Non lasciare nessuno indietro: i diritti della LGBTQ+ Community e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Diritti LGBTQ+ e SDGs

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2015 ha messo a punto l’Agenda 2030, che ha delineato 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile da raggiungere entro il 2030 in modo da aiutare e sostenere lo sviluppo globale entro il prossimo decennio. Quando parliamo di SDGs ci riferiamo agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che si basano sulla precedente serie di obiettivi globali, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs), che identificano 169 obiettivi specifici incentrati sulla creazione di un mondo economicamente, socialmente e ambientalmente sostenibile.

Tra questi obiettivi troviamo lo sradicamento della povertà estrema, la fine delle morti prevenibili di neonati e bambini sotto i 5 anni e il rafforzamento della resilienza ai disastri naturali, ma un pilastro fondamentale degli SDGs è la promessa di “Non lasciare indietro nessuno“, riconoscendo che per sradicare la povertà e creare un mondo veramente sostenibile, i 169 obiettivi devono essere raggiunti da tutta la nostra società globale, compresi i gruppi emarginati e le popolazioni vulnerabili. Come tale, questo principio è particolarmente rilevante per le persone omosessuali bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) che sono sistematicamente escluse dalla società sulla base del loro orientamento sessuale reale o percepito, identità ed espressione di genere e caratteristiche sessuali.

 

DDL ZAN

Negli ultimi mesi in Italia abbiamo assistito e siamo stati tutti coinvolti nelle discussioni e polemiche riguardanti il Disegno di legge noto ormai come DDL ZAN proposto da Alessandro Zan, che si pone l’obiettivo di contrastare qualsivoglia tipo di discriminazione. Sul frontespizio del disegno di legge sopracitato è possibile leggere queste parole che dovrebbero offrire un profondo spunto di riflessione per ognuno di noi: “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”.

Dunque, non parliamo di discriminazione solo nei confronti della comunità LGBTQ+, ma nel DDL ZAN vengono affrontare altre tematiche quali la violenza di genere e le discriminazioni nei confronti dei disabili e per coloro che commettono tali discriminazioni e violenze il disegno di legge prevede pesanti condanne.

La campagna di comunicazione del DDL ZAN, condotta sui social e non solo, ha suscitato numerosi consensi, ma anche altrettanti scontri.

Ripercorrendo la timeline degli eventi di questi ultimi mesi non possiamo tralasciare l’ormai noto discorso tenuto da Fedez durante il concetrone del Primo Maggio in cui si è scagliato contro i consiglieri della Lega che hanno espresso frasi apertamente omofobe nei confronti di tutta la comunità LGBQT, parole ed insulti inammissibili al giorno d’oggi.

Qualche settimana dopo, precisamente lo scorso 17 maggio abbiamo celebrato la Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia, e in questo scenario è impossibile non riportare le parole del Presidente della Repubblica Mattarella:

“La ferita inferta alla singola persona offende la libertà di tutti. E purtroppo non sono pochi gli episodi di violenza, morale e fisica che, colpendo le vittime, oltraggiano l’intera società. Solidarietà, rispetto, inclusione, come ha dimostrato anche l’opera di contrasto alla pandemia, sono vettori potenti di coesione sociale e di sicurezza.”

Le parole del nostro presidente si pongono l’obiettivo di raggiungere una consapevolezza e una coesione sociale rivolte non solo ad uno specifico segmento di popolazione, ma a tutti i cittadini della nostra Repubblica, una repubblica che deve difendere i diritti inalienabili di ognuno di noi.

 

Giugno: PRIDE MONTH

Continuando a ripercorrere il susseguirsi dei recentissimi eventi arriviamo al mese di giugno, mese in cui da anni si celebra il Pride e l’intera comunità LGBTQ, che prevede la realizzazione da parte della comunità di concerti, feste, debate, tavole rotonde, spettacoli teatrali e mostre.

Sfortunatamente le celebrazioni dell’anno scorso a causa della Pandemia sono state cancellate, ma oggi, grazie al graduale ritorno alla normalità, potranno riprendere le  varie iniziative che, sempre tendendo conto delle norme vigenti, coinvolgeranno tutto il territorio italiano da nord a sud: Roma, Torino, Milano, Lecco, Genova, Verona, L’aquila e Napoli.

Tutti gli eventi avranno il comune obiettivo di sensibilizzare la comunità tutta e sostenere l’approvazione del disegno di legge DDL ZAN.

Vogliamo però ricordare che celebrazioni, manifestazioni, opportunità di dialogo e confronto non sono relegate solo al mese di giugno perché il PRIDE MONTH IS EVERY MONTH!

Alla luce di tutti questi eventi, oggi più che mai chiediamo ai governi e alle organizzazioni per lo sviluppo di tutto il mondo di mantenere la loro promessa e di assicurarsi che le sfide affrontate dalle LGBT community siano prese realmente in considerazione in risposta risposte agli SDGs.

Noi cittadini di questo villaggio globale abbiamo il potere, il diritto e il dovere di far ascoltare la nostra voce indipendentemente dal nostro orientamento sessuale, dalla religione, dall’etnia o dal genere, per creare insieme una società in cui ogni persona sia accettata senza eccezione alcuna.

 

Anna Moschetta

Communication Trainee | Digital Innovation Days

Come funziona l’algoritmo di Instagram. Le novità (e le conferme!) 2021

Come vengono selezionati i contenuti che ci vengono mostrati? Quali “segnali” hanno più valore? Come puoi indirizzare l’algoritmo e influenzare ciò che vedi sul Feed, nelle Stories, nei Reels? Ce lo ha svelato Adam Mosseri, CEO di Instagram.

 

L’algoritmo, questo sconosciuto.

“È difficile fidarsi di ciò che non si capisce”. Comincia così il lungo articolo, firmato da Adam Mosseri, CEO di Instagram, pubblicato pochi giorni fa direttamente sul blog della società, dal titolo “Shedding More Light on How Instagram Works”.

Il riferimento è al famoso “algoritmo”, ossia quell’insieme di fattori che decide quali post mostrare e a quali persone, decretando in questo modo il successo o l’insuccesso di una strategia, quanto di più misterioso possa esistere in ambito social, difficile da comprendere, appunto, nelle sue caleidoscopiche sfaccettature e nei meccanismi che lo regolano. Pur essendoci, spiega Mosseri, un unico metodo di funzionamento per gli algoritmi (ebbene sì, non è solo uno!), in realtà questi funzionano “su misura” rispetto al modo in cui le persone usano la applicazione, utilizzando “migliaia di segnali” per determinare ciò che appare nei loro Feed o nella sezione Esplora. “Quando siamo stati lanciati per la prima volta nel 2010 – continua il CEO – Instagram era un singolo flusso di foto in ordine cronologico. Ma poiché il numero degli utenti sulla piattaforma è cresciuto a dismisura, è diventato impossibile per la maggior parte delle persone vedere tutto. Nel 2016, gli utenti di Instagram perdevano il 70% di tutti i post nel Feed, inclusa quasi la metà dei post dei loro stretti contatti. Quindi abbiamo sviluppato e introdotto un Feed che classifica i post in base a ciò a cui tieni di più. Ogni parte dell’app – Feed, Eslpora, Reels – utilizza il proprio algoritmo su misura per come le persone lo usano”.

All’interno dell’articolo, il capo di Instagram ha quindi cercato di chiarire i complessi meccanismi che regolano ciò che poi di fatto visualizziamo nelle varie sezioni dell’app, e offre anche qualche suggerimento su come avere maggior controllo e provare a migliorare la visibilità dei nostri post. Vediamo nel dettaglio cosa avviene a livello di Feed, Stories, Esplora e Reels.

 

Feed e stories, priorità ai contatti più vicini. E alle nicchie!

“Nel corso degli anni – scrive Mosseri – abbiamo imparato che Feed e Stories sono luoghi in cui le persone vogliono vedere i contenuti dei loro amici, della famiglia e di coloro a cui sono più vicini”. Pertanto, la prima regola dell’algoritmo è appunto quella di isolare subito i post recenti condivisi dalle persone a noi più vicine, ovvero quelle che seguiamo”. Vale chiaramente per parenti e amici, ma anche per le famose “nicchie”, ossia quegli insiemi specifici di utenti che condividono con noi dei bisogni e delle preferenze specifiche. Sei un appassionato di fotografia e hai tra i tuoi contatti persone con la stessa passione? Con loro interagisci di frequente? Bene, Instagram le isolerà e ti mostrerà con maggiore facilità i loro post. Successivamente vengono presi in considerazione quelli che Mosseri chiama ‘segnali’. Ce ne sono migliaia. “Includono tutto – spiega – dall’ora in cui è stato condiviso un post all’utilizzo di un telefono o del Web, alla frequenza con cui ti piacciono i video”.

I segnali più importanti in Feed e Stories, più o meno in ordine di importanza, sono:

Informazioni sul post. Sono quei segnali che riguardano la popolarità del post, ma anche informazioni più banali sul contenuto stesso, come quando è stato pubblicato, il tempo di permanenza degli utenti su quel post/video;

Informazioni sulla persona che ha pubblicato. Quanto è importante per te la persona che ha pubblicato quel post? Quante volte hai interagito con quella persona nelle ultime settimane? Bene, le risposte a questo tipo di domande sono i segnali a cui l’algoritmo dà rilevanza;

La tua attività. L’algoritmo tiene in ampia considerazione le tue preferenze, quali e quanti contenuti hai particolarmente gradito;

Il modo in cui interagisci. I “segnali” a cui qui si fa riferimento sono relativi alle modalità di interazione con i post di una determinata persona. Un esempio è se commenti o meno i post degli altri.

A partire da queste indicazioni, spiega Mosseri, Instagram fa una serie di previsioni, riguardo, per ciò che riguarda il Feed, “la probabilità che tu possa dedicare qualche secondo a un post, commentarlo, mettere mi piace, salvarlo e cliccare sulla foto del profilo. Più è probabile che tu intraprenda un’azione e più pesiamo quell’azione, più in alto vedrai il post”.

Accanto a queste regole base, ci sono poi degli accorgimenti o delle misure per contrastare il numero eccessivo di post da parte di una singola persona (i suoi post vengono “penalizzati” a livello di visibilità) o quei contenuti che vanno contro le Linee guida della community, ovvero le fake news.

 

Esplora, oltre i contatti stretti

Esplora, spiega Mosseri, è stato progettato per aiutarti a scoprire cose nuove. Molto diverso da Feed e Storie, dove la stragrande maggioranza di ciò che vedi proviene dagli account che segui, Esplora ha una griglia che è composta da foto e video che Instagram ha individuato e isolato solo per te, sulla base di segnali quali, ad esempio, i post che ti sono piaciuti, salvati e che hai commentato in passato.

I segnali più importanti che l’algoritmo tiene in considerazione, in ordine di importanza, sono:

Informazioni sul post. Si fa riferimento alla popolarità del post, e nello specifico al numero e alla velocità con cui altre persone apprezzano, commentano, condividono e salvano un post. Questi segnali sono molto più importanti in Esplora che nel Feed o nelle Storie.

– Interazione con la persona che ha pubblicato. Molto probabilmente il post è stato condiviso da qualcuno di cui non hai mai sentito parlare, ma se hai interagito con lui nel recente passato, questo fornisce a Instagram un’idea di quanto potresti essere interessato a ciò che ha condiviso.

La tua attività. Vengono considerati, quali segnali importanti, i post che hai gradito, salvato o che hai commentato in passato proprio in Esplora.

Informazioni sulla persona che ha pubblicato. Quello che vedi su Esplora dipende anche dalla quantità di utenti che hanno interagito nelle ultime settimane con la persona che ha pubblicato.

 

 

Reels, parola d’ordine “divertimento”

I Reels nascono con l’obiettivo farti divertire. Il processo di classificazione dei Reels è molto simile a quello che compone la griglia di Esplora: prima vengono individuati i Reels che Instagram pensa possano piacerti, poi questi vengono ordinati in base a quanto pensa potrebbero divertirti.

I segnali più importanti, in ordine di importanza, sono:

La tua attività. Sono quei segnali che aiutano Instagram a capire quali contenuti potrebbero essere rilevanti per te, quello che hai gradito e con cui hai interagito di più;

L’interazione con la persona che ha pubblicato. Come in Esplora, è probabile che il video sia stato realizzato da qualcuno di cui non hai mai sentito parlare, ma se hai interagito con lui nel recente passato questo fornisce un’idea di quanto potresti essere interessato a ciò che hanno condiviso;

Informazioni sul Reel. Questi sono segnali sul contenuto presente all’interno del video (anche la traccia audio, ad esempio!), e la sua popolarità;

Informazioni sulla persona che ha pubblicato. Più quella persona è popolare, più avremo la possibilità di entrare in contatto con il suo Reel.

 

Come “guidare” l’algoritmo e influenzare ciò che vedi

“Il modo in cui usi Instagram – conclude Mosseri – influenza pesantemente le cose che vedi e non vedi. Puoi contribuire a migliorare la tua esperienza semplicemente interagendo con i profili e i post che ti piacciono”.

Il CEO di Instagram, in chiusura, regala dei consigli più espliciti su cosa puoi fare per influenzare ciò che vedi:

Seleziona i tuoi amici intimi o crea la tua nicchia, con la quale condividi la tua passione, il tuo lavoro, degli interessi. Interagisci molto con loro e fai in modo di creare contenuti che, a loro volta, siano interessanti per loro;

Disattiva l’audio: per Instagram è un segnale “negativo”, che dimostra che non sei interessato a ciò che hanno da dire;

Segnala i post con “Non mi piace”: in questo modo l’algoritmo comprende subito che non gradisci quella tipologia di contenuto, di formato, di argomento.

 

A sentire, o meglio leggere, Mosseri, l’unica vera regola che muove l’algoritmo (anzi gli algoritmi!) di Instagram è la volontà di garantirti una migliore esperienza, provando a selezionare i contenuti che potrebbero interessarti di più. Forse c’è anche qualcos’altro, anzi sicuramente, ma per adesso… va bene così!

 

Annalisa Nastrini

Content coordinator Digital e Senior Brand Ambassador Didays

 

 

Digital Innovation Days è partner ufficiale della B2B Marketing Conference organizzato da ANES

L’evento B2B Marketing Conference organizzato da ANES – Associazione Nazionale Editoria di Settore – si pone l’obiettivo di riflettere sulle nuove sfide che il Marketing B2B è chiamato ad affrontare per la ripartenza.

La conferenza avrà luogo il 16 Giugno in live streaming, con diretta dall’’Auditorium Giò Ponti di Assolombarda.

La B2B Marketing Conference rappresenta un fondamentale punto di riferimento per il settore del marketing a livello enterprise. L’evento è caratterizzato dal suo ruolo sempre più strategico, diventando per i principali attori del mercato un’occasione unica ed imperdibile per analizzare le strategie di marketing più innovative al fine di rispondere ai nuovi bisogni delle communities di riferimento.

La B2B Marketing Conference offre una riflessione, scandagliando tutti gli aspetti che il Marketing B2B deve affrontare nell’attuale panorama del mercato lavorativo, accompagnandoci nella scoperta delle nuove le strategie di business aziendali per guidare la ripartenza del settore.

Noi del Digital Innovation Days abbiamo intervistato gli organizzatori della B2B Conference Marketing Conference

 

  1. Nel 2019 com’è nata l’idea di realizzare ed organizzare l’evento B2B Marketing Conference?

L’idea è nata dalla volontà di ampliare il network al quale ci siamo sempre rivolti, ossia gli editori b2b, professionali e specializzati che la nostra associazione rappresenta, verso la limitrofa filiera dei marketers delle aziende clienti/inserzioniste degli editori stessi, con l’obiettivo di favorire il confronto e l’interscambio tra attori differenti ma strettamente connessi che, insieme, possono senz’altro intraprendere un percorso comune di reciproca crescita ed evoluzione.

Con la B2B Marketing Conference pensiamo di aver creato tale opportunità e l’altissimo gradimento delle prime due edizioni ci fa pensare di essere sulla giusta strada.

 

  1. Siamo curiosi di conoscere come avete affrontato la sfida del 2020 e della Pandemia e di come tale situazione abbia inciso sull’organizzazione della seconda edizione del vostro evento in programma l’anno scorso?

È stata una vera e propria sfida, realmente complicata da vincere.

Tre giorni prima della data dell’evento, il per noi indimenticabile 27 febbraio 2020, con biglietti sold out, oltre 20 speaker coinvolti e in mano tutti i contratti firmati, è arrivato il blocco degli eventi!

All’inizio ci siamo sentiti spiazzati, con un grande rammarico e un forte senso di sconforto, sicuramente incrementato anche dalla preoccupante situazione emergenziale allora a tutti ignota che si stava delineando nel mondo intero.

Non ricordo più quante volte, in attesa dell’uscita delle nuove disposizioni del momento, provavamo ad ipotizzare una nuova data, risentendo tutti gli attori coinvolti, con la speranza (e l’illusione) di far ripartire la nostra Conference nella sua forma originaria e tradizionale della presenza di pubblico

Riguardando oggi a quei giorni, ricordo tanti momenti bui, ma ricordo anche che non abbiamo mai voluto arrenderci all’alternativa di rinviare al 2021, come hanno fatto tantissimi altri eventi.

Ad un certo punto abbiamo intuito che era indispensabile rimettere in moto “la macchina” per tenere agganciato l’ampio pubblico che si era iscritto, gli speaker, gli sponsor, con i quali, devo dire, abbiamo avuto la capacità, nonostante l’iniziale isolamento, di tenere vivo il contatto per tanti mesi; fino a quando il 24 giugno abbiamo organizzato con grande fatica (eravamo ancora all’inizio degli eventi in digitale) una “tappa intermedia” con un digital talk.

Poi è arrivata l’estate, pensavamo tutti di essere usciti dall’emergenza, gli eventi sono ripartiti e la nostra Conference si è potuta svolgere l’8 ottobre, con modalità sia in presenza che in streaming, registrando un bel successo di pubblico che, dopo i tantissimi ostacoli incontrati, ci ha molto gratificati; anche lo stesso Covid, in quell’occasione ci ha risparmiati! Pochi giorni dopo l’Italia rientrava tragicamente nella famosa 2° fase che ha di nuovo rifermato tutto.

 

  1. Il 16 Giugno 2021 inaugurerete la terza edizione della B2B Marketing Conference, quali sono le cose più importanti che avete imparato dopo aver affrontato la sfida dell’anno scorso, riuscendo nonostante tutti gli ostacoli posti dalla pandemia a realizzare sia l’edizione 2020 e quella del 2021

La prima cosa che abbiamo compreso è che anche il modo di organizzare e proporre eventi è radicalmente cambiato e per questa terza edizione siamo da subito partiti con l’impostare l’evento in forma ibrida, o phigitalcome usa dire, per non doverci più trovare a rincorrere soluzioni alternative; in questo modo, comunque fosse andata in questi mesi, la data non avrebbe potuto subire spostamenti. E così è stato, il 16 giugno gli eventi potranno tenersi ancora solo in modalità a distanza e la nostra Conference potrà essere seguita in live streaming.

Anche sugli eventi a distanza abbiamo imparato molto e alla luce dell’esperienza di mesi vissuti quotidianamente in call, abbiamo cercato di allestire una diretta streaming vivace e coinvolgente…ma sarà il pubblico a dirci tra qualche giorno se ci siamo riusciti!

 

  1. Il titolo di quest’anno è “Innovare le communities per accelerare il business. L’evoluzione delle B2B communities al centro delle strategie di marketing”.Cosa vi ha spinto a realizzare l’evento attorno a questo tema così attuale e quali sono i Focus principali su cui verterà la giornata?

La pandemia ha accelerato la trasformazione digitale del business, ma ha anche creato un senso di incertezza e confusione in tutti i settori; abbiamo intuito l’esigenza di “resettare tutto” e di tornare a focalizzarsi sull’elemento vitale dei propri business: “le Communities di riferimento”; pensiamo che ’analisi dei nuovi bisogni degli appartenenti alle varie communities sia in questo momento più che mai fondamentale per anticipare i cambiamenti nei propri mercati ed essere vincenti nelle nuove sfide di marketing.

Con questo obiettivo, abbiamo scelto quattro focus tematici che saranno dibattuti e approfonditi nel corso della giornata dagli autorevoli speaker che interverranno:

New Media Planning, Marketing Automation e AI; Dalla relazione digitale all’e-commerce b2b; Innovative Ideas for marketing.

 

  1. Dato l’attuale panorama lavorativo caratterizzato dalla sua mutevole natura, quanto pensate sia importante puntare sulle strategie migliori per coinvolgere e “mirare” al giusto target?

Fondamentale e urgente per tutti coloro che puntano a tornare a crescere.

Il panorama lavorativo è completamente cambiato, sono cambiate le persone, sono cambiate le abitudini, le aziende e le loro esigenze; è fondamentale avere la capacità di saper cogliere e accogliere questo nuovo panorama come un’irripetibile opportunità, verso la quale orientare la scelta delle strategie più emergenti.

 

  1. Sicuramente grazie a questo evento avrete realizzato partnership interessanti, come quella con I Digital Innovation Days, e coinvolto figure di spicco, tra cui gli speaker che interverranno durante il corso della giornata del 16 giugno, quali sono le prospettive di tali collaborazioni?

Si, l’organizzazione della Conference ci ha dato la preziosa opportunità di aprire nuove conoscenze con molti autorevoli partners e speaker e, con ognuno di voi, ci auguriamo di aver dato inizio ad una collaborazione più continuativa.

Stiamo sviluppando nuovi progetti rivolti al mondo del marketing e della comunicazione b2b che ci piacerebbe condividere, e sono certa ci riusciremo!

La B2B Conference a breve evolverà in una vera e propria Community con l’introduzione di altre nuove iniziative … ma non voglio per ora anticipare troppo!

 

  1. Spiegate alla nostra Community quanto sia semplice partecipare alla B2B Marketing Conference 2021

Per partecipare alla Conference è sufficiente acquistare un web ticket nel sito dedicato www.b2btheconference.com

Alla vostra community riserviamo, con il codice promoconference21 uno special price di 99 euro (biglietto intero 189 euro) con il quale è possibile seguire tutti gli interventi della giornata e poter poi accedere gratuitamente a tutti i video e alle presentazioni degli speaker.

 

Parola di Pinterest Predicts! Scopriamo come il report sulle tendenze di Pinterest può essere utile alla tua azienda.

Chi non vorrebbe conoscere in anticipo le tendenze del futuro, così da poter anticipare i desideri del proprio pubblico?

E se vi dicessi che tutto questo è possibile?
Non sto parlando di arti divinatorie, ad essere letti non sono i fondi di caffè bensì i dati di ricerca della piattaforma visiva più rilevante al mondo: Pinterest.

 

Cos’é Pinterest Predicts?
Tutti probabilmente conosciamo Pinterest, il social che permette la condivisione di foto ed immagini che raccontano interessi ed idee, raccolte in bacheche ispirazionali.
In pochi sanno però che questa piattaforma è un vero e proprio motore di ricerca, ed è proprio sfruttando questa caratteristica che viene redatto Pinterest Predicts.

“Pinterest Predicts non è un semplice report sulle tendenze del momento. È un report sulle tendenze che non sono ancora tendenze.”
Così Andréa Mallard, Chief Marketing Officer, presenta il report annuale sulle tendenze di ricerca effettuate sul social gentile, che permette di anticipare trend e mode dell’anno che verrà.

Come vengono selezionate le tendenze? Confrontando i volumi delle ricerche nei 2 anni precedenti e selezionando gli argomenti che registrano una crescita costante, suddividendoli poi in macro categorie. Questa analisi dei dati permette di individuare i trend forti di una vera crescita nel tempo, che avranno quindi un’alta possibilità di avverarsi.

Otto tendenze su dieci nel 2020, mica male direi!
A dicembre 2019 il social dei pin pubblicò Pinterest 100 ovvero le 100 tendenze individuate per il 2020: ben l’80% di queste sono risultate corrette*, in un anno che di prevedibile ha avuto ben poco! Un risultato che ha dell’incredibile ma che possiamo facilmente spiegare se pensiamo che ben 442 milioni di persone in tutto il mondo* ricorrono alle bacheche per trovare idee per il loro futuro più o meno prossimo.

Ecco qui qualche esempio di categoria prevista in crescita nel 2020 e di ricerca specifica correlata:

  • Superamento degli stereotipi di genere (Nomi gender-neutral, vestiti per bambini unisex, abito da sposa androgino…);
  • Consumo consapevole (vivere riducendo i rifiuti, arredamento di seconda mano, matrimoni zero waste…);
  • Richiamo della natura (pesca sul lago, campeggio, viaggi nella natura, viaggi ecosostenibili…);
  • Ritorno degli anni ‘90 (moda grunge, musica anni ‘90, mollette per capelli…) – io credo di aver contribuito in modo rilevante alla crescita di questo trend -ndr;
  • Alla scoperta dello spazio (attività STEM, feste a tema spaziali, loghi NASA…);
  • Coccole per animali (toeletta per cani, torte per cani e gatti, arredi per animali…)

e altri ancora. Vi ritrovate in questi interessi?

Clicca qui per approfondire il report 2020
*fonte: Pinterest

 

Giugno: è tempo di bilanci!

Siamo alla metà di questo 2021, che ne dite di prendere in esame qualche categoria dei Pinterest Predicts di quest’anno e valutare quanto sono corretti?
Le tendenze individuate sono oltre 150, qui trovate il report completo e vi consiglio di dargli uno sguardo: oltre alle categorie, avete la possibilità di filtrare gli interessi in base al pubblico, potendo così rispondere alle domande specifiche della Generazione Z, dei Millennial, della Generazione X e anche dei Baby Boomer (ben lontani dai famigerati meme “Buongiornissimo Caffèèèè?!!?”).

2021: un anno di rinascita interiore!
Superare il concetto di normalità è il tema di fondo di tutte le tendenze e lo dimostrano le ricerche che riguardano la moda: i capi “athleisure”, ossia casual e sportivi, diventeranno chic e raffinati, dando vita allo stile athflow; nel mondo beauty lo skinimalism spopolerà; le curiosità sui segni zodiacali e i metodi per migliorare se stessi sono in forte crescita, così come gli esercizi mindfullness per bambini.
Quest’anno poi dovrebbe essere anche l’anno del fare e dell’imparare, un momento in cui mettersi in gioco e sperimentare, studiare, provare… tra le ricerche più popolari si trovano infatti le copertine dei podcast, gli impiattamenti gourmet, le idee per piccoli business e motivazioni per imprenditori.

Categorizzando in base al pubblico, la generazione Z è particolarmente interessata all’estetica e alla moda (ricerche: Bellezza Indie, sopracciglia sopra le righe…); i millennial alle stanze multitasking e all’ottimizzazione degli spazi di casa; la generazione X alla ricerca di ricette, chef e sapori mentre a sorpresa, in ultimo, i Boomer manifestano un forte desiderio di evadere con ricerche tipo Nomadi oggi e Fuga in auto.

 

L’anno è ancora lungo, ma io credo che anche stavolta il report sulle previsioni di tendenze di Pinterest sarà molto attendibile!

 

Come sfruttare queste informazioni?

Eccoci al nocciolo della questione: come possiamo trarre dei benefici da queste informazioni? Giocando d’anticipo, semplice! Sapere cosa interesserà in futuro la vostra audience vi permette di conoscere le tendenze e di prepararvi adeguatamente.
E badate bene: ho parlato di interessi futuri, non di interessi di domani. Conoscere oggi ciò che sarà in trend domani è utile, ma saperlo con un anticipo maggiore ti permette davvero di strutturare una strategia ad hoc, che assecondi ed anticipi richieste, che risponda ad esigenze e soddisfi problematiche e curiosità vere e reali.
Si tratta di arrivare prima degli altri tramite i contenuti giusti utilizzando i mezzi adatti.
Per non parlare poi del campo dell’advertising… spazio alle idee, quelle guidate dai dati!

Non è mai troppo tardi!

Vi ho incuriosito? Vi è venuta voglia di scoprire di più sulle tendenze del 2021?
Forse non conoscevate Pinterest Predicts e i suoi usi, ma ora non avete più scuse: continuate (o cominciate) a scoprire cosa interessa al vostro pubblico e create contenuti e soluzioni rilevanti, che quest’anno non è di certo ancora finito!

Francesca Vanolo 

Ambassador Web Marketing e Social Media – Digital Innovation Days

Accogliere la sfida: la potenza del “ GROWTH MINDSET”

Carol Dweck, professoressa di psicologia a Stanford, ha individuato, dopo studi decennali (Dweck, 2012), due mindset per descrivere le convinzioni fondamentali che le persone hanno sull’apprendimento e sull’intelligenza: growth mindset vs fixed mindset.

Per chiarire meglio ciò che queste definizioni rappresentano, riporto un episodio che la dott.ssa Dweck racconta, risalente agli esordi della sua carriera.

<L’obiettivo era vedere come i ragazzi affrontassero le sfide e le difficoltà, e decisi di dare a bambini di 10 anni problemi un po’ troppo difficili per loro. Alcuni dei bimbi reagirono in modo sorprendentemente positivo: anche se non riuscivano a risolvere i problemi proposti, dicevano cose tipo, “Adoro le sfide” oppure “Bello poter imparare di più.” Altri studenti invece percepirono il compito come troppo difficile, un evento tragico e catastrofico, sentirono la loro intelligenza messa alla prova e giudicata male, e fallirono. Il primo gruppo di bambini aveva quello che si chiama “growth mindset”, una mentalità orientata alla crescita. Il secondo gruppo preferiva arrendersi alla tirannia del “non sei capace”, e questo si definisce “fixed mindset”, mentalità bloccata. Alcuni dei bambini del secondo gruppo addirittura dissero che in futuro avrebbero copiato, invece di studiare di più. Altri preferirono guardare a qualcuno peggiore di loro, per sentirsi almeno un pò bravi.>

Growth vs fixed mindset.

Le persone che hanno una mentalità fissa evitano il conflitto, credono che le loro qualità base, i loro talenti innati siano stati dati in una certa quantità e che siano abbastanza forti per avere successo. Il loro problema? Vogliono sempre apparire intelligenti perché, credendo di avere un livello di intelligenza fisso, immodificabile, il rischio di sembrare stupidi agli occhi degli altri è per loro inaccettabile. Associano lo sbaglio al fallimento, da cui non è possibile riscattarsi. Non ritengono di poter crescere o migliorare. Per questo tipicamente amano documentare tutte le loro vittorie passate, come dei trofei.

Le persone con un mindset crescente invece, credono che tutto si possa fare con la pratica, lo sforzo, la perseveranza. Amano imparare, credono che nella vita ci siano infinite opportunità. Per loro, le abilità e i talenti che hanno di base sono solo un punto di partenza per lo sviluppo del loro potenziale.

Intelligenti si nasce o di diventa?

I recenti progressi nelle neuroscienze ci hanno mostrato che il cervello è molto più malleabile di quanto avessimo mai immaginato e una mentalità crescente non è impossibile da sviluppare.

Quando gli studenti credono di poter diventare più intelligenti, capiscono che lo sforzo li rende più forti. Pertanto mettono in più tempo e impegno, e questo porta a risultati migliori.

In un famoso discorso che Dweck tenne in un TED, la psicologa ha parlato esplicitamente del potere del “NOT YET”. Ma che cosa significa?

Il concetto dell’ancòra (not yet) promuove l’idea, davvero potente, che ciascuno di noi si trovi su una curva di apprendimento individuale, e che possa migliorare e sviluppare continuamente le proprie capacità per poter realizzare in futuro cose che oggi non riesce ancora realizzare.

Piuttosto che pensare di non essere bravo a fare qualcosa, è bene esortare se stessi o le persone che ci stanno vicine ad aggiungere “ancora” alla fine della propria affermazione.

“Non sono bravo a cucinare” diventa “Non sono bravo a cucinare ancora”, affermando così la consapevolezza di poter migliorare con lo sforzo e con l’impegno.

Come stimolare il Growth Mindset?

  • Non smettere mai di imparare, fissando un nuovo obiettivo per ogni obiettivo raggiunto. L’apprendimento continuo, la volontà di aggiornarsi, la motivazione a tagliare un nuovo traguardo sono caratteristiche fondamentali per sviluppare un mindset crescente. Ritagliarsi 10 minuti al giorno per imparare qualcosa di nuovo, può essere un buon metodo per migliorarsi.
  • Non importa il risultato finale ma il processo. Qualsiasi crescita è un processo, non una mèta. È lungo il percorso che si verificano le cose più importanti da imparare e si apprendono lezioni inaspettate.
  • Imparare a dare e ricevere delle critiche costruttive. La critica, se detta con gentilezza, è uno spunto di riflessione e stimolo per migliorare e lavorare sulle proprie debolezze.
  • Le sfide sono delle opportunità. Prendere delle decisioni difficili, sfidare noi stessi e i nostri limiti, uscendo dalla zona di comfort può condurre a compiere cose nuove e grandi. Non esiste fallimento!

 

Elisa Russo

Ambassador Digital Innovation Days | Web Marketing

 

Gig economy e lavoro dignitoso: nuovi diritti da conquistare per i lavoratori della logistica e del delivery

Ogni Primo Maggio vengono condivisi migliaia di contenuti sulla festa internazionale del Lavoro, di cui molti hanno nel loro copy “non c’è niente da festeggiare”.

L’anno della pandemia è stato, nonostante le tante misure a supporto dell’economia, molto critico per l’occupazione andando ad infierire in modo particolare su specifiche categorie e settori.

Ma non sempre, come nel caso della ristorazione a pagare sono stati sia gli imprenditori che i lavoratori. Esistono settori che hanno avuto un boom ma che non hanno visto miglioramenti per i lavoratori.

In questo articolo approfondiamo la parte di mercato maggiormente contraddittoria da questo punto di vista: la cosiddetta “Gig Economy”.

 

Sostenibilità: il lavoro dignitoso

L’obiettivo 8 dell’agenda 2030 è incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti.

“Più o meno la metà della popolazione mondiale vive ancora con l’equivalente di circa due dollari al giorno. In molti luoghi, avere un lavoro non garantisce la possibilità di sottrarsi alla povertà. Questo progresso lento e disuguale richiede di riconsiderare e riorganizzare le nostre politiche economiche e sociali tese all’eliminazione della povertà” (Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite).

 

Gig economy e lavoro dignitoso

 

Si può parlare nella stessa frase di gig economy e di lavoro dignitoso?

La gig economy, chiamata anche economia delle piattaforme, è una delle nuove forme di organizzazione dell’economia digitale. Può essere definita come un’economia caratterizzata dalla prevalenza di lavoratori freelance o con contratti a breve termine.

L’esempio più immediato è sicuramente quello dei riders, addetti alla consegna a domicilio di cibo e bevande ordinate tramite piattaforme ed applicazioni web nate per mettere in contatto clienti e aziende.

 

Il termine “gig” ha origine nella musica jazz, non è un acronimo; è stato coniato per la prima volta nel 1915 dai musicisti jazz riferendosi alle loro performance occasionali.

Se applicato a questo modello di lavoro moderno, il termine ‘gig’ è quasi sinonimo di ‘progetto’ o ‘flessibile’. Fondamentalmente sottolinea la natura unica della prestazione lavorativa che il lavoratore è chiamato a svolgere.

 

L’avvento della gig economy

Sempre più persone stanno scoprendo la gig economy come un modo per guadagnare. Ma com’è iniziata questa crescita esponenziale?

 

Dopo la crisi finanziaria del 2008, molte persone si sono ritrovate disoccupate o non pienamente occupate. Di conseguenza, la richiesta di posti di lavoro temporanei è cresciuta in modo esponenziale per trovare nuovi modi per compensare la perdita di reddito.

 

In molti si sono ritrovati con diverse occupazioni part time o freelance simultaneamente o a combinare un contratto fisso con alcuni lavori flessibili. Più le persone hanno iniziato a familiarizzare con la gig economy, tanto più questo modello si è diffuso.

 

Inoltre, nel bel mezzo della pandemia mondiale del coronavirus, i lavoratori della gig economy sono risultati essenziali per dare un senso di normalità e mantenere in vita i servizi che altrimenti non sarebbero sopravvissuti alla crisi, dalle consegne contactless di cibo e farmaci ai servizi di didattica online.

 

I vantaggi e gli svantaggi della gig economy

I vantaggi:

  • Semplice accessibilità al mercato. Tutti possono entrare a far parte della gig economy, a prescindere dalle loro abilità;
  • Possibilità di trovare il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata;
  • Orari di lavoro flessibili, spesso con la possibilità di scegliere quando lavorare e per quanto tempo;
  • Scelta del tipo di lavoro o progetti a cui si vuole lavorare;
  • Opportunità di lavorare ovunque nel mondo.

 

Gli svantaggi:

 

  • La flessibilità, inserita come ipotetico vantaggio, spesso non è un potere nelle mani dei lavoratori, quanto in quelle dei datori di lavoro
  • Non avere pensione, assicurazione sanitaria, congedi di malattia pagati dal proprio datore di lavoro.
  • Poca sicurezza lavorativa per quanto riguarda gli indennizzi relativi a disoccupazione o termini di disdetta.

 

La tutela dei lavoratori della gig economy

I lavoratori della “gig economy” sono considerati come lavoratori autonomi e, pertanto, le piattaforme per le quali lavorano non sono assoggettate agli obblighi di contribuzione previdenziale.

 

I sistemi utilizzati dalle piattaforme per monitorare la qualità della prestazione, attraverso la valutazione effettuata dai consumatori, possono rappresentare una fonte d’insicurezza per il lavoratore. La valutazione che i consumatori attribuiscono ai lavoratori potrebbe influenzare le opportunità di lavoro futuro. Questi sistemi di valutazione potrebbero anche esporre i lavoratori a forme di discriminazione per le quali non è attualmente prevista l’estensione delle forme di tutela contemplate dalla legislazione del lavoro che solitamente si applicano al rapporto di lavoro subordinato.

 

Le tutele riconosciute a queste tipologie di lavoratori sono state, fin dalla nascita del sistema, pressoché inesistenti. Un settore in grande espansione, grazie al suo alto grado alto grado di flessibilità e autonomia ma con difficili vie di regolamentazione.

 

Numeroso sono state e, sono tutt’ora, le battaglie dei lavoratori in questione per ottenere un lavoro dignitoso.

 

Il grande colosso americano Amazon è alle prese con proteste dei dipendenti, che si vedono sottoposti a ritmi di lavoro troppo pesanti dati dall’algoritmo della società.

Amazon in questo anno ha visto impennare i suoi ordini e quindi il suo business, eppure l’azienda non ha mai ascoltato le richieste di ridiscutere i contratti da parte dei suoi lavoratori; nasconde un universo di sfruttamento e violazione del diritto del lavoro per cui anche il tempo di una pipì diventa extra, qualcosa da ottimizzare magari facendo ricorso alla più classica delle bottiglie di plastica.

 

Appelli ai sindacati, manifestazioni e scioperi hanno messo in luce quanto questa categoria di lavoratori sia una categoria invisibile, quanto manchi di diritti fondamentali, ottenendo però qualche risultato interessante.

 

Da marzo 2021 in Italia i riders di JustEat, hanno ottenuto il contratto della logistica. Per i sindacati, diventano dipendenti a tutti gli effetti, avendo garantiti paga base, legata ai minimi contrattuali e non alle consegne, TFR, previdenza, integrazione salariale in caso di malattia, infortunio, maternità/paternità, ferie, orario di lavoro minimo garantito, maggiorazioni per il lavoro supplementare, straordinario, festivo e notturno, rimborso spese per uso mezzo proprio, dpi adeguati, anche in riferimento al momento pandemico in corso, e diritti sindacali.

 

Buone notizie anche per i lavoratori di Deliveroo: il Tribunale di Bologna, sezione Lavoro, in una sentenza del 31 dicembre 2020, ha accolto un ricorso presentato congiuntamente dai sindacati Nidil Cgil, Filcams Cgil e Filt Cgil. L’algoritmo ‘Frank’ utilizzato da Deliveroo per valutare i rider è “discriminatorio”, penalizza chi si assenta dal lavoro non tenendo conto delle motivazioni, se per motivi futili o se invece, ad esempio, perché malato o in sciopero. Si tratta, afferma la segretaria confederale Tania Scacchetti, di “una svolta epocale nella conquista dei diritti e delle libertà sindacali nel mondo digitale”.

Non è, però, proprio tutto risolto: rimangono aperti alcuni snodi decisivi che speriamo si risolvano a favore dei lavoratori entro l’anno.

 

Nicole Di Salvo

Project Manager | Digital Innovation Days

Federica Berandi

Content Creator Trainee | Digital Innovation Days

NFT: La nuova frontiera della tecnologia Blockchain e della proprietà intellettuale online

NFT: NOT FUNGIBLE-TOKEN

Una novità che da alcune settimane sta facendo parlare di sé il mondo intero, ottenendo un successo improvviso, clamoroso e straordinario..

Parliamo degli NFT, ovvero i non-fungible token, la nuova frontiera della tecnologia Blockchain e della proprietà intellettuale online.

Ma cosa sono, come funzionano e perché hanno tutto questo successo?

 

Cosa sono?

Gli NFT sono dei sistemi che permettono di certificare la rarità digitale di un bene: un’opera d’arte, un video, perfino un tweet.

Definiti anche “gettoni crittografici” consentono,  tramite la tecnologia Blockchain, di acquistare, vendere e collezionare in modo sicuro opere d’arte o design digitali.

Per semplificare: quando si certifica che un’opera, ad esempio, di Velázquez è di Velázquez e non una copia, una galleria o un museo ha bisogno di specialisti per certificare che si tratti dell’originale. Ma cosa fare con le opere create dal computer?

Fino ad ora, un artista digitale poteva creare autentiche opere d’arte senza essere in grado di guadagnare denaro come fa qualsiasi altro artista. Le collaborazioni con i brand erano una delle poche fonti di finanziamento che avevano a disposizione, poiché chiunque poteva ottenere la fotografia, il collage o un altro tipo di file, senza doverlo acquistare direttamente dall’artista. I lavori di grande prestigio degli artisti perdevano valore, essendo riproducibili infinite volte. Non esisteva un vero e proprio modo di collezionare, possedere e stabilire la paternità di un’opera in modo sicuro. Grazie a questo certificato digitale che ne verifica la proprietà, l’opera ora può essere venduta, il tutto grazie a una blockchain che la registra. Chi compra, diventa il proprietario di ciò che ha acquistato, ricevendo un certificato tramite uno smart contract.

Ciò non significa che l’opera in questione diventi privata ma al contrario, può tranquillamente restare on line, accessibile a tutti.

Gli NFT aprono diverse possibilità a chi li utilizza. Immaginiamo di aver scaricato legalmente una canzone da Spotify o Apple Music. Possiamo utilizzare il file nel salone della nostra casa, ma non abbiamo alcuna “proprietà” su tale opera. Comprare l’NFT relativo ad essa, invece, consente di affermare “pubblicamente” che la canzone è nostra.

 

Investimento

Ma gli NFT, così come l’arte classica – quadri, sculture, dipinti – possono essere considerati anche come degli investimenti. Come fare per cavalcare il trend e provare a capitalizzare questo travolgente successo?

Per acquistare un NFT un potenziale investitore dovrà avvalersi di una blockchain, solitamente quella di Ethereum, sebbene il mercato sia in espansione e conti anche realtà come Flow Blockchain – dove sono stati venduti gli NFT dell’NBA – Binance Smart Chain, TRON e EOS.

Al momento, la piattaforma più accessibile è OpenSea, che si basa sulla blockchain Ethereum e si definisce il più grande marketplace di NFT, ma per creare o acquistare i token è necessario avere un portafoglio Ethereum.

Ci sono poi dei marketplace più specializzati, come ad esempio NBA Top Shot, dove si possono acquistare dei momenti-video del campionato di basket USA, Valuables, per comprare i tweet, o ancora CryptoKitties, la piattaforma che ha dato il via alla rivoluzione NFT con i suoi gattini crittografici.

 

Rovescio della medaglia

Gli NFT hanno aperto un mondo di possibilità per gli artisti digitali, che ora possono vendere le loro opere certificando la proprietà a chi le paga. Ma ha anche aperto un altro mondo in cui le truffe e i furti sono comuni e difficili da segnalare.

Poiché il sistema NFT non richiede alle persone di possedere il copyright di qualcosa per coniarlo, è un mercato perfetto per le frodi. Basta pagare i soldi della transazione per mettere qualsiasi cosa sulla blockchain e tradurlo in NFT, essendo possibile che il creatore di un’opera d’arte non sia la persona che la vende.

Per questo molti artisti hanno segnalato sui social network di aver trovato le loro opere in vendita con profili falsi.

 

Bolla speculativa e ambiente

Euforia, prezzi in impennata, investitori in agguato. Si sta dunque gonfiando l’ennesima bolla speculativa? Secondo quanto riferito al quotidiano francese Le Monde da Nadya Ivanova, direttrice de l’Atelier-BNP Paribas, è difficile dirlo: «Per stabilire se esiste una bolla nell’economia fisica o nei mercati finanziari, occorre un punto di riferimento. Che permetta di stabilire un prezzo rispetto ad un valore reale. In questo caso non abbiamo tali dati a disposizione nel settore degli NFT. L’economia virtuale è completamente diversa da quella fisica».

Ciò che si sa, è che il prezzo medio di un NFT era di circa 4mila dollari a febbraio, ed è sceso già a 1.250 dollari ad aprile, secondo quanto riferito dalla Cnn, che cita dati di un sito specializzato. I prossimi mesi potrebbero dire se sia già l’esplosione di una bolla o soltanto una decisa correzione. Quello che certamente è già esploso, però, è il consumo di dati.

Per la “fabbricazione” degli NFT, infatti, occorre una gigantesca potenza di calcolo. Basata su numerose strutture (server farm) sparse nel mondo intero. È il principio su cui si basa anche la creazione di ciptovalute, chiamato “mining”. Un meccanismo estremamente energivoro e che comporta, di conseguenza, enormi emissioni di gas ad effetto serra.

Federica Berandi

Content Creator Trainee | Digital Innovation Days

“So cos’hai cercato l’altra sera!” Quanto è davvero segreta la Navigazione in Incognito di Google?

Tu perché navighi in incognito?

Secondo un recente studio(*) i motivi che spingono le persone ad utilizzare Google con la modalità di navigazione privata sono in maggior parte legati al desiderio di nascondere le proprie attività ai datori di lavoro e alla scuola (una considerevole percentuale ha citato anche il Governo) o alla convinzione di essere maggiormente protetti dai malware. Gli utenti associano all’incognito le caratteristiche di sicurezza e riservatezza, pensando così di essere più protetti e non tracciati.

(*)”Your Secrets Are Safe: How Browsers’ Explanations Impact Misconceptions About Private Browsing Mode” – studio condotto dalla University of Chicago e Leibniz University Hannover

 

Ma ora come ve lo dico che queste sono solo leggende digitali?
Ve lo faccio dire direttamente dalla schermata di apertura della modalità incognito di Chrome, che recita così:

Chrome non salverà le seguenti informazioni:
Cronologia di navigazione / Cookie e dati dei siti / Informazioni inserite nei moduli

La tua attività potrebbe comunque essere visibile:
Ai siti web visitati / Al tuo datore di lavoro o alla tua scuola/ Al tuo provider di servizi Internet

Traducendo: le tue attività online saranno nascoste ad altre persone che utilizzano lo stesso dispositivo, ma non al gestore della rete (ad esempio, appunto, il datore di lavoro o la scuola). Nonostante infatti la cronologia utente non venga memorizzata e cache/cookies non vengano salvati, sarà possibile per chi ha privilegi di rete risalire alla navigazione e, fatto cruciale, continuano ad essere raccolti da Google dati di preferenza ed interessi dei naviganti.

 

Nessuna cronologia, nessun cookies, nessun tracking: nessuna traccia insomma. Ma è davvero così?

Eh no, purtroppo non è affatto così! La schermata iniziale ce lo dice chiaramente.
Forse però Google non è stata molto trasparente in tema di privacy, tant’è vero che in America la grande G è stata citata in giudizio da un gruppo di utenti, uniti in una Class Action per una somma di circa 5 miliardi di dollari, con l’accusa di aver raccolto senza permesso i dati di navigazione tramite il suo browser Chrome.

Un portavoce di Google ha prontamente sottolineato che “incognito non significa invisibile”, richiedendo l’immediata archiviazione:

“… La modalità di navigazione in Incognito di Chrome offre la possibilità di navigare in Internet senza che l’attività venga salvata sul browser o dispositivo. Come affermiamo chiaramente ogni volta che viene aperta una nuova scheda in Incognito, i siti web potrebbero essere in grado di raccogliere informazioni sull’attività di navigazione durante la sessione.”

Tali spiegazioni non hanno però convinto la giudice federale, che ha respinto la richiesta di archiviazione sostenendo che l’impegno della società nell’informare gli utenti che i tracciamenti non siano del tutto disabilitati è stato molto debole, non adeguato alle leggi in tutela della privacy vigenti in California.

Qual è dunque la morale di questa storia?
Comincia a farsi largo il tema della regolamentazione e del consenso informato al tracciamento e all’utilizzo dei dati di navigazione, argomento che sta diventando sempre più di attualità e di cui ancora non possiamo immaginare i risvolti.

Abbiamo quindi capito che la navigazione in incognito non è quell’amico carissimo a cui poter confidare i nostri segreti: per ottenere una vera navigazione privata ed anonima occorre affidarsi ad una buona VPN (Virtual Private Network), ancora meglio se al riparo dagli occhi indiscreti di datori di lavoro o professori di scuola!

Francesca Vanolo

Ambassador Web Marketing e Social Media – Digital Innovation Days

Pensiero Laterale

Cambiamo prospettiva

 

Ti è mai capitato di trovarti in una situazione scomoda, fuori dalla tua zona di comfort, in cui non vedevi alcuna via d’uscita ma solo tanti problemi?

La risposta sarà senz’altro affermativa.

Il lavoro, la scuola, l’Università, lo sport, le situazioni che si creano in famiglia, con gli amici, con il proprio partner, le varie situazioni d’emergenza (basti pensare alla situazione Covid, la realtà che più ci accomuna oggi), pullulano di situazioni difficili ed è più che normale ritrovarsi a vivere quelle sensazioni di “nodo alla gola”, di rimanere bloccati su un problema e il solo pensare di uscirne rappresenta esso stesso IL problema.

 

Che fare in questa situazione? Semplice, cambiamo prospettiva.

 

Sentiamoci liberi di pensare in modo originale.

 

      “Desidero affermare che sono completamente d’accordo sul fatto che la rimozione

delle inibizioni, della paura di sbagliare o di apparire ridicoli abbia un certo valore.

         È certamente più facile essere creativi se si è liberi di proporre e dibattere idee e

pensieri nuovi, sebbene possano apparire strani.”

 

“Creatività per tutti” – Edward De Bono

 

Edward De Bono (Malta 1933), psicologo e medico maltese, autorità mondiale del pensiero creativo e padre del pensiero laterale, afferma quanto sia necessario, spesso, “uscire dagli schemi” per reinventarsi, produrre, innovare e trovare soluzioni.

 

L’autore inoltre, con i suoi numerosi successi ottenuti, lavorando con aziende, università e istituzioni di tutto il mondo, ci delinea diverse modalità e diversi strumenti per poter sviluppare il potenziale inventivo presente in ognuno di noi.

È, infatti, necessario imparare ad allenare il nostro cervello “pigro”, adottare il pensiero laterale, uscire dalle nostre “bolle logiche” e raggiungere poi, il nostro massimo dal punto di vista personale e professionale.

La creatività, l’intuizione, la provocazione, la libertà di pensare a idee/situazioni folli e bizzarre; sono tante le modalità di allenamento e di ricerca, non ci resta quindi, iniziare a mettersi in gioco.

 

Indossa i sei cappelli: metodo semplice del pensiero laterale.

 

Come funziona? Metaforicamente indossiamo sei cappelli di colore diverso e per altrettante volte interpreteremo ruoli diversi.

Scientificamente i sei cappelli favoriscono ad attivare zone diverse del cervello e ci aiutano a vedere la stessa situazione da sei prospettive diverse.

 

Vediamo come:

  • Cappello Bianco. È Il cappello della neutralità ed è per questo che quando la andremo ad indossare, analizzeremo il problema o la situazione come i dati di un computer, in maniera totalmente oggettiva ed obiettiva, senza interpretazioni e senza giudizi. 
  • Cappello Rosso; è quello delle emozioni e delle passioni, è quel cappello che ci spoglia totalmente di ragionamenti logici e ci permette di far uscire quelle che sono le nostre “sensazioni di pancia”, le nostre intuizioni e i nostri presentimenti. Una volta indossato, saremo in gradi di riconoscere non solo le nostre emozioni ma anche quelle degli altri.
  • Cappello Giallo; il colore dell’ottimismo. È il cappello che una volta indossato fa uscire il nostro aspetto più bello, quello propositivo e positivo, quell’inclinazione mentale che risponderà alle domande- “come possiamo migliorare la situazione?”, “quali sono gli aspetti positivi?” “quali sono quegli aspetti che possiamo utilizzare per migliorare questa situazione?”.
  • Cappello Nero; quello oscuro, quello negativo che quando lo si indossa ci aiuta a far capire tutti gli aspetti negativi della situazione e che ci indirizzano ad altrettante soluzioni negativi. Un cappello sì apparentemente fastidioso ma necessario, perché con un occhio critico possiamo delineare quelle che sono le lacune, gli aspetti che ci porteranno a far fallire. Non solo, ci insegna a tenere conto dei rischi, di ciò che potrebbe andare male, degli eventuali pericoli e degli imprevisti.
  • Cappello verde; il cappello della creatività e della fertilità ed è quello che, il più delle volte, lo si indossa per più tempo. Ci aiuterà a trovare più soluzioni e più idee creative possibili al nostro problema. Ci spinge ad oltrepassare i confini, ad essere originali, innovativi e ad osare, uscendo da quegli schemi rigidi nei quali siamo spesso intrappolati quando dobbiamo affrontare le difficoltà.
  • Cappello blu; il colore del cielo sereno. Senza preoccupazioni impareremo ad osservare il problema da lontano, come se lo guardassimo dall’alto e a scomporlo in più componenti. È il cappello del controllo, dell’equilibrio e dell’autocontrollo che ci aiuta a fissare un metodo totalmente pratico per poi seguirlo, arrivando alla soluzione più concreta possibile.

 

Come utilizzare questi cappelli?

Se si è da soli non c’è un ordine prefissato, ognuno può scegliere il suo, in base alla situazione specifica da analizzare con l’unica regola precisa: indossarli tutti prima di arrivare alla soluzione.

All’interno del gruppo invece, si possono adottare diverse metodologie, in quanto le situazioni sono le più disparate: risolvere i problemi a lavoro, creare nuovi prodotti, conoscere e conoscersi all’interno del gruppo, aiutare a creare la didattica dei bambini con DSA e così via.

Il metodo più comune è quello di individuare un solo contesto da analizzare, invitare tutti i membri del gruppo ad indossare tutti e sei cappelli e nominare un supervisore con formazione specifica, esterno al gruppo, che detiene il tempo e analizza le dinamiche del gruppo in modo chiaro ed oggettivo.

 

L’obiettivo è quello di insegnare a pensare con metodo.

Il vantaggio di questa tecnica è quello di imparare a ragionare in tanti modi diversi, analizzando, ad esempio, prima le informazioni, poi i pensieri, le emozioni, la logica, la creatività e solo dopo arrivare ad unirli per trovare la soluzione più creativa possibile.

 

Il pensiero laterale: la competenza più richiesta dai recruiter

 

“Il pensiero laterale allena la creatività a lavoro e dalla creatività nasce l’innovazione”.

 

Le aziende, oggi, sono totalmente consapevoli dell’utilità di questa abilità a lavoro ed è per questo che tante di loro adottano la strategia di ricerca di questa skill già nel processo di selezione, costruite ad hoc per rilevarla nei candidati.

 

Non solo, le stesse aziende utilizzano come strategia di sviluppo quella di allenare tutti i dipendenti al pensiero laterale, affidandosi a psicologi e formatori esperti, con l’obiettivo di sviluppare più modi creativi di pensare a lavoro.

 

Sono tanti i casi che denotano l’enorme potenziale innovativo insito nel pensiero laterale, del suo corretto utilizzo e del grande vantaggio competitivo che le aziende riescono a trarre da esso.

Basti pensare al successo del marketing laterale; un approccio utile per sviluppare nuovi prodotti e nuovi servizi che rompono le logiche tradizionali o anche per ripensare in una chiave nuova i vecchi prodotti e servizi.

 

Ora che sappiamo che ci si può “allenare a pensare in tanti modi”, non ci resta che iniziare per non farci trovare impreparati a lavoro e nella vita in generale perché ricordiamoci le sfide esistono sempre e spetta solo a noi superarle e fare la differenza.

 

Libri consigliati:

 

Martina Di Nizo

 Ambassador In-Formazione –  Digital Innovation Days

Riduci, Riusa, Ricicla: 10 Idee Per Celebrare la Giornata Mondiale della Terra.

Il 22 aprile si celebrerà il 50° anniversario della Giornata Mondiale della Terra. Un movimento nato nel 1970 con lo scopo di aumentare la consapevolezza delle persone sulle questioni ambientali e che, dopo 50 anni, anima ancora milioni di persone.

Nata dalle idee illustrate dalla biologa statunitense Rachel Carson nel suo libro “Primavera Silenziosa”, ci vorranno ancora diversi anni prima che, questa celebrazione, prenda piede in tutto il mondo.

La svolta arriva nel 1969 quando l’attivista John McCornell, in una conferenza dell’UNESCO a San Francisco, propone di celebrare una giornata all’insegna della pace e della sostenibilità. Un inno alla vita da tramandare alle future generazioni come simbolo di speranza. La nazione era ancora scossa da uno dei più grandi disastri ambientali mai avvenuti. Una fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oi al largo di Santa Barbara, in California, aveva recentemente causato ingenti danni all’ambiente, portando il senatore degli Stati Uniti, Gaylord Nelson, a pronunciare le fatidiche parole: “Tutte le persone, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal proprio reddito o provenienza geografica, hanno il diritto ad un ambiente sano, equilibrato e sostenibile”.

 

La presa di posizione delle Nazioni Unite

L’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, U Thant, non si fa scappare l’occasione, riconoscendo a tutti gli effetti il 22 Aprile come “Giornata Mondiale Della Terra”. Si celebra esattamente un anno ed un mese dopo il Solstizio di Primavera, come omaggio al libro di Rachel Carson.

Le prime celebrazioni furono concentrate all’interno del principale organismo pensante della società statunitense: scuole e università, con cadenza decennale.

Bisogna aspettare il 1990 prima di vedere i primi effetti sul resto del mondo. Come riportato da Rinnovabili.it, nello stesso anno la celebrazione coinvolse 200 milioni di persone in 141 paesi, spianando il terreno ad una delle conferenze che cambieranno la storia della sostenibilità: il Summit Della Terra di Rio de Janeiro del 1992.

 

Le persone vogliono di più

Il desiderio delle persone di avere un mondo più sostenibile continua a crescere, fino al punto che una celebrazione ogni dieci anni risulta non essere più sufficiente. Fu così che, nel 1990, Nelson e Bruce Anderson fondarono l’Earth Day USA. Questo comitato ha supervisionato tutte le celebrazioni fino al 1995, anno in cui hanno cambiato nome nell’attuale Earth Day Network.

L’evento ha avuto una crescita vertiginosa a partire dagli anni 2000. Internet ha permesso una maggiore circolazione di dati ed idee, riuscendo a far collaborare persone in ogni angolo del mondo.

 

Cosa ci aspetta il futuro?

Non è un caso che, proprio a partire dagli anni 2000, l’evento sia cresciuto in termini di popolarità e partecipazione. Nello stesso anno, le Nazioni Unite hanno lanciato i Millennium Development Goals: 8 obiettivi che tutti e 193 gli stati delle Nazioni Unite si sono prefissati di raggiungere entro il 2015.

La Giornata Mondiale della Terra rispecchiava in pieno gli ideali dietro gli obiettivi, tra i quali spiccava il numero 7: “garantire la sostenibilità ambientale”.

Gli 8 obiettivi sono stati gli antesignani dell’Agenda 2030. Il documento firmato nel 2015, sempre dalle Nazioni Unite, con lo scopo di raggiungere ambiziosi traguardi in materia di sostenibilità economica, ambientale e sociale entro il 2030. 17 obiettivi, ognuno con un focus ben preciso.

La Giornata Mondiale Della Terra è strettamente collegata all’Agenda 2030, così come lo era con i Millennum Development Goals. Inoltre, questi nuovi 17 obiettivi hanno permesso alla manifestazione di farsi carico di più tematiche, diventando un simbolo per le nuove generazioni.

Attraverso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, l’evento si batte per sensibilizzare le persone su diverse tematiche. Dall’ambiente ai diritti umani, la manifestazione nata nel 1970 ha ancora del potenziale inespresso. Un potenziale che chiunque può esprimere attraverso delle semplici azioni che, nel quotidiano, possono cambiare il mondo, rendendolo più sostenibile.

 

10 Idee per celebrare al meglio il Pianeta Terra

Le tre R (riduci, riusa, ricicla) sono, da molti anni, il mantra delle persone attente all’ambiente. Da questi semplici concetti, si possono compiere azioni altrettanto semplici, ma estremamente efficaci. TV e Abbott citano diversi esempi, tra i quali troviamo:

 

  • Ridurre il consumo in casa.

Dallo spegnere la luce rossa di standby degli elettrodomestici al regolare l’utilizzo del riscaldamento, sono tutte azioni che contribuiscono al risparmio di energia, di soldi ed alla riduzione dell’emissione di gas serra. Con queste piccole accortezze, ve ne sarà grato sia l’ambiente, sia il conto in banca.

 

  • Ridurre il consumo di carta stampata.

Che sia una mail di lavoro o una dispensa universitaria, la stampa comporta un consumo di energia e di carta non indifferente. Bisogna fare attenzione a stampare il meno possibile e, se possibile, utilizzare dispositivi elettronici come e-book o tablet.

 

  • Acquistare buste riutilizzabili.

Quante volte è capitato di andare a fare la spesa al supermercato, per poi finire sommersi da una marea di buste di plastica e di carta? Tutto questo comporta ingombro ed un considerevole livello di spreco. Secondo Ipsos, il 58% dei consumatori evita di acquistare prodotti con imballaggi eccessivi. La soluzione sta nell’utilizzare buste riutilizzabili fatte di stoffa o altri materiali a lunga durata. In questa maniera tutto sembrerà più ordinato,si ridurrà considerevolmente l’impatto ambientale e, tra l’altro, la borsa di stoffa ha più stile.

 

  • Usare la borraccia.

Le bottigliette di plastica sono una delle forme più comuni di inquinamento. Ormai si trovano ovunque, e sono difficilmente riciclabili. Secondo l’ultimo rapporto Ipsos, il 48% dei consumatori è preoccupato dalla scarsa quantità di plastica riciclata. Avere una borraccia con sé è la soluzione a questo problema. Sono economiche, riutilizzabili ed adatte a qualsiasi bevanda. Meglio di così, non si può.

 

  • Usare la bicicletta al posto dell’auto.

Che sia per lavoro o per divertimento, c’è sempre una soluzione alternativa all’automobile. Usare una bicicletta o andare a piedi, per brevi distanze, contribuisce a migliorare la salute ed a ridurre l’inquinamento da gas serra ed acustico. Per le lunghe distanze, è consigliabile prendere i mezzi pubblici o fare carpooling.

 

  • Cambiare regolarmente le lampadine.

Può sembrare banale ma, nel lungo periodo, le lampadine sono uno dei fattori che contribuiscono maggiormente allo spreco energetico casalingo. L’arrivo dei LED è stato rivoluzionario. Sono più economici e durano più a lungo delle comuni lampadine.

 

  • Comprare abiti di seconda mano.

Creare un vestito da zero comporta notevoli sprechi. Dalla produzione delle materie prime al trasporto del prodotto finito, la maggior parte degli abiti non è sostenibile. In questo caso, è consigliabile acquistare abiti di seconda mano. Si scoprono delle gemme che, altrimenti, sarebbero andate perse. Rimanere alla moda e vestire sostenibile è possibile.

 

  • Riciclare telefoni, computer ed altri oggetti elettronici.

Vecchi o rotti pc, tablet, telefoni e altri dispositivi elettronici possono spesso essere riciclati gratuitamente da negozi, produttori e governi locali. Tutto questo permette di risparmiare risorse naturali e di ridurre l’inquinamento.

 

  • Comprare a KM0.

L’acquisto di cibo, vestiti ed altri oggetti da produttori locali, contribuisce a ridurre drasticamente l’inquinamento derivante dalla logistica e dalla loro produzione. Inoltre, è un modo per sostenere le imprese e le comunità locali.

 

  •  Agire localmente.

Fatti coinvolgere nelle associazioni ambientale della tua città, o crea la tua organizzazione senza scopo di lucro.. Scuole, comuni e organizzazioni no-profit spesso offrono l’opportunità ai volontari di essere coinvolti nella pulizia dei parchi, nel ripristino degli habitat ed in altri progetti, con il fine di rendere la propria comunità più verde.

 

Daniele Guadagnolo

Ambassador Health and Sustainability – Digital Innovation Days