5 azioni per avviare subito la tua strategia di Content Marketing

I contenuti online vengono sempre più consumati ed apprezzati. Durante il lockdown sempre più persone hanno scoperto la mole di notizie (gratuite e non) disponibili su Internet e riuscire a fornire le giuste informazioni ai potenziali clienti diventa quanto mai vitale per un’azienda.

Ma quali contenuti puoi creare per attrarre i clienti e far risalire fatturato e utili?

Innanzitutto va creata a monte una strategia di Content Marketing che definisca target di riferimento, obiettivi e tempistiche. Creare contenuti ha sempre un costo (in termini di soldi e/o di tempo) per cui va costantemente tenuto a mente che ci deve essere un ritorno economico, anche se spesso si è costretti a ragionare a lungo termine.

Ecco per te 5 azioni che puoi intraprendere fin da subito per creare contenuti:

1. Cura il blog aziendale.
Il blog aziendale è uno strumento sottovalutato dal 90% delle PMI italiane. Creare e gestire attivamente un blog aziendale porta consapevolezza ed autorevolezza e pone l’autore ad essere visto come “esperto del settore”. Che tu sia un libero professionista o il referente di un’azienda B2C/B2B, raccontare il tuo lavoro ed il tuo settore serve e può farti ottenere risultati che mai avresti pensato.
Inoltre, a livello puramente tecnico di ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO), avere un blog è un’ottima via per far categorizzare da Google il sito web nella maniera corretta e, se strategicamente strutturato, posizionarsi per le keyword che cercano i potenziali clienti. Spesso in settori specifici la competizione su Google è ancora bassa e bastano piccoli accorgimenti per ottenere un’ampia visibilità che richiami contatti in target.

2. Scrivi guest post in siti web inerenti al tuo settore.
Nel punto precedente abbiamo analizzato le potenzialità del blog aziendale che però, in fase iniziale, ha un grosso freno: la mancanza di traffico. Come compensare questa carenza? Fintanto che il proprio blog cresce organicamente, posizionandosi su Google articolo dopo articolo, consiglio di proporsi come creatore di contenuti per altri siti web (blog, testate giornalistiche, portali, ecc.) inerenti al settore nel quale lavoriamo. Gli editori sono sempre affamati di contenuti e molti giornalisti accettano volentieri testi o interviste rilasciati da parte di un “esperto”. Molti imprenditori sono veramente luminari del proprio settore, ma hanno poca dimestichezza con quelle che oggi chiamiamo le Digital PR, perdendo così importanti occasioni di visibilità.
La pubblicazione su piattaforme di terzi a volte è gratuita, ma spesso richiede il pagamento di un compenso a seconda della popolarità della testata (si pensi, ad esempio, ai publiredazionali presentati sotto il nome di “BrandVoice” su Forbes o “Starbrand” su Millionaire).

3. Crea una community.
L’incapacità di vendere, che porta tendenzialmente ad una crisi e alla successiva chiusura dell’azienda, non è sempre causata da un prodotto scadente o inutile. Ciò che manca in molte piccole aziende che sopravvivono a stento è la corretta educazione del cliente al prodotto. L’acquirente è spesso ignaro delle differenze tra i prodotti e, quando non le comprende, la sua scelta ricade su quello dal prezzo più basso.
Come imprenditori, manager, liberi professionisti è nostro compito dare le giuste informazioni ai potenziali clienti attraverso il blog aziendale, i guest post e, perché no, creando una community attorno al proprio brand. Ad esempio, per un e-commerce di giardinaggio potrebbe essere utile richiamare a sé un buon numero di utenti con il “pollice verde” pubblicando articoli, guide e spunti interessanti per prendersi cura dei propri vasi e del proprio giardino.

Per approfondire l’argomento, nella sala Social Media dei Digital Innovation Days, Enrico Lugnan terrà il suo speech intitolato “Community: le miniere d’oro del digitale”.

4. Crea una newsletter.
La cara, vecchia e bistrattata e-mail funziona ancora ed anzi è più attiva che mai. Molte persone associano l’e-mail marketing al mero invio di spam, ma realtà è che la creazione di una newsletter che sia davvero utile agli iscritti ti consentirà di entrare in profondo contatto con prospect e clienti.
Nonostante riceviamo milioni di e-mail pubblicitarie, tendiamo ugualmente a ritenerla una comunicazione intima e rivolta solo a noi, ed è in parte anche questo il motivo dell’inarrestabile successo delle newsletter.
In ambito e-commerce potremmo far rientrare nella nostra strategia di Content Marketing anche le e-mail transazionali, fornendo valore al cliente in quelle e-mail con tassi di apertura altissimi (conferma ordine, aggiornamenti sulla spedizione, ecc.).

5. Registra un webinar.
Gli esperti di marketing conosceranno già il concetto di “evergreen webinar funnel” che sta spopolando in Italia e che si è diffuso soprattutto nei mesi di lockdown.
Il concetto è di creare una sequenza automatizzata per raccogliere dettagli di potenziali clienti (e-mail ed eventuali altri dati) dando come “esca” non il classico ebook, ma un momento di formazione video.
Il webinar preregistrato potrà quindi essere utilizzato per un periodo molto più lungo rispetto al webinar live e non richiede uno sforzo continuo per ottenere contatti.
Esiste anche chi ha fatto in modo che gli utenti potessero iscriversi e prenotarsi al webinar come fosse in diretta, ma questa pratica rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio nel momento in cui l’utente si sente “tradito” poiché capisce che l’evento video non è una reale diretta. Meglio pertanto palesare fin da subito che si tratta di una registrazione.
La durata di questi eventi gratuiti può variare da 1 a 4 ore e permette di educare il cliente al prodotto e tramutare un contatto “freddo” in uno “più caldo” e più propenso all’acquisto (soprattutto se si opera nel mercato B2C con vendita online diretta).

Concludendo, ti ho fornito 5 utilissimi spunti per la creazione di contenuti efficaci per promuovere te stesso o la tua azienda i quali, se messi in pratica, ti daranno un vantaggio competitivo sul mercato.

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Ernesto Bartoloni
Brand Ambassador Digital Innovation Days 2020
Fondatore di ESmedia – Esperto di Content Marketing per e-commerce

Community Manager: ruolo chiave per le aziende

L’evoluzione digitale prosegue senza sosta verso un futuro tecnologico al servizio dell’umanità. Un’ era di strumenti innovativi che sono la base per la crescita dei marchi.

Ma il nostro Paese, rispetto alle altre nazioni ha un gap molto ampio sulle digital skills e il lockdown non ha fatto altro che portare a galla i nodi del caso.

Gli ultimi dati di Eurostat non lasciano dubbi: le competenze digitali sono possedute dal 42% degli italiani tra i 16 e i 74 anni, contro la media UE del 58%. Nel frattempo, il tasso di disoccupazione è salito al 7,8%, facendo registrare un +1,2% in appena un mese, il che significa, circa 300mila posti di lavoro in meno.

Il problema? I recruiters non riescono a trovare candidati idonei

Una figura molto ricercata è quella del Community Manager, ruolo strategico connesso all’universo comunicativo, che ha il compito di moderare le interazioni tra gli stakeholders e creare engagement.
Una tecnica utilizzata è lo User Generated Content, “ha fatto scuola” GoPro. Il marchio, che produce potenti action cameras, è un esempio di come l’utilizzo dei contenuti generati dagli utenti sia stato efficace. L’azienda, ha selezionato le immagini più creative e le ha utilizzate per promuoversi sui canali social. Questa strategia ha incrementato le vendite delle cams e il flusso di fidelizzazione.

Quali sono le mansioni principali del Community Manager?
I social portano a situazioni complesse. Danno la parola alle persone, consentendo la pubblicazione di commenti positivi o negativi. Basta un attimo e le critiche possono inondare la bacheca. Ed è qui che lo specialista interviene per:
– Evitare discussioni fine a se stesse
– Rasserenare gli utenti alterati
– Risolvere le anomalie alla base

Prevenzione è la keyword di chi opera nel community management. Alla base di essa c’è l’ascolto.
È errato vedere questa figura come un semplice ammortizzatore: lavorare sulle interazioni vuol dire coinvolgere le persone che affrontano lo stesso argomento e hanno bisogno di un supporto chiaro ed efficace.

Il Community Manager concentra in un solo ruolo le mansioni del Social Media Manager, del Customer Care Officer, del Digital PR e del Project Manager. È un professionista ibrido che ha hard skills legate al mondo delle pubbliche relazioni e un ampio ventaglio di soft skills.

I task principali del suo lavoro sono:
– Gestione dei canali di comunicazione con la community: gruppo Facebook, WhatsApp, Telegram,      Slack, mail e live chat.
– Creazione e smistamento dei contenuti
– Coordinamento dei Brand Ambassadors
Hard skills:
– Copy
– Content Marketing
– Email Marketing
– Project Management
– Conoscenza del Funnel Marketing, Sales e User Experience
Soft skills:
– Proattività
– Capacità di gestione dello stress e delle criticità
– Team Working
– Problem Solving
– Public Speaking
– Emotional Intelligence

Benefici per il Customer Service

Uno dei vantaggi essenziali, nell’opera di un Community Manager, riguarda la capacità di gestire le domande e le esigenze del pubblico, rispetto al valore del brand, dunque allineare i quesiti alle risposte.
In molti settori c’è da svolgere una grande attività rispetto agli interrogativi delle persone: questioni tecniche, esigenze relative agli ordini e informazioni che precedono l’acquisto.
La diffusione di Messenger, WhatsApp e Telegram, ha sdoganato l’abitudine di molti utenti a scrivere messaggi diretti ad avere una comunicazione verticale all’interno dell’orizzontalità. In questi contesti è importante essere smart, affinchè si possano creare relazioni di valore che prefigurano maggiore business.

Come diventare Community Manager?

Non esiste un percorso definito a priori per operare in questa attività. La base di partenza è lo studio, all’interno di contesti universitari ed editoriali e approfondire gli argomenti con testi specifici. Un libro che consiglio è #Community manager. Dietro le reti ci sono le persone. Di Giovanni Re e Osvaldo Danzi, edito da Franco Angeli.

Ma se c’è un modo per sviluppare le competenze necessarie per ottenere un ottimo profilo professionale, la risposta è chiara: “sporcarsi” le mani, insieme a chi ha esperienza. Fronteggiare situazioni diverse e complesse può aiutarti a ottenere le abilità necessarie.

Lavorare come Community Manager è entusiasmante. C’è bisogno di tempismo, lucidità, calore e creatività e non puoi premiare solo l’istinto. Altrimenti rischi di commettere passi falsi. Il social media fail è dietro l’angolo. Così come i vantaggi in termini di autorevolezza del brand.

Un ruolo chiave lo hanno i brand ambassadors veri e propri portatori di valori. Queste figure, essendo incaricate dall’impresa, possono avvalersi del suo supporto per la realizzazione di iniziative commerciali e promozionali, come ad esempio eventi online e offline.

Gli strumenti di comunicazione più utilizzati dai brand ambassadors sono i social network, attraverso cui sviluppano il proprio storytelling e “allacciano” interazioni personalizzate per fornire un’immagine del brand aperta, trasparente, accessibile e positiva.

Attraverso il Brand Ambassador Program, le aziende individuano professionisti disposti a diffondere una comunicazione in linea con le proprie missions. Abili a condividere le esperienze all’interno della rete sociale, ad indurre le persone ad acquistare prodotti e/o servizi, con l’obiettivo di costruire una vera e propria comunità interattiva.

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Daniele D’Amico
Community Partner and Coordinator of the Brand Ambassadors #DIDAYS20

Neuromarketing: ovvero come leggere nelle menti degli interlocutori

Neuromarketing: ovvero come leggere nelle menti degli interlocutori

Se ancora pensate che per poter leggere nella testa dei consumatori serva la palla di cristallo o una seduta di ipnosi, allora è arrivato il momento per voi di capire cosa è il neuromarketing, e perché è così importante per chiunque voglia far passare un messaggio o vendere un prodotto.

Un pizzico di neurologia, un po’ di psicologia e alcune nozioni base di economia e marketing: la ricetta del neuromarketing è pronta a soddisfare la curiosità in merito alla domanda fondamentale del mercato, ossia cosa passa per la mente dei nostri interlocutori.

Un’attenta analisi di ciò che avviene nel cervello dei consumatori è essenziale per chiunque abbia intenzione di costruire una campagna pubblicitaria o promozionale, per influenzare le decisioni degli interlocutori e favorire quindi il successo e l’efficacia di ciò che essi vogliono comunicare.

 

Le basi del neuromarketing
Il neuromarketing si basa su conoscenze e strumenti che permettono di valutare le scelte istintive che il consumatore compie nei confronti di un prodotto, di un brand, di un messaggio, o in generale di una comunicazione. È infatti ormai scientificamente provato che la maggior parte delle decisioni, soprattutto quelle relative all’acquisto di prodotti, si basano su processi decisionali inespressi, influenzati da una base emozionale non conscia, che spesso sfugge anche ai metodi più canonici di analisi come i sondaggi e i focus group. Il compito del neuromarketing è quindi quello di analizzare le scelte dei consumatori in base a esperienze sensoriali, inconsce e emozionali.

Quali sono gli strumenti del neuromarketing
Il neuromarketing si affida a tecniche che sono sempre più all’avanguardia.

  • Uno degli strumenti più utilizzati nelle analisi è il cosiddetto eye-tracking, che permette di monitorare il movimento degli occhi degli interlocutori per capire dove letteralmente “cade l’occhio”, quali sono i punti in cui lo sguardo si fissa quando viene portato avanti un acquisto. Inoltre, attraverso questo strumento, è possibile anche rilevare la dilatazione delle pupille per tracciare le reazioni emotive dei soggetti coinvolti.

 

  • C’è poi quello che viene definito il brain imaging, ossia la mappatura delle attività celebrali. Attraverso questo monitoraggio è possibile analizzare la funzionalità delle varie aree del cervello e attribuire un significato in base agli stimoli somministrati.
  • Un altro metodo efficace è sicuramente il Facial Action Coding System (detto anche FACS), uno strumento meno invasivo che permette di misurare e studiare i movimenti dei muscoli del volto. Non solo permette di capire quali stimoli ci fanno sorridere, ma anche di distinguere tra una vera reazione di felicità e un sorriso finto, di circostanza.
  • Infine, è importante sapere che quando un cliente vuole comprare un prodotto, è più probabile che la transazione vada a buon fine quando l’acquisto è collegato a un’esperienza sensoriale: il consumer journey si basa proprio sulla necessità di creare il giusto incontro tra acquisto e attivazione sensoriale ed emotiva. Insomma, un ottimo modo per fidelizzare la clientela. Un esempio su tutti: alcuni negozi di abbigliamento che diffondono, all’interno dei propri punti vendita di tutto il mondo, la stessa fragranza.

Per far crescere qualunque tipo di business è quindi importante, accanto agli strumenti canonici di conoscenza del consumatore (sondaggi, focus group etc…), affidarsi anche agli strumenti offerte dalle neuroscienze. Perché, se è vero che i sondaggi possono fornire risposte razionali e ponderate, è molto più probabile che gli acquisti vengano portati avanti attraverso processi decisionali più “di pancia”, ed è bene quindi conoscere questo tipo di attività cerebrali. L’obiettivo quindi non è quello di “ingannare” la mente dei consumatori, ma piuttosto quello di conoscerla fino in fondo, alla ricerca della verità che sta alla base dei meccanismi del cervello.

 

 

Il neuromarketing e il web
Ovviamente tutte queste strategie e questi strumenti possono essere applicate anche al web. Sempre più spesso i siti vengono ottimizzati in base proprio ai parametri decifrati attraverso le nozioni del neuromarketing: tracciare i comportamenti dei click o i movimenti degli occhi dell’interlocutore su una pagina web consente di valutarne l’efficacia. Allo stesso modo fattori come la scelta del font utilizzato o dei colori del sito possono essere dettati proprio da analisi volte a colpire un determinato target. Non si tratta solamente di capire quali sono i contenuti più visualizzati o su cui si concentra l’attenzione dell’utente, ma soprattutto capirne il perché: in questo modo il neuromarketing ci permette di costruire una comunicazione più efficace e, se si parla di aziende che vendono un prodotto o un servizio, molto più redditizia.