Partnership Mashable Social Media Day e Copernico

Partnership Mashable Social Media Day e Copernico

Oggi parliamo del lavoro di freelance, professionisti, nomadi digitali e sturtup connessi ai nuovi spazi e alle agevolazioni messe in atto da Copernico per venire incontro alle esigenze dei suoi smart worker.

Le statistiche indicano che il lavoro autonomo è in costante aumento. Questo perché negli ultimi 10 anni si è assistita in America così come in Europa ad una radicale trasformazione di massa: quella dai lavoratori dipendenti in freelance. 

Un paio di anni fa  un’analisi di Edelman Intelligence per i network Freelancers Union e Upwork aveva calcolato che poco meno di un terzo dei lavoratori statunitensi si poteva già considerare un freelance. In USA oggi ci sono 53 milioni di freelance e si prevede un esponenziale aumento fino al 50 % della forza lavoro entro il 2020.

Ciò porta all’aumento degli spazi di coworking, che stanno crescendo rapidamente in tutto il mondo diventando il punto di riferimento per i liberi professionisti.

Se anche tu fai parte della categoria dei freelance, ti sarai più volte accorto che lavorare da casa può essere vantaggioso (a livello economico e di privacy), ma può anche lasciarti isolato e soggetto a distrazioni che possono influire sulla tua produttività. Proprio sulla base di queste teorie ti sarai più volte chiesto come sarebbe lavorare in uno spazio dedicato allo smart working.

I vantaggi sono molti e tra i predominanti c’è sicuramente il legame alla community di altri freelance e professionisti come te oltre all’aspetto del livello economico (in un coworking il prezzo per lo spazio dell’ufficio è molto inferiore a quello che dovresti affrontare nel prendere in gestione un ufficio).

copernico centrale coworking milano

Copernico, tutt’oggi è la più grande piattaforma per lo smart working d’Italia, con oltre 60.000 mq di spazio offre ai suoi freelance tantissimi servizi tra cui ristorante, parco, lounge, teatro e palestra. La possibilità ulteriore è quella di poter usufruire degli spazi Copernico anche nelle altri sedi sparse in Italia a seconda dei tuoi viaggi di lavoro o dei tuoi spostamenti.

La prima sede di Copernico è nata a Milano, città capitale della moda, nel 2015 con il MainHub di Copernico Centrale nelle vicinanze della stazione ferroviaria. Centrale di nome e di fatto: tutt’oggi comprende oltre 1300 members e 280 aziende. La presenza di Copernico a Milano comprende attualmente ben 8 building con una ClubHouse (Brera), quattro MainHub e tre MiniHub.

ClubHouse Brera, situata nel cuore della città e invece un member club con una business community varia e stimolante. Uno spazio elegante e chic dove poter incontrare i clienti per un pranzo di lavoro o un meeting importante e poter usufruire di tutti i servizi messi a disposizione dalla struttura.

Blend Power in Piazza IV Novembre 7, oltre che essere “letteralmente” davanti alla stazione Centrale di Milano, dà la possibilità con i suoi undici piani di uffici, di avere a disposizione sale meeting e lounge in un contesto che parla con un nuovo modo di lavorare.

La nuova sede in Martesana, si trova al centro della nuova rivalutazione dell’area Nord Milanese. Comoda per la possibilità di trovarsi nella via principale di ingresso alla città con una grande aria parcheggio e ferrovie nelle vicinanze, il MainHub comprende 6.500 mq di spazio in tre building distinti ma interconnessi in cui si respira socialità e condivisione. 

Copernico Tortona 33, in uno dei quartieri più cool di Milano, è uno spazio dinamico in cui il meeting si tiene nella lounge, la call si fa nel phone-boot, l’aperitivo da Me.nu, lo smart working cafè Copernico (menu.copernic.co); il tutto in un ambiente dai materiali naturali grazie all’utilizzo in tutto l’edificio di pitture Airlite.

Last but not least, Copernico Isola for S32: nel cuore del quartiere che meglio ha saputo rinascere e reinventarsi negli ultimi anni, Isola. Questa è la sede fisica del Fintech District milanese che nasce con l’obiettivo di creare un ecosistema specializzato nelle tecnologie per i servizi finanziari (progetto promosso da SellaLab, piattaforma di innovazione del Gruppo Banca Sella e Copernico). 

Copernico Torino Garibaldi, Copernico Roma Barberini e D’amico ve le lasciamo scoprire sul portale coperni.co.

copernico s32 coworking

Ma parliamo di prezzi: per venire incontro agli smart worker, Copernico offre dei piani membership declinati in tre possibilità d’uso:

Membership Daily per l’uso giornaliero degli spazi

Membership Boost per lavorare dove sei più comodo 

Membership Cross* per seguirti ovunque si muova il tuo business.

Questi pacchetti sono esattamente tutto quello di cui hai bisogno per il meglio del tuo lavoro da freelance

Grazie alla partnership tra Mashable Social Media Day e Copernico,  oggi ti diamo la possibilità di usufruire di tutti i vantaggi offerti con un favoloso sconto.

*Infatti potrai usufruire di uno sconto del 15 % sul pacchetto Membership Cross usando il codice sconto SMDAYIT

Questa Membership offre ai propri iscritti la possibilità di utilizzare tutte le location Copernico in cui Wifi a banda larga, reception, area caffè, lounge e library sono solo una minima parte di tutto quello che la community di Copernico può offrirti.

Quindi cosa state aspettando? Una community di smart worker vi sta aspettando.

Federica Mori, Social Media Strategist del Mashable Social Media Day 2018

Federica Mori, Social Media Strategist del Mashable Social Media Day 2018

L’edizione 2018 del Mashable Social Media Day sarà speciale per tanti motivi. La competenza dei relatori, l’ampiezza della location e il numero di partecipanti rappresenteranno elementi distintivi che, anche quest’anno, alzeranno l’asticella di un evento sempre più unico del suo genere.

Ma la vera forza di un evento, lo sappiamo, sono le persone che lo compongono del giorno-per-giorno. Parliamo di Eleonor

a Rocca, infaticabile Founder e vertice di una piramide organizzativa complessa ma stimolante. Parliamo, soprattutto, del team di lavoro, ampio e appassionato, che supporta la promozione dell’evento lungo tutto l’anno.

Tra queste persone abbiamo il piacere di presentarvene una in particolare, Federica Mori, che per prima si presta gentilmente al formato dell’intervista. Perché il Mashable Social Media Day 2018 è l’evento in cui si celebra il digitale, certo, ma soprattutto le persone stupende che gli danno un volto e un’anima.

Federica Mori

Dal liceo all’università, un elemento risulta stabile nel tuo percorso di formazione: l’interesse verso le materie umanistiche. Quanto sono importanti per te le competenze umanistiche nel campo dei social media e della comunicazione aziendale?

“Sono tutto! Di non essere portata per i numeri e le materie scientifiche l’ho capito da subito, per questo ho scelto un percorso più umanistico. Volevo fare psicologia, poi ho virato verso la pubblicità, che in effetti non è tanto diversa. Gli studi umanistici mi hanno permesso di sviluppare un percorso legato alle persone e ai consumi che si è rivelato fondamentale con la nascita dei Social Media e che mi ha aiutato a capirli fin dall’inizio, quando in Italia ancora non si parlava di Facebook e delle sue potenzialità legate all’utilizzo business. Mi sono quindi rimessa a studiare, e mi sono dedicata al Facebook Marketing, che oggi è una delle mie attività principali”.

In quanto freelance lavori con clienti eterogenei e affronti sfide continue. Quali servizi offri nello specifico e che valore dai alla carriera da libera professionista?

“Mi occupo principalmente di Facebook Marketing e di Ufficio Stampa. L’essere libera professionista mi permette di poter scegliere con chi lavorare, in base al progetto. Questo ha significato molto nella mia decisione di mettermi in proprio. Se una cosa ti piace la fai più volentieri, no? Per me questo è fondamentale.

Lavoro sia con piccole/medie aziende che con attività locali quali Ristoranti, Hotel e negozi, che sono quelli che oggigiorno hanno una risposta più “veloce” alle attività su Facebook perchè “seguite” da piccole community che hanno interesse a rimanere aggiornate sul nuovo prodotto, sullo sconto o sul piatto della settimana. Una pagina con contenuti interessanti, uno stile grafico omogeneo e accattivante, la presenza costante per rispondere e interagire con i fan e qualche campagna adv ben mirata sono gli “ingredienti” da cui partire per creare una buona strategia che soddisfi il cliente.

Creare interazioni e relazioni è sempre più importante. Lavoro con la stampa fin dal mio ingresso in agenzia (2007) e ho visto come l’avvento di blogger e influencer ha cambiato il concetto di PR facendole diventare oggi sempre più digital. Non si può più fare Ufficio Stampa senza affiancare alla buona (e vecchia) carta stampata una strategia di Digital PR: in certi settori, come il beauty o il fashion, le persone per scoprire le tendenze della prossima stagione tendono a seguire più gli influenzer che a leggere le riviste. Ma io non demordo e continuo a fare re-call alle giornaliste e sfogliare con calma i giornali, con una tazza di caffè in mano. Perché nella carta stampata io continuo a credere, avrà sempre il suo peso”.

Parlaci un po’ di te. Tra sport e hobby, cosa ama fare Federica Mori nel suo tempo libero?

“Essere libera professionista mi permette di gestire al meglio il mio tempo: posso anche lavorare 10/12 ore al giorno, dal lunedi al venerdi, ma sabato e domenica sono off line: telefono spento, per ricaricare le batterie.

Amo la montagna. Sono in parte “di casa” a Madonna di Campiglio dove d’inverno mi concedo qualche pista in snowboard ogni weekend. D’estate mi divido tra Campiglio e la Val di Fassa dove mi rilasso, tra passaggiate, amici e buona cucina.

Leggo molto, quando possibile all’aperto. Amo soprattutto i gialli ma mi concedo anche “intervalli” più leggeri e frivoli. Ho degli autori che seguo da 20 anni e di cui leggo ogni cosa appena viene pubblicata, come ad esempio Michael Connelly, Patricia Cornwell, Donato Carrisi, Kepler Lars ma anche Sophie Kinsella, Banana Yoshimoto, Federica Bosco, Dan Brown e ovviamente J.K. Rowling, che non finirò mai di ringraziare per Harry Potter.

Sono anche una maniaca di Serie TV. Nei ritagli di tempo, la sera o nei weekend di pioggia, faccio vere e proprie maratone tv per recuperare le puntate perse. Guardo di tutto: Crime, Medical Drama, Fantasy e tutte le serie di Super Eroi basati su Marvel e DC Comics. Diciamo che l’abbonamento a Netflix e Sky lo sfrutto per bene!”.

Come sei entrata per la prima volta in contatto con l’evento e quando hai deciso di abbracciarne l’organizzazione?

“Ho conosciuto Eleonora nel gruppo Socialgnock. Quando ha parlato per la prima volta del SMDAYIT ho deciso di parteciparvi. Poi ha chiesto se qualcuna era disponibile per il live tweeting dell’evento e mi sono candidata. Era il Giugno del 2015. Ho preso parte così al mio primo SMDAYIT e, dopo aver visto l’entusiasmo che ci metteva Eleonora e la voglia di renderlo un evento sempre più grande, ho “sposato” il progetto di Ele e mi sono resa disponibile per le edizioni successive. Vedere l’edizione 2017 con oltre 1000 partecipanti è stata una grande emozione e soddisfazione, come sapere di aver dato il mio piccolo contributo, anno dopo anno, per renderlo l’evento Digital TOP in Italia! Per questo quando Eleonora mi ha chiesto di avere, per il 2018, un coinvolgimento maggiore nell’organizzazione non ho potuto che dirgli di sì. Sarà ancora più grande, più internazionale e più cool dell’anno scorso. Chi se la perde se ne pentirà amaramente! ;-)”.

Sotto il sole della Sicilia insieme alla blogger Giada Pappalardo di GLAM PHOTO MIX.

Sotto il sole della Sicilia insieme alla blogger Giada Pappalardo di GLAM PHOTO MIX.

Oggi per il #SMDAYITONTHEROAD voliamo in Sicilia, per conoscere Giada Pappalardo, blogger da 28,5 mila followers su Instagram.

Hai 140 caratteri. Raccontaci il tuo blog in un tweet.

Il mio blog è un diario personale e un album di fotografie. Racchiude le mie passioni più grandi: la fotografia, i viaggi e la moda. Racchiude me.
Quando e come nasce GlamPhotoMix?
Nasce nel 2012, dalla voglia di mettermi in gioco, ma è stato abbandonato e ripreso più volte. È cresciuto nel tempo e adesso è da circa un anno che ha quest’impostazione fotografica.
Il tuo blog è presente su Facebook e Instagram. Come mai hai scelto questi canali social?
Ho scelto questi canali perché sono fondamentali per me. Giocano un ruolo essenziale per veicolare il blog, e sono i social network che uso nel quotidiano.

Parliamo del tuo profilo Instagram. Cosa scegli per realizzare i tuoi scatti: reflex o smartphone?
Li utilizzo entrambi ma negli ultimi tempi preferisco postare per la maggior parte foto scattate con la mia amata Pentax. Ho un occhio fotografico molto critico e vedo imperfezioni ovunque. Per me la fotografia è un’arte e in ogni scatto cerco di mettere qualcosa di me, cosa molto difficile tramite uno smartphone.

Quando ti sei appassionata alla fotografia? Hai frequentato dei corsi?
Sono appassionata di fotografia da sempre. Ma è solo nel 2012 con l’arrivo della mia prima reflex, un regalo da parte di mio zio appassionato anche lui di fotografia, che mi sono innamorata di questa forma d’arte. Non ho frequentato nessun corso, solo qualche workshop, poi ho imparato tutto da autodidatta.
Sul tuo profilo Instagram, nulla è lasciato al caso, come organizzi la pubblicazione sui tuoi canali social?

Sul tuo profilo Instagram, nulla è lasciato al caso, come organizzi la pubblicazione sui tuoi canali social?

Curo molto Instagram e anche se sembra ci sia un piano editoriale ben stabilito, come in ogni strategia di social media marketing che si rispetti, io pubblico a ispirazione, senza sapere quello che pubblicherò dopo, seguendo sempre una linea visiva ben definita.

Primo viaggio in Sicilia: quale itinerario consiglieresti?

Amo tutta la Sicilia, ma se vi posso consigliare vedrei per la prima volta la parte di Catania o Taormina che secondo me è Sicilia pura. E poi Siracusa, io ce l’ho nel cuore!

Intervista a Francesca Crescentini, alias Tegamini.

Intervista a Francesca Crescentini, alias Tegamini.

Il nostro viaggio alla scoperta dell’innovazione sul territorio questa settimana gioca in casa e fa tappa a Milano, nel regno di Francesca Crescentini, alias Tegamini. Ha conquistato il web con la sua spontaneità e le sue vestaglie (dice lei). Nel 2016, ha vinto il premio come migliore Snapchatter ai Macchianera Awards grazie ai suoi imperdibili racconti di vita quotidiana, alle prese con il marito Amore del cuore, il figlio Minicuore, un gatto nero di nome Ottone, e alla sua rubrica librini tegamini. L’abbiamo incontrata per conoscere più da vicino la sua storia e questo è quello che è venuto fuori!

1. Quando è nato Tegamini e com’è cresciuto il blog nel tempo?

Tegamini (più o meno così come lo vediamo oggi) è nato nel 2010, anno di nuovi inizi e di considerevoli slanci energetici. Lì per lì era veramente un gran pentolone e ospitava una miriade di micro-storie e annotazioni estemporanee che ora ho la possibilità di dirottare più efficacemente su altri social. Lo spirito di “contenitore imprevedibile” è rimasto, ma ho cercato di strutturare gli argomenti con un po’ più di precisione. Voglio continuare a farmi guidare dalla curiosità e dal gusto per la scrittura, senza però abbandonarmi al caos più completo. I cambiamenti più incisivi, direi, toccano l’idea stessa di blog (che ora fa parte di una rete più vasta di canali social che possono aiutarmi a raccontare il mio quotidiano o a dedicarmi a un tema preciso, alimentandosi a vicenda) e l’aumento significativo delle interazioni con le aziende e, di conseguenza, dei contenuti legati ai brand – con tutte le delicatezze gestionali ed editoriali che ne derivano.

2. Dal 2010 a oggi, il web è cambiato molto. Come hai vissuto queste trasformazioni?

Diamine, per rispondere sensatamente ci vorrebbe una tesi di laurea (anzi, una per ogni potenziale parte in causa: azienda, brand, blogger, fruitore “base”, agenzia digital, galassie conosciute e universi paralleli…), ma cercherò di farla breve. Nasco ottimista, poi capita che mi ridimensioni. La sensazione è che sia successo tantissimo e che ci sia ancora della strada da fare perché questo “tantissimo” possa essere davvero gestito e padroneggiato in maniera del tutto razionale e positiva. La cosa bella – e complicata – è il moltiplicarsi dei linguaggi e delle possibilità espressive e narrative. Prima il mezzo privilegiato era la parola scritta, ma ogni nuova piattaforma ha ampliato lo spettro, rendendo l’immagine (più o meno in movimento) una componente centrale. I contenuti sono diventati più ricchi e complessi – il che è una buona notizia per chi ha voglia di sperimentare e parecchio da raccontare – e anche un po’ più “democratici”, almeno a livello di produzione. Si vedono solo meraviglie? Affatto. La gestione della propria presenza sul web è diventata più semplice? Nemmeno. Si sfocia spesso nell’inopportunità? Certo. Ma mi piace pensare che prima o poi riusciremo a metabolizzare la grande libertà che abbiamo a disposizione, impegnandoci a migliorare gli spazi che popoliamo.

3. La modifica dell’algoritmo di Facebook ha gettato molti addetti ai lavori nel profondo sconforto. Si può vincere la battaglia contro l’algoritmo di Facebook anche senza ADV?

No, per definizione. Se Facebook decide di strutturare l’algoritmo in modo che emergano i post sponsorizzati (o determinati formati) non penso ci siano troppi appigli per opporsi coraggiosamente. Da utente, però, credo che l’occasione sia propizia per intervenire attivamente su quello che mi viene proposto. Da buffa inventrice di cose da leggere e da guardare, invece, sono convinta che sia saggio coltivare la propria community con attenzione, cercando di creare interazioni di qualità. Mi piace pensare che si possa crescere in organico proponendo contenuti riconoscibili, curati e con una “voce” che riesca davvero a raccontare qualcosa di rilevante per l’utente. Si cresce più lentamente e in maniera meno eclatante, ma si cresce insieme a un pubblico che “c’è” davvero.

4. Com’è sbocciato l’amore per Snapchat? Dopo quanto tempo hai iniziato a vedere i primi risultati?

Ho cominciato a usare Snapchat un annetto fa, quando sono rimasta a casa in maternità. E credo di aver avuto (seppur involontariamente) un buon tempismo, visto che in quel periodo la piattaforma (almeno in Italia) stava registrando il primo vero momento di grande crescita. L’esordio è stato all’insegna della più totale cialtroneria – I FILTRI CON LE BESTIOLE! –, poi ho cercato di escogitare un modo per rendere “utile” il canale e ho iniziato a parlare di libri, creando una mini-rubrica di consigli letterari che continua ad apparire all’improvviso mentre racconto i fatti miei. La combinazione ha funzionato… anche se credo sia tutto merito delle mie straordinarie vestaglie.

5. Qualche istruzione per l’uso: come fare ad andare oltre la frustrazione iniziale e iniziare a muovere i primi passi su Snapchat?

Il fastidio dell’interfaccia non si supera, secondo me. Ma si impara a conviverci. Certe macchinosità svaniscono con l’allenamento e, a quel punto, il problema diventa chi seguire e cosa guardare. Temo di non essere la persona più adatta a raccomandare trucchi, scorciatoie e snellimenti metodologici – non mi è mai venuta voglia di sfornare manco il mio Bitmoji, figuriamoci -, ma l’unico consiglio che posso dare è di osservare bene quello che succede e di sperimentare (senza particolari manie di grandezza o aspirazioni da cabarettista).

6. La tua rubrica librini tegamini è stato un vero successo. Pensi che possa essere visto come un segnale che, anche settori tradizionali come l’editoria, debbano esplorare nuovi linguaggi per arrivare al pubblico?

Non ho la pretesa di ergermi a segnale capace di indicare la rotta a un intero settore, ma quel che posso dire è che, su internet e sulle varie piattaforme, i libri sono un tema sentito e vivace. Le statistiche continuano a confermarci che i lettori sono pochi, ma quei pochi sembrano frequentare i social e utilizzare il web in maniera piuttosto massiccia – come fa ormai qualsiasi consumatore, mi viene da dire. Credo che l’editoria, in un contesto di questo tipo, abbia l’enorme vantaggio di un prodotto ricchissimo: il libro è un oggetto narrativo capace di informare, intrattenere, emozionare. Chi vende grissini o detersivi (con tutto il rispetto per grissini e detersivi) non ha una tale fortuna, in termini di spendibilità contenutistica (e quindi “social”) della propria offerta – e i brief che arrivano alle agenzie digital richiedono tipicamente di far diventare ICONIC, UNCONVENTIONAL ed EMOTIONAL un mattone, ad esempio. L’editoria non avrà mai questo problema, penso, ma ce ne sono altri. Le case editrici (soprattutto quelle di lungo corso) non sono quasi mai strutturate per metabolizzare tempestivamente le novità o per gestire in tempo reale un’interazione come quella che una presenza social comporterebbe. E, anche quando la cultura aziendale aiuta, ci sono spessissimo problemi di organico, competenze, budget, organizzazione e di legittimazione gerarchica di un investimento di questo genere. Sarebbe bellissimo inventare un progetto digital per ogni libro che esce, insomma, ma non sempre ci si riesce e non sempre si trova il modo di lavorare su Twitter come ha fatto Einaudi. O di alimentare un portale come Il Libraio, di GeMS. O di usare il web e i social come una leva promozionale e di approfondimento costante come succede da NN o Minimum Fax.
7. Su Instagram stories hai lanciato la serie PuPAZZI. Come ti è venuta in mente questa nuova “rubrica”?

Instagram Stories è stato a lungo un mistero. Da utente di Snapchat, ho vissuto la parziale fuga sull’altro canale di parecchie persone che seguivo – e non posso di certo biasimarle. La situazione è ancora fluida, confusa e ricca di sovrapposizioni, visto che il trend generale è ancora un po’ quello del “devo esserci assolutamente – sempre, ovunque e comunque”. Non volendo replicare su Stories quello che faccio su Snapchat, ho usato Instagram molto poco – e, sulle prime, quasi esclusivamente quando mi veniva richiesto da un cliente. Un pomeriggio, però, ho casualmente capito che cosa dovevo farci. Ero a quattro zampe sul tappeto insieme a Minicuore, stanca come un asino e seppellita da due metri cubi di giocattoli assurdi. Io, di base, sono una mamma allegra, ma ad alcuni momenti di coma (a cui tipicamente si accompagna l’acuto desiderio di una solerte tata inglese) non si può sfuggire. Ammetterlo è disdicevole, però, perché l’universo ci vuole multitasking, euforiche, esultanti e devotissime alla prole – ma anche indipendenti, autoironiche, montessoriane e pazientissime. Non sentendomi all’altezza della complessità del ruolo, ho affidato i miei sentimenti ai PuPAZZI. Sono le tre e mezza del pomeriggio ma ti sembra di essere sveglia da tutta la vita? C’è un PuPAZZO che potrà gridarlo impunemente al mondo. E così è andata. Stories mi sembrava il mezzo più adatto per un “fotoromanzo”, visto che ha una gestione dei testi molto più elastica di quella di Snapchat e c’è amore e comprensione anche per le immagini statiche.

8. Tra i tuoi canali social hai anche YouTube, ma non è molto aggiornato. Come mai hai scelto di “abbandonare” questo canale?

Per presidiare dignitosamente Youtube non credo basti piazzarsi su una seggiola e sfornare un monologo di 18 minuti in piano sequenza, un po’ come quelli che producevo io. Trovare qualcosa da dire non è mai stato un problema per me, ma i video vanno editati, montati, musicati e sistemati in una miriade di modi che non ho mai avuto il tempo (e neanche l’impellente esigenza, devo dire) di apprendere con sufficiente scioltezza. La “gloria” è migrata su Youtube (e Facebook privilegia il formato video), è vero, ma se al momento non mi sembra di poter creare dei contenuti all’altezza, preferisco astenermi.
9. Utilizzi qualche tool o strumento per la gestione dei tuoi canali social?

Tweetdeck. E stop. 🙂

10. Per concludere una domanda scontata ma indispensabile: tre libri che non possono assolutamente mancare nella valigia quest’estate?

Le ultime cose belle che ho letto – e che consiglio con trasporto – sono The Handmaid’s Tale di Margaret Atwood (in italiano, Il racconto dell’ancella, pubblicato da Ponte alle Grazie), Non dimenticare chi sei di Yaa Gyasi (Garzanti) e Il giro del miele di Sandro Campani (Einaudi). Nella mia wishlist estiva, invece, ci sono The Idiot di Elif Batuman (perché I posseduti era un prodigio e voglio leggere tutto quello che mai al mondo deciderà di scrivere), I Hate the Internet di Jarrett Kobek e La ricerca del leone di Russell Hoban.

Vuoi saperne di più su Snapchat e Instagram? Non perdere l’appuntamento con i nostri workshop!

Dublin Tech Summit 2017, il racconto delle giornate

Dublin Tech Summit 2017, il racconto delle giornate

Mercoledì 15 febbraio il Dublin Tech Summit ha aperto le porte del Convention Center Dublin a partecipanti provenienti da tutto il mondo. L’evento, alla sua prima edizione, ha posto l’accento su argomenti che oggi influenzano le scelte aziendali come FinTech, Internet of Things e Big Data.

DTS CEO Noelle O'Reilly

DTS CEO Noelle O’Reilly

Il CEO del Dublin Tech Summit, Noelle O’Reilly, ha dichiarato: “Abbiamo puntato su Augmented Reality, Big Data e Internet of Things, perché riteniamo che questi fattori stiano dimostrando una notevole influenza sulla crescita della produttività aziendale, ma anche la necessità di formare nuova mano d’opera o di dipendere da partner esterni. E la loro influenza non si limita al settore tecnologico, ma abbraccia e abbraccerà sempre più tutti i settori”.
Nelle sessioni dedicate al Fintech si è discusso di come il sistema blockchain stia cambiando lo status quo finanziario per diventare una pressante preoccupazione nelle stanze di potere di tutto il mondo.

Interessante anche il panel “Come Banca e Tecnologia in partnership stanno plasmando il futuro della Blockchain”, con esperti di settore come Eddy Travia, CEO di Coinsilium; Bruce Pon, fondatore e CEO di BigchainDB; Damian Richardson, Responsabile Innovazione e Iniziative strategiche di RBS e Kaida Ruusalepp, fondatore e CEO di Funderbeam, che hanno discusso delle possibili evoluzioni della tecnologia.

Gary Vaynerchuk

Gary Vaynerchuk

Uno dei punti salienti del programma è stato il keynote Gary Vaynerchuk. Noelle O’Reilly lo ha introdotto ai partecipanti come “Una delle persone che ci hanno spinto a costruire questo evento”. Al suo cospetto oltre 2.000 partecipanti, che hanno avuto la fortuna di ottenere un posto nella sala principale e che hanno applaudito con reverenza all’intervento. Per i fan irriducibili, l’angel investor e imprenditore seriale ha poi tenuto uno speech di coaching: un ottovolante da brivido di autenticità, onestà e di business motivazionale.

A seguito dell’intervento di Gary Vaynerchuk sulla cosiddetta ‘Thank You Economy’, si è tenuto un panel con altri leader del settore della  comunicazione – tra cui Ross Kingsland, fondatore e CEO di Inception Business Solutions; Bruce Daisley, Vice President EMEA di Twitter e Kieran Flanagan, Vice President Marketing di HubSpot – che hanno parlato dell’evoluzione di strumenti e tecniche di marketinge dell’importanza delle diverse piattaforme. “Molte aziende lavorano molto bene su una o due piattaforme – ha spiegato Kieran Flanagan – impegnandosi in maniera superficiale sulle altre e non facendo un lavoro di qualità uniforme. La gente cerca di fare troppo e poi resta sfiduciata”.

Uno dei momenti clou della giornata è stato poi l’intervento del veterano della Pixar Matthew Luhn che ha parlato dell’arte dello storytelling. Luhn ha affermato che chi racconta la storia migliore riesce a creare una connessione fortissima col proprio pubblico e a trasmetterla al brand che rappresenta.
Ha parlato poi della sua esperienza nella creazione di alcuni tra i più importanti film d’animazione del nostro tempo, “Pixar ha trasformato il processo creativo, sperimentando su di sè, lasciando il potere decisionale agli storyteller invece che ai dirigenti”.

Successivamente Luhn si è unito a Jimmy Chamberlin, co-fondatore e batterista dei The Smashing Pumpkins e CEO di Blue Strategies, in una discussione su “Tech Development in The Arts” moderata da Donal Scannell, fondatore e CEO di Snow Furnace.
Secondo Chamberlin il lavoro dell’artista è quello di far si che le persone sentano qualcosa e identificare successivamente su cosa focalizzarsi e utilizzarlo come punto di forza”.
Luhn ha sottolineato invece che “Vivere il presente permette ad un artista di diventare il burattinaio del futuro”.

Lo speech clou del secondo giorno è stato quello di Cindy Gallop, founder e CEO di MakeLoveNotPorn, che ha sottolineato come il sextech crei posti di lavoro, raccontando che ogni giorno decine di persone scrivono all’azienda per candidarsi per posizioni lavorative.
È stata la stessa Cindy Gallop a coniare la parola sextech, che serve a definire qualsiasi tecnologia o lavoro che si concentri sulla sessualità o esperienza umana. In conclusione del suo speech la Gallop ha affermato che l’Irlanda può diventare un sextech hub e che, come già sottolineato, il settore presenta molte opportunità di lavoro.

L’evento, grazie il programma StartUp100 DTS che si è concluso con il pitch finale del 16 febbraio, ha fornito agli investitori presenti l’opportunità di conoscere startup promettenti. I finalisti sono state le società irlandesi Fillit e Flexiwage e l’australiana Virtual Legal.
Fillit è una piattaforma online che connette coloro che cercano spazi vuoti con spazi vuoti o sottoutilizzati.
Flexiwage è una piattaforma che fornisce ai dipendenti di una società benessere finanziario consentendo a ogni lavoratore di gestire il proprio reddito. Virtual Legal è un servizio online che fornisce servizi legali di prescrizione con un risparmio del 40% rispetto agli studi legali tradizionali. La competizione è terminata con la vittoria di Flexiwage.

#SMDAYIT è Media Partner del MARKETERs Festival!

#SMDAYIT è Media Partner del MARKETERs Festival!

 

Mancano due settimane alla prima edizione del MARKETERs Festival, l’evento di formazione e networking professionale firmato MARKETERs Academy e noi di Mashable Social Media Day non possiamo di certo perdercelo!
Il 26 Novembre, dalle ore 9, presso il Centro Congressi Villa Fiorita, a Treviso, si parlerà di digital marketing, brand management, imprenditorialità, soft skills, comunicazione digitale e molto altro: una giornata ricca di training e workshops con speakers di alto livello e industry professionals che si riuniranno in una location suggestiva come quella a Monastier di Treviso.

 

I partecipanti potranno scegliere tra due macro percorsi da seguire, che si articolano a loro volta in seminari (12 in totale) e case studies ad hoc, tenuti da relatori e formatori provenienti da importanti realtà italiane ed internazionali, tra cui OVS, Nintendo, Il Sole 24 Ore ed H-Farm.

Francesco Favaro, Co-Organizzatore, ci dice: “ Il MARKETERs Festival si rivolge a professionisti del marketing e appassionati di oggi e di domani, che vogliano non soltanto essere sempre al passo con gli ultimi trend in fatto di digital ma anche migliorare le proprie competenze trasversali. […] è anche un’ottima opportunità di networking per conoscere importanti realtà e talenti appartenenti al digital business e creare nuove sinergie tra persone che condividono lo stesso approccio al mondo del lavoro.”

Quindi cosa aspettate? Le registrazioni sono ancora aperte a questo link http://bit.ly/2dQIHz9: usa il codice  SMDAY per uno sconto esclusivo, valido fino all 22 Novembre.

Per maggiori informazioni sul MARKETERs Festival  andate sul sito ufficiale a questo link http://bit.ly/2dbEiDQ  o restate aggiornati seguendo le pagine ufficiali:
Linkedin http://bit.ly/2eqWtdD
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#SMDAYIT racconta il MARKETERs Festival (con un’intervista esclusiva!)

#SMDAYIT racconta il MARKETERs Festival (con un’intervista esclusiva!)

Si è conclusa sabato scorso la prima edizione del MARKETERs Festival a Treviso, dove noi di Mashable Social Media Day Italy abbiamo partecipato in veste di Media Partner. Una giornata ricca di incontri, con un ottimo mix tra formazione  e networking professionale, speech e workshop sui temi digitali più attuali e rilevanti per chi lavora nel mondo marketing e business.

Dall’opening speech di Anthony Smith, Executive Business Coach per dirigenti e manager, con un’esperienza da Direttore Vendite Nike Italia e Managing Director Levi Strauss Italia, al discorso conclusivo di Sebastiano Zanolli, Manager e Scrittore motivazionale, passando per due percorsi formativi paralleli: digital transformation e digital marketing.
Nelle 4 aule messe a disposizione dal centro congressi di Villa Fiorita si sono alternati oltre 12 relatori dal calibro di Fabrizio Renzi di IBM Italy al manager di Accenture Francesco Magagnino, da Monica Gagliardi di OVS – che ci ha parlato dell’importanza nel creare un collegamento tra brand e community – a Veronica Civiero di L’Oréal Luxe.

Tra tweet a colpi di #InboundMktg, #MF16 e tag a non finire, la nostra inviata speciale #SMDAYIT e co-organiser Isabella Cultrera, ha avuto anche l’onore di intervistare una delle speakers più influenti del settore:  Simona Portigliotti – ex Senior Brand Manager di Nintendo e attuale Senior Marketing Manager di Gamestop. –

“La passione per il retail mi ha portato a dire addio, dopo più di 12 anni, ad una grande azienda come Nintendo Italia e passare a Gamestop, con la quale stiamo già mettendo in atto diverse strategie interessanti: il giusto mix tra retail tradizionale e digital, nonché il connubio tra videogame e merchandising, sarà la nostra sfida numero uno per il 2017”.
Ma per una grande donna come Simona, le sfide sono sempre state all’ordine del giorno: d’altronde in oltre 20 anni di carriera di cambiamenti nell’ambito digital ne ha visti eccome, ma la cosa che più la entusiasma “è l’idea che nessuno può davvero sapere dove arriverà il digitale, e cosa ci riserva il futuro. C’è molta strada da fare e mi diverte il fatto che nessuno sa per certo cosa ne sarà”.

Il suo intervento al MARKETERs Festival si è incentrato sull’aspetto digital del brand management, dove ha parlato del caso Pokémon.
Durante la nostra intervista ci confessa che:  “il successo di PokémonGo è stato del tutto inaspettato, e non studiato a tavolino come molti pensano; abbiamo poi sfruttato la strategia digital per portare altri risultati: aumentare le vendite dei giochi tradizionali.”
Alla platea spiega: “Come ripescare i lapsed gamers? Basta un semplice retargeting, per ri-affezionare i vecchi consumatori”.

Lo slogan di questa prima edizione del festival firmata Marketer’s Accademy è stato Never Stop Learning, e alla domanda “Qual è l’aspetto più belli del tuo lavoro, e quello che ti piace meno?”

Simona risponde, ridendo: “Copio lo slogan dell’evento. You never stop learning’. Il fatto che non si smette mai di imparare è sicuramente una cosa che amo. L’aspetto negativo? You never stop”.

Ecco l’intervista completa a Simona Portigliotti:

1. Simona, di cosa ti occupi esattamente all’interno della società Nintendo Italia?

Direi di formulare la domanda al passato, visto che sono entrata ufficialmente a far parte di Gamestop esattamente il 2 Novembre. Quindi all’interno di Nintendo Italia ero Senior Brand Manager e mi occupavo di tutto l’aspetto marketing delle console portatili, dal licesing alle partnership, per l’Italia. Sono stati 12 anni e 3 mesi ricchi di soddisfazioni, dove io e il mio team abbiamo sempre cercato di trasformare un prodotto “estero” in uno “italiano”. Lo sviluppo del prodotto avviene in Giappone quindi da noi arriva il prodotto già finito, e la sfida del marketing department è quello di saper trasformare il prodotto da internazionale a nazionale, attivando anche partnership in loco e organizzando eventi locali.

2. Cosa ti ha spinto a intraprendere questa carriera?

Ammetto che non sono una gamer, e di certo non lo ero agli esordi. Posso dire che tutto parte da una passione “di pancia”. Il mio è stato un percorso spontaneo, in cui ogni passo e ogni scelta mi ha portato dove sono oggi, a volte anche in maniera casuale. Anche entrare a far parte di Gamestop è stato casuale: Gamestop è il cliente #1 di Nintendo e insieme abbiamo iniziato a ragionare su diverse strategie, in quanto si sta evolvendo molto verso il digitale, e da li ho deciso di iniziare questa nuova avventura con una società “USA”, dicendo addio al “Giappone”.

3. Quali evoluzioni, grazie al digitale, hai visto svilupparsi nel tuo lavoro quotidiano?

Sicuramente un tempo ci si focalizzava maggiormente anche su cinema e radio (a livello di marketing) mentre negli anni si è dato più rilievo alla TV e al digital. Inoltre il digital ha influenzato anche la velocità con cui è cambiato il retail, e mi incuriosisce il fatto che nessuno sa cosa ci riserva il futuro in questo ambito. I tempi cambiano ma non questo non deve essere per forza visto come una minaccia: sono le nuove esperienze che ci fanno crescere, ed andare avanti.

4. Ci sono aspetti del tuo lavoro che ami di più o meno? Quali sono gli aspetti negativi e positivi che ci vuoi raccontare?

Usando lo slogan del Festival ti posso dire “Never Stop Learning”. Perché è proprio vero… non si smette mai di imparare! Bisogna essere sempre curiosi, è la mia filosofia di vita. Un aspetto negativo invece è il fatto che non ti fermi mai, “you never stop”. E’ sempre tutto molto frenetico.

5. Alle aziende che si affacciano oggi al digitale quali consigli vorresti dare? Cosa diresti a quelle persone che tutt’oggi non credono nel potere del digitale?

Non credere nel digitale è sicuramente un errore. Esso non deve per forza sostituire i canali di vendita tradizionali, ogni azienda deve fare le proprie scelte in base al proprio prodotto e a ciò che la caratterizza, quindi di certo non dico che bisogna affidarsi al digitale al 100%, anzi. Non è detto che sia la soluzione giusta… o l’unica. Di certo mi sento di dire che il digitale può aiutare nella promozione e nella visibilità, quindi essere totalmente contro non è l’ideale. Io sono a favore di tutte le attività di marketing: online e offline, basta che siano intraprese secondo una strategia concreta e mirata.

6. Come mai hai deciso di partecipare come speaker al MARKETERs Festival, e perché hai scelto il topic del brand management legato alla sfera digitale, portando come case study “Pokémon”?

Mi piace molto partecipare ad eventi come questo, fare networking e conoscere nuove leve in ambito digitale e marketing. Parlare di PokémonGo, onestamente, mi è stato richiesto esplicitamente. Io avrei volentieri parlato di altro… però capisco la curiosità e la voglia di conoscere i retroscena di questo fenomeno, che – ammetto – è stato un successo inaspettato. Alcuni pensano sia stato studiato a tavolino… magari! Ciò di cui comunque parlerò è di come siamo riusciti a sfruttare la strategia digitale per portare altri risultati: aumentare le vendite dei giochi tradizionali.

7. Dal 2 Novembre sei entrata a far parte del team di GameStop nel ruolo di Senior Marketing Manager. Cosa ti aspetti da questa nuova avventura?

Ho sempre amato il retail, quindi è un po’ come tornare al passato. È un modo per arrivare direttamente al consumer, all’utente finale, attraverso il negozio…una cosa che mi piace molto. Ad oggi secondo me c’è poca verve nel retail e noi di Gamestop vogliamo lanciare una nuova sfida: a Roma e Udine abbiamo già aperto due store, Zing, in cui vendiamo solo merchandising, niente videogames, e mi dovrò occupare di tutto l’aspetto marketing, portando la mia esperienza digital e adattarla al tradizionale. Una sfida? Senz’altro.