La televisione ai tempi del digital e del mobile

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La televisione ai tempi del digital e del mobile

Due chiacchiere con Tommaso Tessarolo su quanto la rete e il mobile stiano influenzando il modo in cui guardiamo la televisione.

Dalla carta stampata alla creazione del primo quotidiano online, passando per una fortunata web agency e il lancio di Current TV, Tommaso Tessarolo è una persona che fino a oggi ha spaziato nei mille campi della comunicazione, ma sempre con in testa degli obiettivi ben precisi: innovare e creare. Chi meglio di lui può dirci come sta la nostra “buona” vecchia TV, oggi?

La televisione ormai è decisamente uscita dal salotto e, grazie al mobile, ai social e al digital, vive anche fuori dai suoi tradizionali spazi…
Tommaso Tessarolo: Ormai siamo sempre più abituati a vedere quello che ci interessa ovunque si sia, nonostante l’ancora scarsa qualità delle connessioni internet mobili e non mobili in italia: è un fenomeno ormai piuttosto diffuso. Per chi ha un’offerta di questo tipo, che sia un broadcaster free, a pagamento o un servizio Over the top, non avere questo tipo di servizio pone immediatamente in una situazione medioevale.

Pensi che sia solo la scarsezza della rete a far sì che alcuni broadcaster siano ancora un po’ indietro o forse c’è anche un problema di mentalità?
TT: La scarsezza di banda più che altro influenza gli utenti. Noi siamo abituati ad avere internet sia a casa che sul telefonino in città come Milano e Roma, dove tutto sommato la copertura di banda è sufficiente ad avere un’esperienza fluida anche su contenuti HD. La rete è diventata un veicolo di contenuti di alta qualità, dove per qualità in questo caso intendo qualità del segnale video. L’offerta prevalente di contenuti in 4k ci viene dalla rete più che dalla televisione dove non c’è quasi nulla se non degli eventi sporadici.
In tutto il resto d’Italia, però, al di fuori dei grandi centri urbani, la situazione è ancora drammatica: l’ADSL spesso non è in grado di supportare un’esperienza decente per gli utenti che vogliano contenuti di questo tipo. In mobilità nemmeno a parlarne: la copertura 4G è quasi a uso esclusivo di nuovo dei grandi centri urbani. C’è solo una piccola porzione di Paese, che poi è molto popolosa, e quindi copre sicuramente un grande numero di utenti, che è abilitata a questo tipo di servizi e l’altro parte no, perché l’Italia ha tutta una serie di problematiche morfologiche non indifferenti e diventa anti-economico adeguare una struttura per estendere questi servizi ovunque. Piano piano ci arriveremo, ma per ora è così.
L’altra cosa da dire è che, pur avendo una bella copertura 4G o LTE al centro di Milano, comunque, rimangono alti generalmente i costi per il servizio internet: se ti vai a scaricare un film di un’ora dalla rete cellulare probabile che tu abbia saturato la tua disponibilità di giga mensili, ma quasi. Tutto dipende da questa combinazione di fattori.

Parliamo invece dell’influenza della rete e del mobile sui contenuti…
TT: La cosa più interessante è la tipologia dei contenuti. Come da sempre si è pensato, i contenuti che funzionano maggiormente sul mobile sono quelli più corti. La cosa impressionante che sta avvenendo è che si è creata una comunità molto ampia che ha generato una tipologia di contenuti difficilmente immaginabile già solo 5/6 anni fa. Basti pensare al fenomeno Twitch o YouTube, legato ai videogiochi, che ormai catalizzano completamente le abitudini di consumo delle nuove generazioni. Ci sono contenuti della serie “Guardo gli altri giocare ai videogiochi”. Non ce lo saremmo mai immaginato…Quindi esistono oggi contenuti brevi, spesso in diretta, su tematiche che non troverebbero spazio nei normali palinsesti televisivi né on demand. È un’offerta parallela, nata spontaneamente dagli utenti e che oggi è stata presa sotto l’ala di Google e Amazon. Sta diventando un fenomeno permanente per le nuove generazioni che passano ore e ore ogni giorno davanti a questo tipo di contenuti e che fruiscono prevalentemente sui dispositivi mobili.
Accanto a questo, la presenza sul mercato di Over the top, come Netflix ad esempio, fa sì che si moltiplichi la presenza di nuovi contenuti, perché ormai la nuova tendenza è diventare produttori, e nascono così nuovi format di qualità.

E la Virtual Reality troverà spazio tra queste novità anche nel mondo televisivo, pensi?
TT: Secondo me no, non nell’immediato almeno e non solo per una questione di costi. Sarà sicuramente un elemento molto importante legato ai videogiochi immersivi in Virtual Reality. Quelli permettono mondi sintetici renderizzati in tempo reale, ma produrre un contenuti televisivo o filmico implica costi sicuramente folli, ma ci sono anche altri due fattori. Innanzitutto, il contenuto in realtà virtuale fruito sul televisore di casa avrebbe lo stesso “successo” del 3D: quando la tua idea è quella di costringere un utente a indossare un paio di occhiali di plastica e stare seduto sul proprio divano di casa, l’utente non lo fa. La Virtual Reality avrebbe le stesse problematiche: un ingombro e una resa poco ottimale. Inoltre, il theatrical incontrebbe enormi difficoltà. Metti anche che venga fatto un film in Virtual Reality, ti voglio vedere a portare la gente al cinema e a dare a ognuno un caschetto per la realtà virtuale…Quindi, costa produrre, costano gli strumenti per usufruirne, strumenti poi che sono pochi pratici e tutto sommato, come ha dimostrato il 3D, non è quello che conta quando vedi una serie tv o un film. Quel che conta è la storia e come ti emoziona.
Per i videogiochi invece è tutta un’altra storia: la PlayStation ha già un po’ di titoli, ci sta arrivando l’Xbox, Facebook si è comprata l’Oculus Rift…

E tu, da utente, come vorresti diventasse la TV in futuro?
TT: È molto difficile…Il mio ideale sarebbe un mix tra Netflix e Molotov TV, che è un servizio francese. Netflix perché ha la migliore esperienza utente in assoluto, oltre ad avere un catalogo sempre più originale e di qualità. A Netflix però manca il live, che non è detto che presto o tardi non acquisiscano. Molotov TV invece è orientato prevalentemente sul live e propone un’interfaccia stile Netflix verso la televisione lineare. L’idea di base è questa: oggi hai 60 canali digitali terrestri, sui quali passa di tutto (film documentari, serie, notiziari ecc), la cui unica interfaccia è il televisore classico e al massimo una guida tv. È un’interfaccia obsoleta, rispetto a quella di Netflix. Molotov TV invece propone un’interfaccia alla Netflix che punta verso contenuti della televisione tradizionale. Ti permette di settare dei reminder, di registrare i programmi che ti interessano…A livello quindi di esperienza vedrei bene un mix tra queste due per avere un’interfaccia unica verso tutti i contenuti che la televisione ti può proporre sia on demand che live.