Noi Ambassador coi piedi per terra e la voglia di andare sulla Luna!

Quest’anno, grandi novità per i Digital Innovation Days, online dal 29 al 31 ottobre, con i brand ambassadors che continuano a traghettare il prestigioso evento ad un sicuro successo.

Sono Sara Brugnoni, CEO dell’Agenzia di Comunicazione SANTAFRANCA60, con sede a Piacenza. Communication Manager in Raja Italia, Social Media Manager per clienti dell’agenzia.
Sono entusiasta di raccogliere le impressioni e stimolare la riflessione delle mie 4 colleghe rispetto all’evento che è alle porte. Il focus su cui transitano i DIDAYS20 è “Dal Lockdown alla Ripartenza”, dunque di stringente attualità e costante riflessione.

Le protagoniste: donne decise, capaci e dinamiche

Francesca Tommasi

Communication strategist per brand internazionali, si occupa di PR, Social Media, content marketing e attività offline. Ha scelto il seguente aforisma: “Sometimes I’ve believed as many as six impossible things before breakfast”, di L. Carroll. Una frase che rappresenta il suo fare: creare strategie tra i vari media che convergano per la migliore comunicazione ai vari target di riferimento.

 

Roberta Russo

PhD in economia, Innovation Manager MISE, Consulente Inbound marketing e ottimizzazione dei processi aziendali. La sua citazione guida è: “Chi vuol muovere il mondo prima muova se stesso”, di Socrate. Un motto che rispecchia il suo dinamismo e la sua ricerca personale e professionale. La mission di Roberta, è la valorizzazione delle persone e del contesto in cui operano le aziende in una prospettiva di sostenibilità umana e ambientale.

 

Antonella Maria Monte

Project coordinator per aziende nel settore della moda, Startup Mentor per Fashion Technology Accelerator.
Guidata dal motto: “It takes strength to be gentle and kind” – The Smiths. Così come è lei: rappresentare le aziende in maniera onesta, per farle crescere coordinando progetti speciali.

 

 

Manuela Barbara Soldati

Storyteller & Senior Content Creator. Dalla scuola Holden di Torino si è tracciata la sua professione in modo indelebile.
La frase scolpita nella sua mente è: “Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”, di Italo Calvino. Ed è quello che ogni giorno con le sue storie, i suoi racconti e i suoi video riesce a fare: emozionare!

 

 

  • Come sei arrivata a diventare Brand Ambassador dei DiDays2020?

Francesca Tommasi: “Sono una persona curiosa, con una grande voglia di confrontarmi e imparare, e i Digital Innovation Days rappresentano un’occasione perfetta: è di grande stimolo condividere esperienze, conoscere professionisti del settore e poter studiare case history internazionali. Sono sempre stata spettatrice, ma quest’anno ho voluto dare il mio contributo nell’ambito della comunicazione e dei contenuti.”

Roberta Russo: “Nel mio caso, sono stata contatta da Giulio Nicoletti, CEO dell’evento. Mi ha proposto di diventare Brand Ambassador e ho accettato molto volentieri perché trovo fondamentale essere nei luoghi (anche virtuali) frequentati da professionisti che si interrogano sui cambiamenti della società.”

Manuela Barbara Soldati: “Questo, per me, è il quarto anno. È un percorso che mi ha permesso di conoscere tante persone e crescere moltissimo nel mio lavoro. È stimolante e mi piace far parte di un evento così altamente formativo in Italia.”

Antonella Monte: “Se faccio parte dei DIDAYS20 è grazie a Francesca Tommasi, con la quale ho il piacere di condividere questa intervista. Lei mi ha parlato dell’evento. Avevo appena concluso il master in Digital Transformation al Talent Garden e ho pensato che partecipare come Ambassador sarebbe stata un’ottima occasione per approfondire i temi che mi appassionano. Dunque vedere da vicino come funziona una manifestazione così importante.”

  • Quanto è strategica la formazione per l’innovazione digitale? I Digital Innovation Days stimolano l’apprendimento?

Francesca Tommasi: “La formazione, la curiosità, il desiderio di sperimentare sono fondamentali per chi intraprende questa professione. Amo questo lavoro perché è in evoluzione continua: dal punto di vista tecnico, grazie allo sviluppo di nuove piattaforme per analizzare dati e coinvolgere gli utenti, l’utilizzo di AI e AR, media sempre più interattivi, ma anche da quello relazionale, attraverso lo scambio continuo di esperienze. I Digital Innovation Days rappresentano un’ottima opportunità per tenersi aggiornati.”

Roberta Russo: “Dal mio punto di vista, l’innovazione è qualcosa che va al di là del digitale, essa coinvolge l’intera società e i suoi modi di vivere. Se ripensiamo al lockdown ci accorgiamo come alla diffusione generale delle dinamiche digitali si è accompagnata un’innovazione in termini di stili di vita e di concezione del lavoro. I Digital Innovation Days sono un’ottima occasione di formazione su queste tematiche proprio perché raccontano come la tecnologia è stata a servizio dei bruschi cambiamenti.”

Manuela Barbara Soldati: “La formazione per chi si approccia ma, soprattutto, per chi ha fatto del digitale il suo lavoro, è fondamentale. Viviamo in una società così veloce che fermarsi e non aggiornarsi è non solo controproducente ma totalmente paralizzante. I Digital Innovation Days rappresentano un’ottima modalità per far conoscere, per sperimentare e far scoprire realtà avanzate.”

Antonella Monte: “L’apprendimento è fondamentale, parte tutto dalla cultura, quindi la formazione e l’aggiornamento sono imprescindibili. I didays sono l’occasione giusta per ascoltare le storie di chi si è trovato a fare i conti con un’accelerazione tanto più improvvisa quanto meno pianificata dal punto di vista della tempistica e dell’innovazione aziendale.”

  • Quali sono le competenze per essere un buon digital marketer? Ti viene in mente un case study che ti fa essere orgogliosa del lavoro svolto?

Francesca Tommasi: “Penso che ci sia sempre modo di apprendere competenze tecniche specifiche, quindi credo sia più importante sviluppare un approccio che garantisca sempre una visione d’insieme. Occupandomi di strategia di comunicazione a tutto tondo, mi sono resa conto del valore di un metodo che sia cross-mediale e cross-business.
Il lancio dei volumi di “Fantastic Beasts and where to find them”, un’esperienza di grande portata poiché si è trattato di un lancio globale di HarperCollins Publishers in collaborazione con WarnerBros. Crossmedialità ed engagement allo stato puro. Ho collaborato con i profili ufficiali di Pottermore (oggi Wizarding World) creati da J. K. Rowling, con le community dei fan, realizzato attività, contest ed eventi che partissero dal mondo virtuale dei social media per poi prendere forma in quello reale.”

Roberta Russo: “Un digital marketer oggi ha bisogno di poche cose, ma fondamentali:
1. mettere da parte l’ego (non è detto che le tue idee sappiano rispondere alle esigenze del tuo pubblico)
2. capacità di ascolto delle esigenze e del contesto
3. umiltà: procedere con atteggiamento socratico, quindi sapere di non sapere e mettersi costantemente in viaggio verso la conoscenza
4. curiosità di apprendere tutto ciò che ancora non si conosce.
Ricordo uno dei miei primi progetti, entrata da poco come dipendente in agenzia… mi sono offerta volontaria per aiutare una compagnia teatrale di miei amici che avrebbero portato il loro spettacolo “Pisci ‘e Paranza” al Piccolo Bellini di Napoli. Il budget per le sponsorizzazioni era minimo ma lo spettacolo è andato sold out ed è stata aggiunta una data ulteriore (sold-out anche quella). Attraverso la creazione di contenuti suggestivi su Facebook e un comunicato stampa abbiamo ottenuto risultati insperati.”

Manuela Barbara Soldati: “ll digital marketer, a mio avviso, deve racchiudere tutte le skills dei flussi digitali, specializzandosi in un aspetto senza tralasciare gli altri. Bisogna saper gestire un team, saper comunicare con i membri del gruppo, riconoscere gli input da dare e saper correggere: Inoltre conoscere la SEO, i social media, l’email marketing e la piattaforma Google, che non vuol dire saper svolgere tutto, ma conoscere gli aspetti e coordinare lo staff tecnico che si è creato.
Scegliere solo un progetto è difficile, ma sicuramente aver partecipato all’ideazione e alla creazione di un nuovo format pubblicitario mi rende molto orgogliosa.”

Antonella Monte:  “Al di là delle competenze tecniche penso che un buon digital marketer debba saper intercettare e interpretare i segnali che arrivano dalla società, è necessario che le aziende passino dal “far desiderare le cose alla gente” a “fare cose che la gente desidera”.
“Mi piace definirmi una “silos breaker”, ossia una persona che fa collaborare le diverse funzioni aziendali che generalmente rischiano di lavorare per compartimenti stagni. Il progetto di cui vado più fiera è stato la definizione di un format per la gestione delle family & friends online sale che ha permesso di snellire i processi e massimizzare le vendite a livello globale.”

  • È la tecnologia che modifica la società oppure il contrario?

Francesca Tommasi: “Spesso incolpiamo uno strumento specifico – i social media, la tv – per quello che siamo, o la società, come se fosse un’entità astratta e informe. Noi però siamo quella società, come individui prima ancora che come massa, quindi penso sia nostro dovere capire il potenziale degli strumenti che abbiamo a disposizione e imparare a gestirli. Anche la tecnologia è potere…e si sa, da grandi poteri derivano grandi responsabilità.”

Roberta Russo: “Molte attività sono nate dopo il boom dei social media: pensiamo a tutti coloro che fanno delle loro passioni il loro business come i travel blogger, content creators, youtuber… Allo stesso modo anche le aziende hanno acquisito tantissimi spunti per modificare la loro offerta produttiva, grazie ai dati presenti sul web e ai tool di tracciamento delle azioni degli utenti. In ogni caso la tecnologia dovrebbe sempre essere a servizio della società e può farlo proprio perché non ci sono più segreti sul mercato: basta analizzare i dati.”

Manuela Barbara Soldati: “È un processo parallelo di influenze. Una non esclude più l’altra, compensandosi.
Così come per tutto, è l’abuso il problema. Uno strumento utilizzato nel modo corretto è solo un bene.”

Antonella Monte: “Credo si influenzino a vicenda. La tecnologia generalmente soddisfa un bisogno della società e a volte, forse sempre più spesso, modifica la società stessa, basti pensate a tutto quello che oggi facciamo grazie agli smartphone e che poco più di 10 anni fa era impensabile, come la condivisione di momenti della nostra vita in tempo reale con amici e parenti lontanissimi oppure i pagamenti contactless.”

  • L’evoluzione della TV in SMART TV con interazione e condivisione nel media, come la giustifichi?

Francesca Tommasi: “Abbiamo constatato che in termini di dati, comportamenti e pubblicità da analizzare è fondamentale mantenere l’utente il più possibile sulla stessa piattaforma, e questo con le Smart Tv è possibile, dato che offrono connettività, funzionalità aggiuntive, App, ricerca vocale, tutto attraverso un solo dispositivo.” Ogni media ha raccontato o narra la nostra storia e alcune dinamiche risulterebbero meno chiare. Un suggerimento a tal proposito è la visita al NewsMuseum di Sintra, in Portogallo: un’esperienza immersiva attraverso i mass media, percorrendo le notizie più salienti degli ultimi secoli.”

Roberta Russo: “In primis ogni media racconta un’epoca, pensiamo all’importanza della radio e della televisione nell’alfabetizzazione della popolazione. La Smart TV, è il tipico esempio di “ascolto” della domanda: se le persone utilizzano sempre di più alcune applicazioni per l’intrattenimento, come fare per non far “addormentare” il mercato delle TV? La risposta sono le Smart tv che guardano alle tendenze del consumo di contenuti online inerenti le generazioni Millennials e Z.”

Manuela Barbara Soldati: “Certamente è nn processo evolutivo normale. Anzi, credo e spero di trovarci solo all’inizio. Pensando alla bacchetta magica, sogno il mondo dei media come un paese dei balocchi dove non sarò costretta a vedere un solo programma in TV ma poter scegliere tra molti simultaneamente. Sarà una bella sfida per gli ascolti. Pur avendo mosso qualche passo nel mondo della televisione, credo che stiamo vivendo un momento storico politico nel quale alcune emittenti televisive favoriscono la non cultura e la banalità.”

Antonella Monte : “Ho studiato linguaggi dei media e per “affetto” e interesse professionale seguo queste dinamiche. La TV “tradizionale” che conoscevamo non esiste più, è un ricordo che arriva al massimo agli anni 90. Oggi il piccolo schermo sta provando a tenere il ritmo rapidissimo di internet, con nuovi linguaggi… figli delle nuove generazioni che incalzano nel mercato dei media.”

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Sara Brugnoni
Brand Ambassador #DIDAYS20

Noi Brand Ambassador: astronauti del domani

Manca sempre meno all’inizio dei Digital Innovation Days, l’appuntamento è fissato per il 29, 30 e 31 Ottobre e quest’anno il team dei brand ambassadors fa la differenza. Conosciamoli meglio.

Sono Marilia Tavares, Brand Ambassadors dei DIDAYS20. Ho 23 anni, abito a Torino e frequento la SAA-School of Management. A nome dell’evento sono entusiasta di potervi presentare alcuni miei colleghi di questo fantastico team.

Sono studenti, la prova che i giovani hanno voglia di fare, incarnano perfettamente l’anima della kermesse: intraprendenti, pronti a ripartire e ambiziosi. Ci tengo particolarmente a questa intervista in quanto, come universitaria, incontro spesso colleghi a cui manca il fuoco che hanno questi quattro ragazzi; dialogare con loro mi ha motivata ancora di più a dare il 100% e spero che a fine articolo sentirete la stessa carica che ho sentito io scrivendo le loro storie.

La parola a loro…

Giuliano Fiore

“Se non puoi fare grandi cose, fai piccole cose in una grande maniera.”

Perché solo chi pensa di poter realizzare qualcosa è già un passo avanti verso il traguardo. Si presenta così Giuliano, studente allo IULM, del corso di laurea dedicato a comunicazione, media e pubblicità. Nonostante sia uno studente, presenta già un curriculum di rilievo.

 

Eleonora Bracaglia

“Determinazione, costanza e tanta voglia di fare sono fondamentali per realizzare qualsiasi cosa”

È la nostra seconda Brand Ambassador, una carica di energia e tanta determinazione. Eleonora, come Giuliano, è una studentessa presso lo IULM, lavora come Giornalista freelance presso Il Graffio online e cura il suo profilo Instagram a regola d’arte.

 

Alessandro Colonna

“Non aspettare l’opportunità. Creala”

Alessandro studia a Roma. E’ iscritto alla Sapienza, corso di Marketing e comunicazione; e ha già un curriculum notevole. Oltre a studiare a tempo pieno, segue diversi progetti: è Co-Founder e Social Media Manager presso la 9Seconds, Marketing Specialist presso Damage Srl e ora Brand Ambassador dei Didays.

 

Laura Zucchiatti

“Se hai un obiettivo, lanciati e raggiungilo. Altrimenti perdi già in partenza”

Il motto scelto da Laura la rispecchia a 360°, anche lei non ha timore di porsi un obiettivo e perseguirlo con determinazione. Laura studia Relazione Pubbliche presso l’Università di Udine e ha già seguito diversi stage. Al momento è anche Social Ambassador per un’importante kermesse di marketing che si terrà a marzo.

 

  • Perché secondo te si dovrebbe partecipare ai Didays 2020?

Alessandro: “Penso che per chi studia, sia molto importante essere presente ai Digital Innovation Days, in quanto è come passare da astronomo ad astronauta. L’astronomo è colui che studia la teoria, ma solo l’astronauta è in grado di viaggiare e toccare la luna.

I Didays, sono l’opportunità perfetta per conoscere realmente il mondo dell’innovazione e del marketing. Nessun insegnamento sarà mai efficace come questa esperienza.”

Eleonora: “Dal mio punto di vista è un ottimo investimento per il futuro, specialmente per coloro che hanno un progetto in mente. I Digital Innovation Days sono in grado di dare una visione completa sul mondo del digitale, che oggi, come non mai, rappresenta la quotidianità nelle nostre vite. I Didays accolgono veri professionisti dell’innovazione che racconteranno il loro vissuto con qualità.”

Giuliano: “I Didays sono stati in grado di creare un prodotto perfetto sia per professionisti che per semplici appassionati. Troveremo case history interessanti e ascolteremo esperienze concrete che sono il valore aggiunto all’evento.

Laura: “Sono convinta che partecipare ai Didays sia fondamentale, in quanto ci permetterà di ascoltare consigli pratici e prendere nota di efficaci strategie. Si potrà, imparare dal migliore capitale umano del marketing e della comunicazione. Un altro valore aggiunto è sicuramente dato dal fatto che l’edizione di quest’anno sarà online, si potrà seguire anche in smart working.

 

  • Quest’anno abbiamo diverse sale tematiche: dalla Fashion Tech, alla Sustainability, insieme a Start-up e Formazione Digitale. Ognuna, con speakers leader nel loro settore. Qual è la tematica che più ti appassiona e perché?

Laura: “Sono appassionata di formazione digitale e influencer marketing, in quanto, sono argomenti che studio anche a livello pratico. In particolare, mi attrae la sostenibilità, una tematica attuale che purtroppo nel nostro Paese non è molto sentita”.

Alessandro: “Temi tutti stimolanti e quelli che mi colpiscono di più, sono: la sostenibilità, il web marketing e il social media management. Ad oggi, l’università, è in grado di dare molte nozioni base, ma, partecipando ai Didays è possibile avere una visione nuova. Le 11 sale verticali avranno temi mutevoli con aggiornamenti continui.”

Eleonora: “Quelle che mi interessano di più sono: influencer, social media e sostenibilità. Penso che siano tematiche molto attuali e soprattutto dai meccanismi avvincenti, che raccolgono un’ampia fetta di mercato.”

Giuliano: “Partendo da un’esperienza personale le aree che reputo più importanti sono: web marketing, social media e influencer. Sono tematiche che hanno avuto un ampio sviluppo negli ultimi 5 anni, con notevoli mutamenti. Il focus sugli influencer non è più il numero di seguaci, ma l’engagement che riescono ad ottenere.”

 

  • Sei Ambassador dei Digital Innovation Days – “Dal Lockdown alla Ripartenza.” Tutti abbiamo dovuto reinventarci, ognuno in modo diverso. Come è stato ripartire?

Alessandro: “L’inizio del lockdown è stato difficoltoso per tutti, adattarsi a nuove abitudini ci ha messo alla prova, ma superato il periodo iniziale è stato più semplice aggiornare gli impegni. Un po’ come i Didays20 che non si sono fermati dinanzi al problema ma hanno trovato una soluzione: creare un’edizione interamente online.”

Eleonora: “Il mio lockdown, purtroppo, è iniziato con un trasferimento. Non è stato un periodo semplice, di conseguenza mi sono dovuta reinventare in diversi modi. Per quanto riguarda la parte universitaria è stata particolarmente difficile in quanto mi sono ritrovata demotivata, perché bisogna dirlo, le lezioni online non sono come in presenza. Nonostante le prime difficoltà non mi sono demoralizzata e questo mi ha fatta riflettere. Ci potranno essere periodi complicati ma ora sono sicura che saprò affrontarli”.

Giuliano: “Per quanto mi riguarda, il punto cruciale è stato senza dubbio l’università. Come Eleonora, mi sono dovuto trasferire e ho avuto problemi tecnici legati ad Internet. In seguito è andata meglio, ed ho proiettato il mio mindset verso una visione positiva. Mi sento fortunato, in quanto sono riuscito a continuare gli studi.

Laura: “Il mio lockdown è stato molto complicato inizialmente. La quantità di tempo era aumentata ma con essa anche le mansioni da svolgere. Mi sento di dire che non è stato per niente semplice organizzarsi. Per fortuna, seguire le lezioni online è stato meno difficoltoso del previsto, è vero che ci siamo ritrovati a fare tutto di corsa, ma, allo stesso tempo, senza stress.

 

  • Ad oggi sta nascendo il pensiero comune che l’università sia obsoleta e che l’esperienza formativa non sia in linea con i tempi. Secondo te lo studio da autodidatta può essere paragonato al percorso accademico?

Eleonora:

“Penso che la formazione da autodidatta non sia paragonabile al possibile percorso universitario. Infatti, frequentare l’ateneo non significa solo “studiare”, è un’esperienza che forma noi ragazzi anche dal punto di vista sociale. Gli anni accademici ci insegnano a vivere, ad ampliare la propria rete di contatti e a cogliere occasioni per il futuro.

Sono molto appassionata alle materie che studio nel mio ateneo, questo è stato uno dei motivi che mi ha portata ad iscrivermi all’università. Mi interessava intraprendere un percorso pieno di sfide e sono sicura che un domani i miei sacrifici verranno ripagati. Spero che il mio percorso mi aiuti a trovare il lavoro che desidero.”

 

  • Forbes, nel 2019, ha redatto la Global Innovation Index, ovvero la top 20 dei paesi più innovativi al mondo. L’Italia non rientra in tale classifica, secondo te a cosa è dovuto questo gap?

Giuliano:

“Purtroppo ci troviamo al 28° posto. Non è solo una questione di numeri, ma anche di mentalità e voglia di mettersi in gioco. L’errore più grande è stato perdere la possibilità di sperimentare le innovazioni che esistevano. l’Italia ha un prezioso patrimonio: cultura, arte, turismo, moda e food, ma spesso, decide di non potenziare i servizi, anche a partire da piccoli accorgimenti. Il Paese è frenato da instabilità politica e da poca spesa investita nell’istruzione, ma è anche vero che una buona maggioranza della popolazione è concorde nello stabilire che ci siano fattori determinanti legati al credito.

Dovremmo prendere esempio dalla Svizzera, che in classifica è prima già da 10 anni senza particolari problemi. Qui, i fattori “produzione di conoscenza e tecnologia”, “prodotti della creatività” e “business sophistication” sono il fiore all’occhiello per essere competitivi.

In Italia dobbiamo fare i conti con il “ruolo delle istituzioni” a volte mancante e poca stabilità del contesto politico ed operativo. Ma non tutto è perduto… Per “produzione di creatività” con in testa il design industriale siamo davvero molto bravi. Che dire… Facciamo valere dunque il nostro potenziale. I Digital Innovation Days ribadiranno questo concetto, dobbiamo essere affamati di conoscenza e di innovazione ancora di più che in passato.

 

  • Sono veramente pochi gli studenti che oltre all’università scelgono di lavorare. Tu invece stai seguendo diversi progetti. Da dove nasce la tua intraprendenza? E perché molti studenti scelgono di concludere l’università per mettere in pratica ciò che studiano?

Alessandro:

“Sono convinto che per imparare bene qualsiasi cosa, la pratica sia la strategia più efficace. Bisogna mettere fin da subito le mani in pasta, non per eccellere o per raggiungere subito i risultati ma per migliorare. Purtroppo in Italia, c’è una concezione diversa a riguardo. Si preferisce terminare gli studi e poi iniziare a lavorare. Io penso che bisogna fare tutto in maniera contemporanea. E non aver paura né di sbagliare, né di fallire.

Il mercato dà troppe incertezze ed i giovani credono di poterle trovare nello studio e conseguire un percorso lineare senza dover esporsi troppo. Il sogno del posto fisso ha generato tante illusioni, ma il lavoro attualmente è flessibile.

I progetti che ho intrapreso, mi hanno dato l’opportunità di sviluppare competenze che le università non ti insegnano: lavorare in un team, gestire lo stress di un lavoro da consegnare, parlare in pubblico, accrescere attitudini imprenditoriali, negoziare, contrattare e organizzare eventi. Adesso lavoro in una startup (mi occupo di marketing e di comunicazione) della quale sono anche tra i fondatori.

  • A fronte della ripartenza sia le aziende che molte persone hanno deciso di porsi obiettivi, sia a breve che a lungo termine, per non perdere più tempo e poter ricominciare al meglio. Quali sono i tuoi più grande obiettivi, a breve e lungo termine? E perché hai scelto proprio questi due?

Laura:

“Il traguardo a breve termine è laurearmi in Relazioni Pubbliche e continuare a formarmi attraverso i corsi online. A lungo termine, desidero entrare nel mondo del lavoro e allo stesso tempo frequentare un master che mi permetta di ampliare le mie conoscenze. Ho scelto questi obiettivi perché nell’attuale contesto lavorativo, la concorrenza è molto vasta e la sola preparazione universitaria non è sufficiente per emergere rispetto alla massa. Bisogna avere competenze e rimanere aggiornati.”

Ora che hai letto l’intervista ti consigliamo di seguire i DigitalAperiTalk, live dal 22 settembre sui canali social dei Didays. Dove alcuni dei nostri Brand Ambassador realizzeranno una breve intervista con i nostri moderatori e relatori delle sale.

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Marilia Tavares
Brand Ambassador DIDAYS20