanzialmente un’applicazione di messaggistica, ma rispetto all’applicazione tradizionale, vi sono una serie di innovazioni interessanti dal lato dell’azienda.

Tra le funzioni più importanti c’è sicuramente la sezione del profilo aziendale in cui è possibile condividere informazioni utili sulla tua attività commerciale come la descrizione, l’indirizzo di posta elettronica o del negozio fisico e il sito web di riferimento.
Altro stumento molto interessante è lo strumento di messaggistica istantanea: questo permette di rispondere facilmente ai clienti con strumenti rapidi. Tra questi troviamo ad esempio i messaggi di saluto per presentare la tua attività ai clienti, la possibilità di definire risposte rapide alle domande più frequenti (ad esempio sugli orari di apertura) e associare un’etichetta personalizzata ai contatti e alle conversazioni. E’ possibile anche impostare messaggi automatici in uscita (ad esempio per quando aspettarsi una risposta).
A queste si aggiungono tutte le caratteristiche già ben note per la versione consumer dell’applicazione classica di WhatsApp, compresa la versione Web con la (già ben nota) possibilità di chat da desktop per gestire le conversazioni e inviare file ai clienti.

Piccola ma importante precisazione: come specificato nella pagina di WhatsApp Business, è consentito trasferire la cronologia delle chat da WhatsApp Messenger a WhatsApp Business, ma non viceversa. Ricordate quindi questa cosa quando valutare per il passaggio sul Business. Inoltre ricordate che è possibile gestire entrambe le applicazioni sullo stesso smartphone, ma solo se associate a due numeri di telefono differenti.

Cosa aspettarci per il futuro più prossimo

Vista la forte attenzione che WhatsApp Business ha avuto nell’ultimo anno, gli sviluppatori stanno lavorando al massimo per il suo miglioramento. Secondo indiscrezioni, si stanno cercando delle soluzioni per facilitare sempre di più la comunicazione tra azienda e cliente. In particolare si stanno testando alcune soluzioni specifiche come la certificazione del profilo aziendale e la possibilità di effettuare direttamente le transazioni e-commerce tramite messaggio, che garantiranno velocità e sicurezza dal lato del consumatore.
A livello di costi, ancora non si conosce niente a riguardo di quanto verrà chiesto dall’app.
Si pensa che sarà un servizio completamente gratuito per le piccole realtà aziendali. Invece per le aziende che vorranno chiedere un tutor per la gestione del profilo e per lo scambio di grandi quantità di messaggi, ci sarà probabilmente un costo aggiuntivo da sostenere.
Inoltre, si pensa che nella nuova versione di WhatsApp Business saranno inserite una sorta di certificazioni delle aziende. Queste verranno contrassegnate da un’icona di colore verde per garantire all’utente finale la sicurezza delle comunicazioni effettuate evitando spam e profili indesiderati.

Altra funzione interessante su cui l’azienda sta lavorando è sulla possibilità di effettuare una ricerca di profili aziendali utilizzando un motore di ricerca interno che faciliterà l’aggiunta di aziende.

Per il momento godiamoci la versione attuale.