#DIDAYS 2020

29 - 30 Ottobre 2020

“So cos’hai cercato l’altra sera!” Quanto è davvero segreta la Navigazione in Incognito di Google?

Tu perché navighi in incognito?

Secondo un recente studio(*) i motivi che spingono le persone ad utilizzare Google con la modalità di navigazione privata sono in maggior parte legati al desiderio di nascondere le proprie attività ai datori di lavoro e alla scuola (una considerevole percentuale ha citato anche il Governo) o alla convinzione di essere maggiormente protetti dai malware. Gli utenti associano all’incognito le caratteristiche di sicurezza e riservatezza, pensando così di essere più protetti e non tracciati.

(*)”Your Secrets Are Safe: How Browsers’ Explanations Impact Misconceptions About Private Browsing Mode” – studio condotto dalla University of Chicago e Leibniz University Hannover

 

Ma ora come ve lo dico che queste sono solo leggende digitali?
Ve lo faccio dire direttamente dalla schermata di apertura della modalità incognito di Chrome, che recita così:

Chrome non salverà le seguenti informazioni:
Cronologia di navigazione / Cookie e dati dei siti / Informazioni inserite nei moduli

La tua attività potrebbe comunque essere visibile:
Ai siti web visitati / Al tuo datore di lavoro o alla tua scuola/ Al tuo provider di servizi Internet

Traducendo: le tue attività online saranno nascoste ad altre persone che utilizzano lo stesso dispositivo, ma non al gestore della rete (ad esempio, appunto, il datore di lavoro o la scuola). Nonostante infatti la cronologia utente non venga memorizzata e cache/cookies non vengano salvati, sarà possibile per chi ha privilegi di rete risalire alla navigazione e, fatto cruciale, continuano ad essere raccolti da Google dati di preferenza ed interessi dei naviganti.

 

Nessuna cronologia, nessun cookies, nessun tracking: nessuna traccia insomma. Ma è davvero così?

Eh no, purtroppo non è affatto così! La schermata iniziale ce lo dice chiaramente.
Forse però Google non è stata molto trasparente in tema di privacy, tant’è vero che in America la grande G è stata citata in giudizio da un gruppo di utenti, uniti in una Class Action per una somma di circa 5 miliardi di dollari, con l’accusa di aver raccolto senza permesso i dati di navigazione tramite il suo browser Chrome.

Un portavoce di Google ha prontamente sottolineato che “incognito non significa invisibile”, richiedendo l’immediata archiviazione:

“… La modalità di navigazione in Incognito di Chrome offre la possibilità di navigare in Internet senza che l’attività venga salvata sul browser o dispositivo. Come affermiamo chiaramente ogni volta che viene aperta una nuova scheda in Incognito, i siti web potrebbero essere in grado di raccogliere informazioni sull’attività di navigazione durante la sessione.”

Tali spiegazioni non hanno però convinto la giudice federale, che ha respinto la richiesta di archiviazione sostenendo che l’impegno della società nell’informare gli utenti che i tracciamenti non siano del tutto disabilitati è stato molto debole, non adeguato alle leggi in tutela della privacy vigenti in California.

Qual è dunque la morale di questa storia?
Comincia a farsi largo il tema della regolamentazione e del consenso informato al tracciamento e all’utilizzo dei dati di navigazione, argomento che sta diventando sempre più di attualità e di cui ancora non possiamo immaginare i risvolti.

Abbiamo quindi capito che la navigazione in incognito non è quell’amico carissimo a cui poter confidare i nostri segreti: per ottenere una vera navigazione privata ed anonima occorre affidarsi ad una buona VPN (Virtual Private Network), ancora meglio se al riparo dagli occhi indiscreti di datori di lavoro o professori di scuola!

Francesca Vanolo

Ambassador Web Marketing e Social Media – Digital Innovation Days

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