#DIDAYS 2019

17 - 18 e 19 Ottobre 2019

REFERENDUM: vince il No, sui social era tutto già scritto.

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Gli hashtag utilizzati sui social sono specchio del sentiment degli elettori. Dopo Brexit e Trump, la storia si ripete anche in Italia.

Con buona pace dei promotori renziani, del Financial Times, della crisi bancaria e di tutti i timorosi dell’instabilità politica, gli italiani hanno scelto: il No ha vinto e la Carta costituzionale del Paese non sarà modificata.
Se una volta si scendeva in piazza per far sentire la propria voce, oggi luogo del dibattito sono le molto più comode piazze virtuali dei social network. E le lotte politiche si svolgono a suon di hashtag.
Il #BastaUnSì di promotori e sostenitori della riforma – Renzi e Boschi su tutti – si è scontrato, perdendo, con lo #IoVotoNo dei vari Grillo, Salvini e Berlusconi.

Il prima
Che la riforma non sarebbe passata, su Twitter appariva chiaro già a più di un mese dal referendum. Per tutto il periodo, gli hashtag per il No sono stati nettamente in vantaggio numerico su quelli per il Sì.
Come evidenzia Gianni Riotta su La Stampa del 3 dicembre, il picco del 28 ottobre per la campagna del Sì si è verificato in concomitanza con la scelta di Renzi di scendere in piazza, a Roma, per entrare nel merito della riforma e sostenerne l’approvazione.
Gli hashtag a favore del No sono invece risultati particolarmente popolari il 13 novembre, quando è scoppiato il caso della lettera inviata dal Primo Ministro agli italiani all’estero, per invitarli a votare a favore del Sì.
L’uso degli hashtag è stato inoltre influenzato dalla quotidianità dei fatti e dai talk show televisivi: il 20 novembre – quando il Premier Renzi si è scontrato con Maurizio Landini nella trasmissione “In 1/2 ora” di Lucia Annunziata – si è registrato il picco comune del No e del Sì. (Fonte Twitter Api).

Il durante Durante la domenica di voto, a tenere banco è stato l’hashtag #MatiteCopiative, lanciato da Piero Pelù, fervente sostenitore del No, che ha gridato allo scandalo dopo aver scoperto che le matite distribuite ai seggi erano cancellabili. Fra tutte, due le reazioni più eclatanti: quella di Pelù stesso che, accortosi che il suo post si stava viralizzando, ha scelto opportunisticamente di modificare lo stesso aggiungendo l’hashtag #Eutopia per promuovere il suo nuovo disco; e quella della Zecca dello Stato che, a urne aperte, si è vista costretta a intervenire con un comunicato stampa a sedare la polemica innescata dal cantante.

 

l dopo Dalla chiusura dei seggi alle 23 e per lunga parte della notte, protagonista indiscusso degli hashtag referendali è stato Chicco Mentana, fresco vincitore del Macchianera Award per il miglior hashtag 2016 con #webeti. Gli italiani si sono appassionati alla #NotteDelReferendum lanciata dal giornlista e hanno fedelmente seguito l’ormai rituale #MaratonaMentana, twittando e postando in tema.

Alle 9 della mattina post-elettorale, un’amica fiorentina si lamenta su Facebook perché le toccherà pure cambiare nome al cane (Matteo, ndr) salvo poi decidere di aggiungere al nome anche il cognome (Matteo Ciaone); Twitter registra tra i trending topic gli hashtag di giubilo dei sostenitori del No: al primo posto – con oltre 7 mila menzioni – #HaVintoLaDemocrazia, seguito dall’ironico #CiaoneRenzi e dal nostalgico #BellaCiao.

Alle 9 della mattina post-elettorale, un’amica fiorentina si lamenta su Facebook perché le toccherà pure cambiare nome al cane (Matteo, ndr) salvo poi decidere di aggiungere al nome anche il cognome (Matteo Ciaone); Twitter registra tra i trending topic gli hashtag di giubilo dei sostenitori del No: al primo posto – con oltre 7 mila menzioni – #HaVintoLaDemocrazia, seguito dall’ironico #CiaoneRenzi e dal nostalgico #BellaCiao.