#DIDAYSGIRLPOWER | L’economista x caso: intervista ad Azzurra Rinaldi

#DIDAYSGIRLPOWER | L’economista x caso: intervista ad Azzurra Rinaldi

Continua la nostra rubrica #DIDAYSGIRLPOWER con l’intervista ad Azzurra Rinaldi, l’@economistaxcaso di Twitter, ricercatrice in Economia e Professore di Economia dei Paesi Emergenti nonchè Direttrice del Corso di Laurea in Economia del Turismo presso l’Università Unitelma Sapienza di Roma.

Grazie per aver accettato la nostra proposta d’intervista. Ci piacerebbe approfondire il tuo mondo e scoprire come si sta adattando alla trasformazione digitale in corso.

Sei molto attiva su Twitter. Com’è nato il tuo nickname @economistaxcaso? Parlaci un po’ della tua carriera.
Sì, devo confessare che sono una social-entusiasta! Li uso ormai come fonte primaria di informazione: l’importante è sapere chi seguire, costruirsi il network giusto, essere open-minded anche in un uso intelligente. La mia esperienza di condivisione è iniziata proprio circa 10 anni fa, con un blog il cui titolo era, appunto, Economista per caso (da cui il nickname), in cui affrontavo argomenti economici, ma con una lettura personale e l’imperativo di non prendersi troppo sul serio (che in molti casi è uno dei punti deboli della categoria!).

Nel frattempo, la moda dei blog è passata ed io ho costruito un percorso professionale improntato sulla passione non solo per la didattica (a cui non rinuncerei mai: l’aula ed i giovani sono uno degli aspetti che amo di più nel mio lavoro all’Università), ma anche per alcune tematiche che sento particolarmente vicine.

Unitelma e Gamma Donna hanno unito le forze per una ricerca sull’inclusione finanziaria delle imprenditrici. A che punto è questa ricerca?
Sì: grazie alla sintonia che si è creata con Valentina Parenti (la mente ed il cuore di Gamma Forum), abbiamo pensato di avviare questa iniziativa volta ad indagare due dimensioni sensibili per le donne in generale e per le imprenditrici in particolare. I report sull’Economia della felicità (una branca dell’Economia che si occupa di misurare la soddisfazione complessiva degli individui rispetto alla propria vita paese per paese) mostrano dati su cui riflettere. A livello globale, la soddisfazione delle donne, nel corso degli ultimi 35 anni, è in decrescita. Numerosi possono essere i fattori in grado di spiegare questo andamento: secondo una delle ipotesi più accreditate, può essere ben spiegato da una trasformazione nel set dei benchmark. Ovvero, fino a qualche anno fa le donne avevano come punto di riferimento le altre donne, soprattutto nei paesi avanzati.

Ora il benchmark è cambiato e sono gli uomini. Da qui la maggiore insoddisfazione: basti pensare al gender gap retributivo, di carriera, sociale, politico… e questo è il primo topic: misurare il grado di felicità delle imprenditrici italiane. Il secondo è legato all’inclusione finanziaria: la letteratura ci dimostra che le imprese a conduzione femminile tendono ad incontrare maggiori ostacoli nell’accesso al credito. Il dato è confermato anche per il nostro paese? Siamo fermi al paradigma consolidato o qualcosa sta cambiando? È quello che stiamo cercando di capire attraverso la raccolta dei dati…

World Economic Forum sostiene che ci vorranno 108 anni per chiudere il Gender Gap. Ci suggerisci 5 mosse che, secondo te, diminuirebbero questo divario.
Ormai si è capito che, più che di gender gap, bisognerebbe parlare di maternity gap: il vero rallentamento si ha quando si rimane incinte e si procrea. Quella è una fase di stallo, sebbene naturale e biologica, da cui si fa incredibilmente fatica a recuperare in termini di opportunità lavorative, retribuzione ed avanzamento di carriera. Al primo punto, quindi, penso al congedo di paternità obbligatorio: i figli non sono solo delle madri, è giunto il momento per ripensare al paradigma famigliare ed il primo passo è condividere la gestione della prole con i padri sin dal primissimo momento. Al secondo posto, la parità in termini di accesso al potere: nel nostro paese (che si colloca in 80° posizione per gender gap secondo il Global Gender Gap Report 2018 del World Economic Forum), ci avviciniamo alla scadenza di una legge, la Golfo-Mosca, che ci sta consentendo di ottenere risultati che altrimenti sarebbero stati irraggiungibili. A volte è necessario forzare il sistema, che rischia di rimanere incagliato in meccanismi quasi automatici di riproduzione del potere. Al terzo posto, il sostegno nelle attività di cura.

Nel modello mediterraneo di welfare state, la cura di bambini, anziani e malati è quasi totalmente sulle spalle delle donne. Questo rafforza un meccanismo di esclusione, dando sollievo allo Stato: se le donne si fanno carico delle attività di cura, non è necessario produrre il servizio pubblico. Al contempo, in assenza di servizi pubblici adeguati, spesso le donne non hanno scelta. Un tipico esempio è quello degli asili nido, in cui alla carenza strutturale si aggiunge il rafforzamento di una dinamica territoriale che tende a indebolire le donne soprattuto nel Sud del paese. Un dato? A fronte di una presenza di asili per bambini sotto I 3 anni pari al 30% del totale nel Nord e nel Centro Italia (e già qui la percentuale, a mio avviso, è preoccupante!), nel Sud si arriva al 10%. Al quarto posto, l’istruzione. perché, se è vero che le ragazze italiane studiano più dei maschi, è pur vero che, per ragioni anche di natura sociale, tendono a scegliere corsi universitari che le penalizzano sia in termini retributivi che sotto il profilo delle possibilità di avanzamento professionale.

In questa direzione, ad esempio, sono ottime le iniziative di IBM e di Fondazione IBM per avvicinare le giovani donne alle STEM e prospettargli possibilità occupazionali che loro non altrimenti non considererebbero. Infine, occorre coinvolgere gli uomini: perché il gender gap davvero si riduca, non possiamo agire da sole. Conosco personalmente molti uomini (non moltissimi: smentitemi, ne sarò lieta!!!) Che sono pronti a dichiararsi femministi nel senso più puro ed originario del termine, ovvero che trovano del tutto naturale il fatto che uomini e donne debbano avere le stesse possibilità.

In che modo state favorendo l’empowerment femminile nei paesi emergenti?
Abbiamo iniziato anni fa a lavorare con Terre Des Hommes India, che è particolarmente impegnata nel supporto alle bambine. Nel Tamil Nadu, dove la ONG è collocata, all’interno dei villaggi vige una legge non scritta ma nonostante ciò ancor più vincolante: non è consentita la nascita di più di una femmina per nucleo famigliare. Dal momento che non esiste diagnostica prenatale, le bambine vengono fatte nascere e, una volta appurato il genere, vengono avvelenate. E questo succede per ogni bambina, dalla seconda in poi. Terre Des Hommes finora ha salvato circa 25.000 bambine da questo destino. Noi ci siamo affiancate a loro in attività di ricerca, di formazione e di supporto allo staff. Ma questo è solo uno dei tanti esempi delle realtà che troviamo sul territorio.

Ti occupi di formazione di donne e bambini libanesi e siriani: la rivoluzione digitale sta migliorando la creazione e fruizione di contenuti in ogni parte del mondo. Com’è cambiato questo mondo negli ultimi 10 anni?
Sì: questo è un altro progetto che stiamo conducendo con l’Università degli Studi Unitelma Sapienza, nella quale lavoro. L’Ateneo rappresenta un esempio della trasformazione digitale: i contenuti formativi vengono offerti totalmente in modalità online da docenti di comprovata esperienza pluriennale. Gli studenti sono liberi di accedere al materiale formativo (videolezioni, materiale didattico, test di autovalutazione, webinar) in qualunque momento e da qualsivoglia postazione. Già ci ha consentito di immaginare prodotti formativi da distribuire anche in open access in tutto il mondo.

In questo ambito rientra il progetto a favore delle donne rifugiate siriane in Libano. Si tratta di realtà molto complesse, in cui bisogna entrare in punta di piedi e comprendere le reali necessità delle popolazioni coinvolte. Sotto questo profilo, abbiamo deciso di muoverci lungo due linee: aumentare la consapevolezza delle donne siriane sotto il profilo riproduttivo – e per questo abbiamo messo a disposizione il corso in diagnostica neonata disponibile in open access sulla piattaforma dell’Università; aiutare le donne ad avviare un percorso di empowerment basato su iniziative di microimpresa – e per questo stiamo componendo un corso di microcredito, microfinanza e self-employment che sarà sempre reso disponibile attraverso l’accesso gratuito alla piattaforma.

Cosa ritieni che debba essere fatto per garantire una maggior presenza/attivismo/impegno delle donne in un campo come il tuo?

In ambio universitario non ci sono barriere formali all’avanzamento delle donne. Tuttavia, spesso i percorsi si interrompono a causa delle maternità (penso alla mia storia personale) e quindi non si può garantire la continuità nella produzione scientifica che viene richiesta e che i colleghi, a parità di bravura, non faticano a rispettare. Una grande opportunità anche in questo settore, a mio parere, deriva dalla capacità di ognuna di noi di fare rete: uscire dall’isolamento e creare sinergie.

Ritieni che la diversità di genere sia dovuta anche ad una mancanza di sicurezza da parte delle donne nell’affrontare certe sfide? Se si, per quale regione secondo te?
È sicuramente così. Le surveys del Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti lo dimostrano inequivocabilmente: sin dai 6-7 anni, le bambine tendono a sminuirsi, anche a fronte dei fatti, che invece dovrebbero portarle ad avere maggiore fiducia in sé (voti più alti, maggiore rapidità nel conseguimento dei titoli). Questa è un’area importante su cui intervenire e si tratta di vero empowerment. Ricordiamo che, per quante di noi sono madri, il primo mentoring avviene in famiglia. Io ho tre bambine piccole, viaggio molto per lavoro e, mi spiace ammetterlo, ma ogni volta che mi allontano, portò con me uno zainetto di sensi di colpa. Il mio auspicio è che, vedendomi partire e tornare spesso, quando saranno adulte e se decideranno di avere figli, a loro volta si sentiranno libere di partire, ma libere dallo zainetto!

Grazie mille Azzurra per la tua disponibilità, è stato un vero piacere conoscerti e fare un viaggio virtuale nella tua vita. Sei un bell’esempio di donna/mamma/manager/moglie/volontaria da seguire.

Azzurra la trovate su Twitter, su Facebook e su Linkedin.

#DIDAYSGIRLPOWER | Una vita in giro per il mondo: intervista a Nicoletta Crisponi

#DIDAYSGIRLPOWER | Una vita in giro per il mondo: intervista a Nicoletta Crisponi

In occasione della Festa della Donna, abbiamo voluto celebrare il talento femminile invitando la nostra community a taggare le donne che rappresentano una fonte di ispirazione. Ci avete risposto in tantissime e con questa nuova rubrica #DIDAYSGIRLPOWER vogliamo farvi conoscere le loro storie attraverso interviste, che hanno tutto il sapore di una chiacchierata tra amiche. Iniziamo questa nuova avventura con Nicoletta Crisponi, una donna indipendente e uno spirito libero che grazie alla sua capacità di fare rete e alla sua creatività, ha fatto il giro del mondo, creato il blog di successo “Il filo di Nicky” e oggi lavora come travel blogger.

Ciao Nicoletta e grazie per aver accettato questa intervista. Per iniziare vorrei sfatare due luoghi comuni:

  • per una donna viaggiare da sola è pericoloso: per esorcizzare questa paura, posso solo dire che in linea di principio quello che trovi in giro per il mondo è quello che puoi trovare tutti i giorni fuori dalla porta di casa. Certamente quando si viaggia bisogna stare attente, volersi bene, preservarsi. Ma in linea di massima, se escludiamo Paesi in guerra o a rischio, se hai il coraggio di uscire e girare per la tua città puoi farlo in tutto il mondo.
  • a 30 anni una donna dovrebbe pensare a una famiglia: a 25 anni mi sarebbe piaciuto e anche oggi mi piacerebbe averla, ma non bisogna farsi condizionare. Diciamo che io ho dovuto accettare la mia “stranezza”: non è facile stare accanto a una persona sempre in movimento come me. A volte la sera mi piacerebbe poter condividere le mie esperienze con un compagno ma  non ho ancora incontrato la persona giusta fino in fondo. In ogni caso, penso che continuerei a viaggiare lo stesso da sola. Il viaggio mi ha insegnato che l’amore può arrivare da tante cose. Ad esempio, quando ho fatto volontariato in Africa, ogni mattina quando aprivo la porta venivo letteralmente inondata dall’entusiasmo e dall’affetto di tantissimi bambini e questa è una manifestazione d’amore grandissima.

Parliamo della tua carriera. Dalla campagna 1Kiss4NewYork a un viaggio in giro per il mondo. Quanto è stata importante la tua intraprendenza e la rete nella tua vita professionale?

L’intraprendenza è tutto. Quando sei studente hai tanti sogni e due possibilità: fare delle cose da solo o restare ad aspettare che arrivino delle opportunità. Quando crei progetti per te stesso devi davvero cucirteli addosso. Con l’entusiasmo inizi un progetto, ma è solo grazie a motivazione e intraprendenza che riesci ad arrivare fino in fondo. La campagna 1Kiss4NewYork è stata faticosissima ma da un lato sono stata fortunata perché ha avuto un grande riscontro mediatico. Sono riuscita a creare una rete che mi seguiva e i contatti con la stampa. Questo è stato molto importante per la mia carriera, perché quando le persone ti conoscono è più facile rompere il muro di diffidenza.

Quando ho iniziato a progettare il mio viaggio per il mondo, mi sono chiesta: come faccio questo giro? Inizialmente, l’idea era quella di andare a raccogliere i colori del mondo e raccontarli attraverso la natura. Poi ho letto la notizia di Facebook e dei gradi di separazione ho trovato il mio filo conduttore: le connessioni. Da lì, ho iniziato a lavorare e andare in giro per eventi a farmi conoscere dai brand. 

Non è stato facile approcciarsi e farsi notare dai brand, quello che ho fatto e che mi ha permesso di accreditarmi è stato presentarmi con dei casi studio. Ho presentato una strategia di comunicazione, un messaggio, un progetto sulle connessioni. Questo mi ha portata a collaborare con brand del calibro di Huawei, Oakley, La Sportiva… Queste collaborazioni mi ha dato dei vantaggi e mi hanno permesso di risparmiare sulle spese e l’attrezzatura.

Il tuo viaggio è partito da un’idea che oggi grazie ai social media siamo tutti connessi, è davvero così? Quali connessioni sono nate dal tuo viaggio e qual è la cosa che ti ha sorpreso di più?

Durante il mio viaggio ho conosciuto molta gente, tante persone speciali che mi hanno aiutata in mille modi diversi. Quando viaggi incontri spesso persone che viaggiano o che hanno un’apertura verso il viaggio. La situazione più sorprendente – che è anche la più strana – è stata l’incontro con la ragazza che mi ha salvato dall’uragano Irma a Miami. Viaggiando ho imparato che tutte le cose succedono per una ragione. Stavo uscendo da Disneyland, quando ho saputo che mi avevano cancellato l’ennesimo volo. Salgo su un taxy Uber e parlando con la ragazza scopro che anche lei è una travel blogger e che facciamo parte della stessa community di Facebook. Ci siamo scambiate il numero. Nel frattempo, mi sono messa alla ricerca di un albergo, ma i prezzi erano saliti alle stelle, così l’ho chiamata. Ero a Orlando e quando le ho mandato la posizione, la cosa incredibile è che lei era dall’altra parte della strada. Mi ha adottata per tutto il tempo dell’uragano, ho conosciuto la sua famiglia e abbiamo cucinato insieme, è stata il mio angelo custode. 

Dove hai trovato il coraggio di dire: mollo tutto e faccio il giro del mondo?

Per me, a dire il vero, è stato naturale. Io vengo dalle montagne del Trentino. A 17 anni ho preso un treno, sono andata a Milano, ho preso un aereo e sono andata in Sardegna. L’anno successivo sono stata in Belgio come ragazza alla pari. Non sapevo cosa aspettarmi, avevo mille dubbi. È stata una scommessa e oggi per me è normale viaggiare. Un giorno ero in macchina con il servizio Bla Bla Car, la persona con cui viaggiavo mi dice che ha portato una ragazza che ha fatto il giro per il mondo e che esiste un biglietto che ti permette di farlo. E così ho deciso di partire.

Bisogna essere ricchi per fare il giro del mondo?

No, sta tutto nella motivazione. Sono partita da zero, mentre studiavo ho sempre fatto lavoretti e sacrifici per mantenermi. Quando ho deciso di fare il viaggio mi sono detta: devo mettere da parte dei soldi e ho iniziato a cambiare abitudini per risparmiare.

Com’è stato tornare a lavorare dopo un anno in giro per il mondo?

Una vacanza, dico davvero. Non ho mai lavorato così tanto come quando ero in giro. Mi spostavo ogni due o tre giorni, organizzare il viaggio in se è già stato un lavoro. Di giorno cercavo di conoscere le persone, la sera mi occupavo della comunicazione social. La mattina presto ricontrollavo le e-mail, prendevo informazioni sulla meta, i luoghi in cui fare le foto. Dormivo una media di cinque ore a notte. Dal punto di vista fisico è stato un massacro. Io mi sono messa un piano di viaggio abbastanza duro ed essere da sola devo dire che non mi ha aiutata. Dopo qualche mese ho avuto il supporto di una redazione per la produzione di contenuti, ma allo stesso tempo questa attività richiede una gestione.

Dal viaggio è nata l’idea di un libro per bambini e una campagna di crowdfunding su Produzione dal Basso. Come è andata?

A livello di comunicazione è andato molto bene sia per noi sia per la Fondazione Giacomo Ascoli Onlus, che si occupa della cura e del sostegno di bimbi malati di cancro e delle loro famiglie da ben dodici anni presso l’ospedale del Ponte di Varese, a cui devolveremo in beneficienza una parte dei fondi raccolti. Anche questa volta (come sempre) è nato tutto per caso. Io e Federica Bocchi siamo partite con l’idea di fare un libro, una favola illustrata per bambini. Volevamo farlo al meglio senza fare un investimento nostro. Così mi sono ricordata di una persona che lavora nel crowdfunding e abbiamo conosciuto il team di Produzione dal Basso. Grazie alla campagna, siamo riuscite a essere tranquille con l’investimento. Abbiamo imparato tutto al momento. Dal progetto è nata una community fantastica, ci sono state mamme che hanno fatto gruppi d’acquisto per avere il libro o altre che mi mandano le foto dei loro bimbi con il libro e mi invitano a pranzo.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ora ho preso un lavoro per pochi mesi. Quando ho deciso di viaggiare non sono scappata dal mio lavoro, mi mancava essere libera, volevo avere una sfida personale. Questa parentesi mi è servita per capire che mi mancava il mio lavoro ma non potrei vivere stando chiusa in un’agenzia.Vorrei trovare la mia serenità nella routine ma io non sono felice così. Quando terminerà il mio lavoro, partirò per dieci giorni in Germania e poi a Copenaghen. Ho in ballo alcune proposte legate ai viaggi che sto valutando. Per quanto riguarda il blog, invece, sono in fase di rebranding per capire come posizionarmi e come raccontare il viaggio. Vorrei far emergere la differenza tra travel blogger e viaggiatore che racconta delle storie.

 

Segui il suo viaggio su: www.ilfilodinicky.com

Pagina Facebook per Piccole imprese: quali sono gli errori da evitare

Pagina Facebook per Piccole imprese: quali sono gli errori da evitare

Visto che crediamo ancora in Facebook, oggi abbiamo deciso di parlare su come utilizzare al meglio facebook per piccole e medie imprese.

Chi dice che questo social è morto si sbaglia di grosso. Solo in Italia, Facebook conta un numero di 35.7 milioni di utenti attivi ogni mese.
Ecco perché tutt’oggi Facebook rappresenta un grande bagaglio per tutte le imprese piccole o medie che siano, che vogliono iniziare a creare una buona immagine aziendale. E’ importante però ricordare che, vista la sua grande potenza, Facebook va utilizzato nel modo giusto e questo vuol dire sapere esattamente cosa è più giusto fare e perché. Facebook è in grado di arrivare ad una sezione molto ristretta di utenti (che abitano in una zona o che hanno delle preferenze su altre).
Come abbiamo più volte modo di sottolineare infatti, se lo si utilizza con le giuste accortezze, anche una semplice sponsorizzata può portare molti più profitti di quanti ce ne aspettiamo con un cartellone pubblicitario al centro di una grande piazza. Quello che fa la differenza è la possibilità di restringere il nostro pubblico da colpire e arrivare diretti al nostro ipotetico consumatore finale.

Avere una base profilata

Purtroppo, l’errore più comune per le pagine delle piccole imprese è quella di avere una fun base poco profilata. Generalmente infatti i follower tipo delle piccole imprese sono per lo più amici e parenti.
Penserete che “ok almeno qualche follower lo abbiamo” cosa ci sarà di tanto sbagliato? In questo modo, si innesca vortice che vi porterà nel breve del medio tempo a sempre meno engagement e sopratutto poche vendite (che è l’obbiettivo che dovete sempre tenere a mente). Perchè? Semplice: in questo modo la vostra pagina ha una profilazione completamente sballata.
Come capire se questo è il caso della vostra pagina? Quando pubblichi un post quante persone realmente interagiscono con questo? Se la risposta è poco o niente, questo è il risultato di non aver profilato i tuoi follower. Con il tempo il tuo profilo verrà svalutato anche da Facebook portando a sempre meno visibilità e sarà sempre più una perdita di tempo.
La soluzione a questo problema è nel profilare il cliente tipo e cercare in tutti i modi di avere questa ipotetica personalità all’interno della tua funpage.
Questo ti porterà a acquisire like e commenti profilati e far diventare la tua pagina una vera risorsa di business per il tuo lavoro. Se arrivi ad avere il tuo ipoteco cliente tipo all’interno della tua pagina è normale che questo sarà più interessato al prodotto che tu vendi e quindi più propenso a rimanere aggiornato sulle ultime novità della tua azienda.

Non solo like e commenti

Se pensi che il tuo lavoro possa essere misurato in base al numero di like e condivisioni ti sbagli di grosso. Quello che conta, per una piccola e media impresa è il fatturato e il fatturato arriva con la vendita e non certo con like e commenti (anche se questi possono aumentare notevolmente il tuo ego). Quindi non solo fare il numero delle persone che mettono like o commentano ma fare anche il punto su quello che questo sta portando sull’aspetto della vendita. E questo si traduce nel valutare quante di quelle persone risultano davvero intenzionate al nostro prodotto: tutto questo lo valutiamo in base alle interazioni che riceviamo nel nostro sito web, alla chiamate e alle mail di informazioni.

Non solo prodotto

Si, è vero che Facebook deve essere utilizzata come una vetrina di un ipotetico negozio ma ricorda che questo social è considerato al momento come un passatempo per la maggior parte delle persone. Questo vuol dire che nessuno (contrariamente ad un sito settoriale o meglio ancora un e-commerce) entra con l’intenzione di comprare. Quindi quello che devi fare è non solo vendere un prodotto ma convincere il tuo pubblico ad interessarsi intorno a quel prodotto e questo vuol dire coinvolgerlo. Tutti i social network funzionano, in questa prospettiva, un po alla stessa maniera: il coinvolgimento crea collegamento tra le persone e quindi interazione. La relazione personale deve sempre rimanere al primo posto.

Non pensiamo di ottenere risultati senza investire in Adv

Come abbiamo avuto modo di dire pubblico profilato, interazioni e like sono importanti ma tutto deve essere svolto con un’azione costante volta al miglioramento e alla massima profilazione dell’utente. E’ vero che Facebook è gratis ma non otterremo mai un pubblico e un engagement adeguato senza un minimo di sponsorizzazione tramite Ads. Quindi, che tu sia un negoziante, un libero professionista o una piccola azienda, metti in conto di investire una parte del tuo budget in pubblicità sui social. E’ una parte importante che va fatta molto bene e con una profilazione ben dettagliata per arrivare ad avere la “vera” clientela che stiamo cercando. Se fatto bene e in maniera costante, riceverai i risultati che ti aspetti.

Come investire in Adv in modo dettagliato

Molti piccoli imprenditori pensano (stupidamente) che basti cliccare sul tastino sotto i post “metti in evidenza” per avere in automatico un pubblico profilato. No! Non funziona proprio così. Se siete di corsa e proprio non avete modo di fare una profilazione va bene, ma non avrete mai i risultati che otterrete con una gestione meno automatizzata e più dettagliata. Come?
Tramite il pannello di gestione inserzione, potrete fare una profilazione molto più dettagliata della semplice automatizzazione di Facebook. In questa sezione infatti potrete selezionare ad hoc il pubblico alla quale far arrivare il vostro messaggio. Saper usare bene la profilazione attraverso il pannello di gestione vi consentirà di investire il vostro budget in modo specifico.

Conclusioni

Facebook se usato nella maniera giusta può davvero essere una grandissima fonte di pubblicità per la vostra attività. Ovviamente però, come tutte le cose, per essere fatte bene e ottenere dei risultati, richiedono conoscenza, strategia, costanza e attenzione. In caso contrario pubblicare rischia di diventare un’esclusiva perdita di tempo.

Instagram: nuova funzione Checkout

Instagram: nuova funzione Checkout

Novità in casa Zuckerberg: Instagram ha lanciato una nuova funzione per la vendita direttamente all’interno dell’app. Checkout con Instagram consente ai clienti di toccare il prodotto, visualizzarlo e acquistare direttamente dal punto vendita di un marchio senza mai uscire dall’app stessa.

“Checkout con Instagram” è stato lanciato per il momento solo negli Stati Uniti in una versione beta con oltre 20 marchi principali tra cui Adidas, Kylie Cosmetics e Warby Parker, che non dovranno più indirizzare i clienti verso i loro siti Web per effettuare un acquisto.

La nuova funzione di pagamento direttamente dall’app, consentirà ai consumatori di acquistare gli articoli desiderati mentre guardano ad esempio tutorial di bellezza, immagini di scarpe o altre aree di interesse, con meno problemi di quanti riscontrati finora con un ecommerce esterno.

Semplicemente toccando il post per rivelare il tag del prodotto, i clienti vedranno un pulsante Checkout con Instagram invece del vecchio pulsante “Visualizza sul sito web”. Vediamo più nel dettaglio.

Come funziona Checkout

Instagram stesso segnala come il numero di utenti che utilizzano i tag dei prodotti nell’app, nel giro di 30 giorni, è passato da 90 milioni lo scorso settembre a 130 milioni ora. Anche per questo motivo la nuova funzione di Instagram permette di semplificare l’acquisto e coinvolgere maggiormente il consumatore.

“Abbiamo iniziato a utilizzare i tag dei prodotti per rendere lo shopping più conveniente per i nostri clienti”, scrive il co-fondatore e co-CEO Warby Parker Neil Blumenthal. “Checkout porta a questa esperienza un ulteriore passo avanti, rendendolo ancora più intuitivo e senza soluzione di continuità per le persone che hanno scoperto prodotti che desiderano acquistare istantaneamente.”

Gli utenti toccando il tag di prodotto potranno visualizzarlo e acquistarlo direttamente.

Si potranno inoltre scegliere tra varie opzioni come dimensioni o colore e andare alla cassa direttamente da Instagram. Si possono anche ricevere notifiche di ordini e spedizioni.

La prima volta all’interno della sezione di Checkout, basterà inserire le informazioni di pagamento, che verranno archiviate per gli acquisti futuri. Con le informazioni di pagamento protette in un unico posto, gli utenti potranno acquistare i loro marchi preferiti senza dover accedere a siti esterni ed inserire le loro informazioni più volte.

La gestione degli ordini

Dopo che gli utenti hanno acquistato qualcosa su Instagram, saranno in grado di rintracciarlo da una nuova sezione “Ordini” del loro profilo che mostra loro lo stato di un ordine, oltre a opzioni per annullare, avviare un reso o contattare il commerciante.

Verrà ricevuta una notifica da Instagram nel momento in cui l’ordine verrà spedito.

I commercianti riceveranno solo i dettagli necessari per evadere un ordine, comprese le informazioni di contatto e l’indirizzo, ma non le informazioni di pagamento effettive. In questo caso, gli utenti avranno un’opzione aggiuntiva per far in modo di condividere il loro indirizzo email con il venditore a fini di marketing.

Un portavoce di Instagram ha dichiarato “introdurremo una commissione di vendita per compensare le spese legate alle transazioni. Instagram non rivelerà l’importo della commissione di vendita che rimarrà in accordo tra il venditore e l’app. Questo non porterà quindi ad un cambiamento sul prezzo degli articoli per i consumatori.”

Come pagare in Instagram

Gli utenti potranno pagare con PayPal,Visa, Mastercard, American Express o Discover. Instagram ha anche in programma di consentire ai commercianti di integrare Shopify, BigCommerce, ChannelAdvisor, CommerceHub e altri strumenti con la funzione Checkout.

Nel frattempo, Instagram conferma che l’interazione con la sezione Checkout sarà utilizzata anche per classificare i contenuti di visualizzazione.

Ecco l’elenco completo dei marchi partner di lancio: Adidas, Anastasia Beverly Hills, Balmain, Burberry, ColourPop, Dior, Huda Beauty, H & M, KKW Beauty, Kylie Cosmetics, MAC Cosmetics, Michael Kors, NARS, Nike, NYX Cosmetics, Oscar de la Renta, Outdoor Voices, Ouai Hair, Prada, Revolve, Uniqlo, Warby Parker e Zara. La società ha detto che renderà disponibile la funzione a più marchi nei prossimi mesi.

Conclusioni

Ora, con oltre un miliardo di utenti iscritti, Instagram riesce a mantenere l’attenzione dei suoi utenti all’interno dell’app. Con questa nuova funzione è finalmente pronto a vendere i suoi prodotti direttamente internamente all’app.

Instagram è impegnata da tempo a rendere la sua piattaforma più amichevole con l’e-commerce. Con il lancio di questa una funzione di checkout in-app, l’app sta chiudendo il ciclo delle sue ambizioni. La funzione per il momento è disponibile esclusivamente negli Stati Uniti, ma siamo sicuri che presto tutti avremo la possibilità di provarla.

Instagram presenta le pagine dei profili aziendali locali

Instagram presenta le pagine dei profili aziendali locali

Grande novità in campo social media: Instagram sembra testare una funzionalità che consente alle aziende locali di mostrarsi meglio sulla piattaforma.

Tutto ha inizio qualche giorno fa sul profilo twitter dell’utente Raj Nijjer, che ha condiviso un tweet di quelle che sembrano essere pagine di profilo di attività locali in-app.

Raj Nijjer ha portato questa funzionalità alla luce fornendo diversi screenshot.

Come puoi vedere di seguito, le pagine sembrano molto simili ai pannelli di Google My Business per le attività commerciali locali.

Come è ben visibile dagli screenshot, i pannelli includono l’indirizzo dell’azienda, la categoria di attività, gli orari di apertura, i prezzi (simile alla configurazione di Google di questa funzione, in cui più segni di dollaro/euro indicano un luogo più costoso), sito Web e numero di telefono.

Naturalmente, in cima ci sono gli attributi specifici di Instagram dell’azienda, come un collegamento al profilo aziendale e tre immagini. In questo, non è chiaro se la pagina estrae le immagini dai tre post più recenti dalla pagina Instagram dell’azienda o se gli account manager possono sceglierne da soli.

Vedrai anche che le pagine hanno un pulsante “Reclamo” in alto a destra. Questo consente ai titolari delle attività commerciali di rivendicare un determinato luogo in modo che possano personalizzare il proprio profilo, in modo simile a Yelp o Foursquare.

Questo suggerisce che le pagine possono essere create automaticamente in base alle posizioni degli utenti tag (ma questo non è ancora chiaro).

Il collegamento alla sezione aziendale locale può essere fatto solo se esiste una pagina del profilo Facebook per l’attività.

Non è ancora noto se ci siano funzionalità aggiuntive che l’azienda può aggiungere una volta che una pagina viene rivendicata, ma sicuro dallo screenshot pubblicato sono alcune possibilità come un’opzione di menu, domande e risposte comuni o l’aggiunta di recensioni.

Perché non riesco a vedere questa funzione?

Se ti stai chiedendo come mai non hai accesso a questa sezione non preoccuparti. Se non riesci a visualizzare questa pagina, non sei il solo. Sono molti utenti di Twitter che hanno affollato la mail di Raj Nijjer, chiedendo informazioni a riguardo di questa nuova funzione e alla motivazione per cui anche loro ancora non visualizzano questa sezione.

La mancanza di visibilità che circonda queste pagine è probabilmente dovuta al beta testing di questo strumento su Instagram, che questo utente di Twitter ha avuto la fortuna di essere tra i primi ad averlo provato.

Nijjer ha dichiarato al Search Engine Journal di aver trovato la funzione cercando nella posizione di un’azienda e facendo clic su un grande pulsante “visualizza informazioni” che appare sulla pagina.

Basandoci su questo, possiamo assumere che questa sarà una funzionalità basata sulla posizione, non necessariamente a livello aziendale. Ciò aiuterà a differenziare le aziende che hanno diverse sedi in un’area simile.

Non è ancora noto quando Instagram prevederà di implementare questa funzione per tutti gli utenti ma è sicuro che queste schermate sono le prove che almeno alcuni utenti stanno testando.

Cosa aspettarci nel mondo del marketing?

Molto semplice: se sei un’azienda locale, tieni d’occhio questa funzione per poter rivendicare la tua attività e iniziare a ottimizzarla.

Questo cambiamento porta forti novità in Instagram, consolidando il suo posto di piattaforma non solo social ma più come una una lifestyle.

Queste informazioni aggiuntive sull’azienda infatti, forniscono informazioni dettagliate sul business che consente ai consumatori di saperne di più su di loro senza dover lasciare la piattaforma. Capite subito quanto sia importante questa novità.

Facciamo un esempio: se stai cercando un ristorante, puoi sfogliare le foto dalla pagina del profilo aziendale insieme alle foto taggate, quindi visualizzare il profilo aziendale per ulteriori informazioni e persino chiamare e effettuare una prenotazione direttamente su Instagram per prenotare il tuo tavolo o vederne prima i prezzi.

Questo può valere anche per le aziende B2B. Se stai valutando uno spazio come un negozio e vuoi vedere di più su dove si trova e visualizzare le informazioni di contatto. Può anche essere ottimo per scopi di reclutamento: Instagram è ottimo per avere le informazioni di contatto direttamente dalla piattaforma e questo può aiutare a portare il visitatore direttamente alla tua pagina web per saperne di più sulla tua azienda (e magare scoprire che vendi anche online).

Nel corso dell’ultimo anno, Instagram ha aggiunto molte funzionalità che consentono alle aziende di chiudere meglio il ciclo di acquisto direttamente attraverso Instagram.

Dalla nuova funzione di acquisto aggiunta per soddisfare le piattaforme di e-commerce all’inizio del 2018, sembra che ora le cose si stiano espandendo ulteriormente per attrarre sempre di più le imprese locali.

Questo cambiamento porta una lezione importante a tutti i marketer: Instagram è una forza da non sottovalutare. La società non si sta accontentando solo di essere una piattaforma fotografica e con la sua base di utenti sempre più ampia e diversa.

Il debutto di LinkedIn Live: arriva il nuovo servizio di dirette

LinkedIn Live

Il debutto di LinkedIn Live: arriva il nuovo servizio di dirette

Il debutto di LinkedIn Live

Pubblicato in origine a Febbraio 2019 ed aggiornato a Luglio 2019.

LinkedIn ha annunciato nelle scorse settimane, ai suoi 600 milioni di utenti registrati nella sua piattaforma, il lancio della sua nuova funzione di video:  Questa nuova funzionalità, attualmente in fase di lancio solo negli Stati Uniti come versione beta, permetterà alle persone di riprodurre contenuti video in streaming. 

Se l’esperimento andrà bene, ci aspettiamo di poterlo utilizzare a breve anche in Italia. Attualmente la funzionalità è accessibile solo tramite invito.

Contrariamente agli altri social che offrono lo stesso servizio, lo scopo di LinkedIn è quello di differenziarsi grazie al suo target di riferimento, offrendo ai suoi utenti la possibilità di comunicare tramite in diretta domande e risposte, eventi, conferenze, chiamate live, cerimonie di premiazione, annunci di prodotti e altro ancora. La possibilità di avere un suo target di riferimento così settoriale, permetterà a questo social media di differenziarsi dagli altri contenuti pubblicati nei live di Instagram piuttosto che di Facebook. Guardiamo più in dettaglio come funziona.

LinkedIn Live nel dettaglio

Eccoci quindi, dopo anni di gavetta con gli altri social media sul mercato, al debutto di LinkedIn con il proprio servizio di trasmissione video in diretta. Come abbiamo detto, attualmente gli utilizzatori di questo servizio sono una selezione di membri di LinkedIn negli Stati Uniti.

Per darti un esempio sul funzionamento di questa funzione, puoi dare un’occhiata alla diretta di Cathy Hackl, sul suo profilo LinkedIn . Scelta come beta tester che aiuta a sviluppare LinkedIn Live, Cathy è uno dei primi membri a utilizzare questo nuovo prodotto.

Secondo indiscrezioni, sembra che la possibilità di utilizzare il live anche da parte di altre persone si andrà pian piano allargando ma resterà (almeno per il momento) esclusivamente su invito.

Vista la molta attesa per questa nuova funzione e ancora di più nell’esigenza di LinkedIn di differenziarsi dai suoi social competitor, si sta cercando la possibilità di creare video di qualità grazie alla collaborazione con terze parti.

Microsoft sta aiutando a supportare LinkedIn Live attraverso i suoi servizi multimediali di Azure, fornendo una tecnologia di codifica importante per lo streaming continuo dei video live. LinkedIn collabora inoltre con Wirecast, Switcher Studio, Wowza Media Systems, Socialive e Brandlive per consentire ai creatori di contenuti di accedere a servizi di contenuto di streaming broadcast.

Con LinkedIn Live, cogliamo subito una chiara opportunità per l’azienda di esplorare altri modi per monetizzare i contenuti al di là degli annunci. Pensando a ipotetici esempi, si potrebbe pensare che la piattaforma in futuro potrebbe addebitare agli spettatori esperienze uniche come le conferenze private o rendere alcuni eventi Live a pagamento. Per questo però dobbiamo aspettare ancora un po.

Il mondo video in LinkedIn

Rispetto ai suoi concorrenti nella sfera del social networking, LinkedIn è cresciuto tardi in riferimento alla sezione video. Infatti ricordiamo che le sue prime funzioni video sono state inserite solo nell’estate del 2017.

All’attivo ci sono quindi 18 mesi di attività, in cui la piattaforma ha visto un grande incremento del traffico e dei ricavi esclusivi tramite video (logicamente non live) sulla sua piattaforma.

Pete Davies, direttore del product management di LinkedIn ha infatti dichiarato come “il video è il formato in più rapida crescita sulla nostra piattaforma in questo momento, e quello che più probabilmente farà parlare la gente.”

LinkedIn informa che gli annunci video guadagnano il 30% in più di commenti rispetto agli annunci non video. Un altro dato che deve farci riflettere è il fatto che i membri di LinkedIn passano quasi tre volte più tempo a guardare gli annunci video rispetto al tempo trascorso con le foto statiche di un ipotetico contenuto sponsorizzato.

News in LinkedIn dei mesi scorsi: nuove funzioni di reclutamento e ricerca lavoro

La novità non è solo nel video live.

Negli ultimi periodi LinkedIn ha lanciato diverse nuove funzionalità per essere sempre più vicino ai suoi iscritti e aiutarli a connettersi con le aziende con cui potrebbero essere interessati a lavorare.

 Tra queste nuove funzioni, un’ espansione molto interessante è la funzione Job Alert . Si tratterebbe di un nuovo dashboard visivo all’interno delle pagine della società che fornisce ulteriori informazioni sui suoi dipendenti.

Per il reclutamento inoltre, le novità non sono finite. Strumento utilissimo che renderà il reclutamento e la richiesta di lavoro tramite LinkedIn più semplice è la sua Intelligent Hiring Experience , una dashboard che combina la suite di assunzione di LinkedIn.

Tra le altre funzioni lanciate sottolineiamo anche la nuova possibilità di evidenziare conversazioni rilevanti o il nuovo processo di approvazione dei post.

La differenziazione rispetto ai competitor

Tornando alla questione del live, a questo punto, LinkedIn dovrà affrontare una forte concorrenza da parte di altri social (Facebook, Twitter e YouTube su tutti) che offrono servizi di streaming video in diretta. Su questo punto, LinkedIn pensa chiaramente di poter differenziarsi dagli altri sulla base del suo pubblico di destinazione e dal tipo di video che offrirà.

Ricordiamo infatti che LinkedIn è sempre stato legato alle connessioni professionali della vita lavorativa.

LinkedIn Live è un’entusiasmante opportunità per aziende e colleghi di connettersi come mai prima d’ora, quindi ricordati di divertirti più possibile quando avrai l’opportunità di utilizzarlo. Il video dal vivo incoraggia sempre il pubblico ad un maggiore coinvolgimento: dimentica i chatbos di cui siamo tutti stufi. Nel live è l’uomo che si collega l’uno all’altro. Come con tutte le nuove funzionalità sulle piattaforme social, se sarai tra i primi a utilizzarlo (nel modo giusto) raccoglierai i vantaggi che LinkedIn Live può offrirti.

UPDATE Luglio 2019 – La procedura per accedere alla funzionalità

Per poter richiedere accesso a LinkedIn Live è necessario compilare il form di application seguendo i seguenti step:

  1. Scegliere se fare richiesta come Member o per conto di una pagina LinkedIn.
  2. Fornire informazioni su profili aziendali, sull’area area in cui è localizzata l’azienda e sul numero di connessioni (se si fa domanda come Member) o followers (in caso si faccia domanda come Pagina).
  3. Specificare il tipo di contenuti che si intende veicolare tramite LinkedIn live, con quale frequenza e se si utilizzano già altri servizi di live streaming.
  4. Inserire i link ai profili Members degli admin nel caso di application per conto di una Pagina LinkedIn.

9 tecniche SEO per guidare il traffico organico

9 tecniche SEO per guidare il traffico organico

Nel mondo di oggi in rapido cambiamento, le tecniche SEO possono cambiare velocemente e la parte peggiore è che potresti non saperlo nemmeno.

Ecco perché è necessario rimanere sopra e sempre informati nel mondo della SEO. Altrimenti, rimarrai indietro e vedrai i concorrenti sfiorare le tue SERP.

In questo articolo, abbiamo analizzato le migliori tecniche SEO per aiutarti a salire alle stelle e aumentare il numero di visitatori mensili dalla ricerca organica.

Ma prima di approfondire i dettagli sul miglioramento del ranking della tua pagina web, prendiamo un po ‘di tempo per testare il tuo posizionamento attuale della pagina sui risultati dei motori di ricerca. Accedi a Key Rank Rank Checker , uno strumento che puoi utilizzare per determinare il posizionamento della tua pagina in base alla ricerca per parole chiave.

Classifiche più alte equivalgono a un traffico più organico: persone che puoi convertire in una fase successiva e aumentare il ROI complessivo della tua strategia SEO.

Sembra un sogno, giusto? Ma se ti senti scoraggiato con il controllo delle parole chiave che hai appena eseguito, non farti prendere dal panico. Ecco per quale motivo abbiamo scritto questa guida.

  1. Migliora l’esperienza utente in tutto il sito web

Proprio come qualsiasi motore di ricerca, Google ha il compito di mostrare per primi i risultati migliori per la query di un utente e, se abbiamo un elenco di risultati irrilevanti e di bassa qualità, l’utente sarà tentato a non utilizzarlo più. Nessuno vuole atterrare su un sito web spam che impiega molto tempo per caricarsi (anche a fronte del sempre maggiore utilizzo del mobile). Anche per questo Google premia i siti che hanno bassi tassi di rimbalzo con un più alto ranking. Il ragionamento alla base è che se un utente trascorre più tempo su una pagina è perché ha trovato contenuti di qualità al suo interno. Ricordiamo che Google vuole solo contenuti di forte qualità che andrà a premiare spingendoli per primi nelle pagine dei motori di ricerca (serp).

Ecco qualche ulteriore consiglio per ridurre la frequenza di rimbalzo:

Rendi i tuoi post facili da leggere. Questa tecnica SEO ha come regola che più persone leggono i tuoi contenuti, più bassa è la frequenza di rimbalzo quindi più alta sarà la tua posizione nelle classifiche organiche.

Utilizza le Ecco bucket brigade che sono parole o frasi che convincono il lettore a continuare nella lettura. Un esempio può essere le cose stanno così, ti starai chiedendo, non è finita qui,… seguite dai due punti che invitano alla spiegazione.

Scrivi nello stile piramidale invertiti: usa questa tecnica seo in cui prima vanno inserite le informazioni più importanti poi man mano i dettagli e le cose meno interessanti.

Google continua  costantemente  a sottolineare l’importanza della velocità del sito. In aiuto offre uno strumento che è PageSpeed ​​Insights  per aiutare gli sviluppatori a migliorare le prestazioni del sito. Dovresti migliorare la velocità del tuo sito non solo per aumentare le classifiche di Google, ma anche per aumentare le conversioni. Un utente che utilizza un sito lento non è tentato a tornare.

  1. Ottimizza per ricerca vocale

Più del 50% delle ricerche tramite Google sarà condotto a voce entro il prossimo anno. Lo sapevi? Questo porterà che le persone che si dirigono verso Google non stanno scrivendo le loro domande: stanno utilizzando un dispositivo a comando vocale per fare il lavoro per loro. Se pensi che questo non cambi per la SEO ti sbagli. Infatti i ricercatori vocali hanno abitudini diverse. Un esempio: un ricercatore di testo potrebbe digitare semplicemente “dieta delfino”. Una ricerca basata sulla voce, tuttavia, è probabile che sia una cosa più lunga, come “cosa mangiano i delfini?” La differenza sostanziale è che la ricerca vocale tende ad essere basata su domande.

  1. Concentrati inizialmente sugli argomenti e poi sulle keywords

Non pensare solo alle parole chiave ma concentrati anche a considerare il contesto intorno. E’ necessario considerare quello che gli utenti stanno cercando più che cercare di identificare la query di ricerca.

Prendi in considerazione questi fattori e inseriscile nelle tue tecniche SEO:

conosci il tuo pubblico e crea il tuo identikit: immagina di costruire figure di acquirenti che descrivono i tratti dei tuoi clienti ideali. In questo modo potrai concentrarti sugli argomenti che contano per i tuoi lettori, riducendo la possibilità di creare contenuti che in realtà non ottengono risultati.

organizza il contenuto in cluster: questo sistema funziona suddividendo gli argomenti del piano editoriale in una pagina pilastro che sarà l’argomento pilastro composto da oltre 2000 parole che offre una visione ampia su un argomento. Cluster sono invece le pagine più piccole collegate alla pagina cluster, che spingono delle sezioni più in dettaglio.

parole chiave: ci sono diversi strumenti che ti possono aiutare a trovare argomenti e dati sui volumi di keyword. Il nostro suggerimento è di utilizzare SEMRush, ottimo strumento che ti consente di identificare e analizzare le parole chiave utilizzate dai concorrenti.

  1. Contenuto più lungo equivale a classifica più alta

Quanto più il contenuto è lungo, tanto più alta è la probabilità del suo posizionamento nella parte superiore delle SERP. Tuttavia ricorda che è un processo lungo e difficoltoso e il più delle volte, non tutti gli utenti sono propensi a leggere un contenuto così lungo. Ricorda inoltre che i contenuti esistenti hanno già autorità e un pubblico stabilito. Quindi, piuttosto che scrivere qualcosa completamente da zero, è molto più semplice trovare un post che sta già facendo bene su Google, aggiornarlo con informazioni aggiornate e contenuti extra, e fare affidamento su segnali esistenti per farlo classificare.

  1. Ricordati dell’importanza di YouTube

Secondo delle analisi, i video di YouTube si classificano molto più frequentemente nella top 10 rispetto ai video che sono ospitati autonomamente o ospitati su altre piattaforme video. Proprio come gli spider di Google, l’algoritmo di YouTube funziona captando le informazioni sul tuo video. Il nome file, il titolo, la descrizione del contenuto caricato: tutti questi elementi influenzano le classifiche nella ricerca di YouTube. Per la questione del titolo devi rendere il titolo SEO friendly con più di 5 parole e includere una parola chiave in target. Inoltre punta su video più lunghi: così come per i contenuti, i video più lunghi tendono a fare meglio nella ricerca di YouTube.

  1. Costruisci una struttura di Backlinks

Secondo Google , i collegamenti sono ancora il fattore numero uno quando si tratta di determinare il grado di ricerca. I collegamenti che si ottengono attraverso contenuti di alta qualità , sensibilizzazione e marketing di influencer, sono sicuri ed estremamente efficaci. Diversifica il tuo profilo di backlink in modo da avere link di alta qualità e di qualità media. Per ogni link incredibile che costruisci, creane altri cinque di qualità media.

  1. Ottimizzazione tecnica

Suggerimenti SEO e contenuti a parte, è assolutamente essenziale avere un sito web solido, senza preoccuparsi di eventuali problemi tecnici che possono sorgere. Come?

passa a https: è la versione più comunemente usata e più sicura del vecchio protocollo web HTTP. HTTPS è una best practice che aiuterà il tuo sito Web a potenziare la sua presenza SEO, a rimanere al sicuro e a rendere più difficile l’intrusione di parti dannose e trarre vantaggio dal tuo sito web.

Abilita AMP ( Accelerated Mobile Pages) per dispositivi Mobile: consiste nel raccoglie informazioni dalle pagine del sito Web e le visualizza in un formato di facile visualizzazione per dispositivi mobili.

Utilizza i markup semantici che sono essenzialmente tag HTML che possono aiutare a enfatizzare le informazioni chiave sul tuo sito web. Questi infatti, indicano agli spider di Google di cosa tratta la pagina senza dover digerire ogni parola sulla pagina. Il testo racchiuso in un tag <h1> è il titolo principale della pagina e dovrebbe fornire una breve spiegazione dell’intero contenuto condiviso su quella pagina. Il testo racchiuso in un tag <h2> è sottotitoli e così via.

Correzione della “pagina non trovata” 404: mantieni gli utenti in ingresso usando un plug-in SEO come Redirection per reindirizzare gli URL di collegamenti interrotti a pagine completamente funzionanti.

  1. L’importanza delle inserzioni locali

Più del 46% di tutte le ricerche effettuate su Google proviene da persone che cercano informazioni locali. Generalmente queste ricerche includono negozi locali, orari di apertura, numeri di telefono e indirizzi. I problemi sorgono, quando gli aggregatori raccolgono dati non aggiornati, portando un motore di ricerca come Google o Bing a elencare le informazioni sbagliate, come un vecchio indirizzo per la tua attività o un numero di telefono disconnesso. Ecco perché è fondamentale garantire che le informazioni di contatto fisico siano quanto più attuali possibile su ogni elenco online che hai creato.

  1. Saper misurare le prestazioni SEO

Reporting e analisi sono due elementi fondamentali del SEO – entrambi sono indispensabili per migliorare le tue strategie di marketing complessive. Uno strumento da utilizzare per questo tipo di analisi è Google Data Studio che aggrega classifiche, traffico e dati di conversione in un’unica interfaccia. È uno strumento eccellente per le agenzie di SEO di condividere report di fantasia con i propri clienti.

Le metriche SEO che puoi monitorare con Datastudio possono aiutarti a determinare l’efficacia della tua strategia SEO e valutare se è necessario ruotare o cambiare le tattiche per migliorare i risultati.

Conclusioni

La SEO sta cambiando rapidamente da un anno all’altro. Abbiamo parlato delle migliori tecniche seo in questo articolo. In linea generale però, ricordati di concentrarti sui solidi concetti di creazione di contenuti e copywriting, coinvolgi profondamente i tuoi spettatori e tieniti aggiornato sulle tendenze tecniche come backlink, salute SEO e velocità del sito.

 

Novità in casa Instagram: arriva Instagram Creator Accounts per gli influencer

Novità in casa Instagram: arriva Instagram Creator Accounts per gli influencer

Il nuovo sistema Instagram Creator Accounts, è rivolto in particolare agli influencer e ai personaggi pubblici con un alto numero di follower. Con questa nuova funzionalità si danno gli strumenti che consentono di utilizzare meglio la piattaforma per le proprie esigenze. Importante è la possibilità di attingere facilmente ai propri dati e connettersi meglio con il proprio pubblico.

Sembra infatti che questo piccolo gruppo di tester, abbia attualmente accesso a funzionalità specifiche per aiutarli a tracciare la crescita dei loro account. Si parla ad esempio della possibilità di analisi dei follow e degli unfollows (cosa molto utilizzata tra gli amanti dei bot). Gli approfondimenti forniranno loro un’immagine più chiara delle prestazioni dei loro contenuti.

I primi 50 influencer di Instagram da soli hanno 3,1 miliardi di follower, quindi non dovrebbe essere una sorpresa che Instagram voglia iniziare a fornire servizi a questi utenti di alto profilo.

Instagram era inizialmente solo un luogo in cui le persone potevano caricare immagini e condividerle tra loro. Tuttavia, in un modo simile alla traiettoria seguita da YouTube, Instagram è diventato un centro di contenuti. Ora ci sono persone che lavorano esclusivamente alla creazione di contenuti per Instagram.

Secondo alcune stime, il marketing di influencer prevede un valore di più di 10 miliardi di dollari entro il 2020 . Molti inserzionisti si rivolgono agli influencer perché considerano Instagram una piattaforma seria per guidare le vendite. Pertanto, non sorprende che la stessa abbia creato oggi strumenti orientati ad aiutare gli influencer a raggiungere un pubblico più ampio restando in contatto con chi li segue.

Secondo Holywood Reporter, questa nuova funzionalità chiamata appunto Instagram Creator Accounts, “è pensata per i talenti tradizionali, gli influencer digitali e gli artisti che proliferano sulla piattaforma di Instagram”.

Se infatti attualmente, gli influencer non verificati possono condividere dati con le aziende solo grazie all’impegno dei report delle Storie catturate con il semplice screenshot dal cellulare, ora potrebbe arrivare la svolta. Sembra infatti che questo nuovo sistema, consenta agli utenti, di condividere statistiche con i brand e dal lato dei marchi, permette loro di sapere come è il loro pubblico di riferimento e ciò che piace.

Nel dettaglio quindi, le funzionalità più importanti che permetterebbe Instagram Creator Accounts sono:

Statistiche sui follower: consentiranno di analizzare facilmente il modo in cui le persone interagiscono con il tuo account. In particolare chi ha iniziato a seguirti e chi ha appena fatto l’unfollow.

Strumenti di messaggistica diretta con filtro: questa nuova funzionalità consentirà di separare i messaggi in ricezione tra letti, non letti o segnalati. Anche le richieste di messaggi potranno venir classificate secondo un’opzione. Infatti le richieste in sospeso potranno essere categorizzate per rilevanza o tempo, in modo da non perdere richieste importanti.

Etichette flessibili: l’ Instagram Creator Accounts da la possibilità di modificare la call to action dell’account (generalmente impostata sulla chiamata o sull’email). Le etichette sui profili potranno infatti essere personalizzabili.

Analisi dei dati: last but not least (e forse una delle cose più importanti) è la capacità per gli Instagram Creator Accounts di creare un’ analisi integrata dettagliata. Questo permette di capire quali storie o post hanno dato migliori risultati e quali invece meno così da ottimizzare i contenuti. I report finali, possono essere scaricati su base giornaliera o settimanale.

Ashley Yuki, product manager di Instagram, ha aggiunto che questa nuova funzione è solo il primo passo nell’obbiettivo più ampio dell’azienda di rafforzare la sua fiducia nel piano di mercato.

Solo il mese scorso, Instagram ha iniziato un sistema di pulizia in tutta la piattaforma al fine di rimuovere i mi piace, i follow e i commenti non autorizzati forniti da app di terze parti. Instagram afferma che tali app violano le sue norme della community e rendono meno sicuri tutti gli account. La piattaforma, utilizzando strumenti di apprendimento automatico, sta identificando ed eliminando attività di coinvolgimento inautentiche.

Tornando al nostro Instagram Creator Accounts, attualmente è in fase di test con un numero limitato di utenti e probabilmente ci si può aspettare che venga lanciato nel 2019. Una cosa è certa.

Sempre più i social media e in questo caso Instagram ti consentirà di monitorare i tuoi dati e numeri in modo sicuro e dettagliato e sempre più i falsi influencer saranno messi alle strette.

 

Social Media Trend 2019 [Infografica]

Social Media Trend 2019 [Infografica]

I social media sono in continua evoluzione. Le tecnologie rilasciate negli ultimi anni stanno già influenzando fortemente il mercato. Le aziende che forniscono innovazioni stanno comparendo ad un ritmo più veloce che mai, sconvolgendo il mondo della pubblicità come lo conosciamo.

Stare al passo con i cambiamenti e le evoluzioni nelle diverse piattaforme social vuol dire, per gli operatori di marketing, la possibilità di catturare il loro pubblico attraverso una serie di strumenti e tattiche. Importante è senza dubbio l’ottimizzazione dei servizi di Social Media Listening per ampliare la copertura di più Social Media restituendo contenuti veloci e precisi. In questo campo ci viene in aiuto la piattaforma numero uno per l’analisi: Talkwalker.

Ecco allora le principali tendenze sui social media a cui fare attenzione, nell’ormai vicino 2019.

LA COMUNICAZIONE PASSA ATTRAVERSO L’AI

Le aziende che sapranno emergere sono quelle che punteranno a trovare un equilibrio tra intelligenza artificiale ed emozionale. Dalle chatbot all’ottimizzazione degli annunci sui social media, piattaforme come Google, Amazon e Facebook hanno adottato rapidamente l’intelligenza artificiale per migliorare l’interazione con i clienti. I Millennials sembrano essere gli adattatori più rapidi delle esperienze dei clienti basate su chatbot. Secondo Huffington Post, il 60% della popolazione nata dopo il 2000 utilizza già i chatbot e il 71% di chi non lo utilizza, ha affermato che vorrebbero provare a utilizzarne uno. Il 2019 vedrà inoltre l’avvento di WhatsApp come principale canale di social customer service. Con il rilascio dell’API aziendale di WhatsApp nell’agosto 2018, le aziende potranno rispondere gratuitamente ai clienti entro 24 ore. La potenza di WhatsApp è davvero nelle mani dei consumatori. 

MULTIMEDIA SEARCH 

“Alexa, trovami una ricetta per la torta di mele.”

Il crescente uso della ricerca vocale ha reso importante per le aziende ripensare alle loro strategie di marketing digitale nel 2019. infatti, secondo i recenti studi, il 50% di tutte le ricerche riguarderà la ricerca vocale entro il 202 e il 20% delle query mobile su Google sono ricerche vocali. L’Intelligenza Artificiale sta molto migliorando e il numero di errori commessi dagli assistenti vocali come Alexa, Siri e Google è diminuito notevolmente negli ultimi periodi. Tieni presente che sempre più le aziende produrranno contenuti audio nella speranza di ottenere la consapevolezza del marchio. Ciò significa che potrai acquistare spazio pubblicitario vocale, ad esempio Google AdWords, ma per gli altoparlanti di casa.

L’IMPATTO DELLA REALTA’ AUMENTATA E DELLA REALTA’ VIRTUALE

L’utente di oggi vuole essenzialmente due cose: essere coinvolto e partecipare attivamente alla comunicazione di marca. Le realtà aumentate e quelle virtuali (AR e VR) possono soddisfare entrambe queste esigenze, offrendo ai marchi enormi opportunità nel campo dell’esperienza del cliente. Le realtà virtuali e aumentate stanno diventando sempre più comuni come uno strumento di marketing per i marchi. Si suppone che il mercato VR e AR valga 27 miliardi di dollari. Si prevede che in soli quattro anni raggiungerà addirittura le dimensioni di 209,2 miliardi di dollari. Ma non solo realtà aumentata ma anche realtà virtuale e in particolare ricerca visuale, in cui gli utenti possono caricare un’immagine per condurre una ricerca e ottenere risultati più specifici. Google Lens è un motore di ricerca visuale di Google, che riconosce visivamente oggetti, punti di riferimento e altre cose attraverso un’app per fotocamere (attualmente disponibile solo su alcuni dispositivi mobile). Pinterest (di cui sentiremo molto parlare nel nuovo anno), è da poco uscito con Lens , un nuovo strumento di ricerca visuale che consente agli utenti di scattare una foto di un oggetto per scoprire dove acquistarlo online, cercare prodotti simili o vedere le bacheche di articoli correlati.  

STREAM, STREAM E ANCORA STREAM

Sebbene il presente sia dominato da Netflix e Amazon nella divulgazione di contenuti streaming, sulla linea di partenza per i servizi di streaming del nuovo anno troviamo anche Facebook e Snapchat, pronte ad ampliare la loro offerta di contenuti video con contenuti originali. Apriamo qui una parentesi anche sullo streaming live che porta i canali video su un altro livello. Lo streaming live aiuta i professionisti del marketing non solo a dare ai potenziali clienti uno sguardo intimo a ciò che sta succedendo, ma anche a offrire un naturale invito all’azione. Un’approccio più intimo e vicino al marchio di riferimento.

PROTAGONISTE LE MICRO INFLUENCER 

Elemento predominante in questo 2018, che ritroveremo in crescita nel nuovo anno, saranno le campagne di Influencer marketing che continueranno con meno celebrity ma più micro Influencer. Fra l’altro, i brand amano lavorare con loro anche perché sono più facili da gestire e costano meno. Il loro essere così simili alle persone a cui si rivolgono li rende affidabili, familiari, ma soprattutto credibili. Il monitoraggio delle campagne è sicuramente rilevante per capire bene come muoversi a seconda del pubblico di riferimento. In questo caso ci viene in aiuto la nuova piattaforma Influencer One che ci permette di seguire ed analizzare tutte le fasi di relazione con gli influencer.

CAMBIAMENTI PER IL CUSTOMER JOURNEY 

Nel 2019 i social come Facebook e Instagram rappresenteranno il primo touchpoint per l’acquisizione del cliente. Facebook Messenger permetterà l’acquisto diretto  e così succederà anche per le Instagram stories dove le persone acquisteranno attraverso le DM…il social media marketing sarà come mai prima un elemento imprescindibile per le vendite. Social Selling infatti non significa vendere direttamente sui social network ma costruire una solida reputazione, usare cioè i canali social per creare frequenti punti di contatto e di interazione. I social media hanno cambiato gli utenti e gli utenti hanno permesso ai social media di evolvere in funzione delle necessità delle persone. Questo di conseguenza, ha stravolto la natura del processo di acquisto, da diretto a consulenziale. Sempre più aziende puntano a negozi pop-up e ad eventi presentativi che diventano così popolari se progettati con l’intenzione di essere condivisi sui social media.

BRAND PURPOSE

“Due terzi dei consumatori compreranno o boicotteranno un marchio a causa della sua posizione su un problema sociale o politico” ( Edelman 2018)

Come fai a fare la differenza in modo credibile? Quali sono le aree rischiose e quelle sicure da esplorare per i brand? Come scegli le giuste cause che riflettono i valori del tuo marchio e dei consumatori? In quest’epoca, comprare significa sostenere un marchio, soprattutto per quello che rappresenta. La gente si aspetta sempre più che i brand influenti forniscano qualcosa che va oltre il prodotto o servizio che offrono e promuovono. Le marche devono giocare la loro parte nella società, nella cura per le persone e il pianeta, e instillare, esprimere e ispirare un insieme di norme e valori. 

FUTURO ALLA GENERAZIONE Z

I giovani (anzi giovanissimi visto che comprendono i ragazzi tra i 15 e i 20 anni) della Generazione Z sono il target del futuro, quello che nei prossimi anni influenzerà di più le strategie di digital marketing delle aziende. È la prima generazione mobile-first della storia, che dà un’importanza centrale alla personalizzazione e alla rilevanza. I giovani della Generazione Z utilizzano una media di cinque dispositivi (contro i 3 dei Millennials): smartphone, desktop, notebook, TV e tablet o iPod. E’ su questa generazione che dovremo avere sempre un occhio di riguardo.

TWITTER IN RINASCITA

Twitter sta morendo? Tutt’altro, infatti si appresta a diventare più settoriale che mai. Come ci ha più volte sottolineato Luca Rallo durante i Social Media Days, “Twitter è morto, solo per chi non lo sa usare” quindi se pensate che non ne valga più la pena, vi consigliano di riprenderlo in mano perché ci saranno rilevanti novità in arrivo per il nuovo anno.

DATA TRANSPARENCY

Visti i trascorsi di questo 2018 e di tutto lo scandalo Cambridge Analytica è sicuro che nel 2019, temi come la sicurezza dei dati saranno al centro dell’attenzione. Avremo i primi effetti della GDPR in vigore ormai da qualche mese e sempre più le aziende dovranno organizzare i loro registri interni per adattarsi ai nuovi regolamenti.

FOCUS SUL CONVERSION RATE

Credo che nel 2019 più piccole e medie imprese si rivolgeranno a soluzioni di monitoraggio digitale e software per misurare l’impatto delle campagne PPC, poiché è giunto il momento di misurare il costo per conversione, non il costo per clic. I brand partiranno da esaustivi data set per definire la strategia e per portare avanti le attività day-by-day.

OBIETTIVO ALLA CRESCITA COSTANTE NEL TEMPO

Tutte le diverse tendenze sopra menzionate identificano in modo efficace gli aspetti principali per creare relazioni più coinvolgenti con i consumatori sui social media, il che a sua volta potrebbe aiutare il tuo marchio ad aumentare la sua presenza organica online, in un lavoro che punta al lungo termine.

Adesso che abbiamo scoperto cosa ci aspetta per l’anno nuovo, dobbiamo pensare come sfruttare al meglio la strategia digitale per il 2019!

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Come scaricare una copia di tutto ciò che Facebook sa di te

Come scaricare una copia di tutto ciò che Facebook sa di te

Non è un segreto,  Facebook conosce quasi tutto ciò che facciamo online e ancora peggio è il fatto che Facebook non dimentica mai (così come quasi tutto il mondo web). 

Lo scandalo di Cambridge Analytica e le successive scuse dell’amministratore delegato  Mark Zuckerberg, hanno attirato l’attenzione di tutti su una caratteristica poco conosciuta fino ad un anno fa e cioè la possibilità di scaricare tutto ciò che la rete di questo social media conosce su di noi.

Sappiamo bene infatti che Facebook memorizza praticamente ogni singola interazione che hai avuto da quando ti sei iscritto, incluso ogni volta che hai effettuato l’accesso, i tuoi amici, la tua città, gli eventi ai quali sei stato invitato, ogni volta che hai inviato o ricevuto un messaggio, gli annunci in cui hai fatto clic, un elenco delle persone che segui, ogni singolo aggiornamento di stato e molto altro ancora.

Ecco quindi una guida su come scaricare il tuo archivio personale di informazioni e scoprire tutto ciò che il social conosce su di te. Questo potrebbe esserti utile, specialmente se hai intenzione, come sta succedendo a molti ultimamente, di chiudere Facebook e portare con te alcuni di quei ricordi.

È sorprendente sapere quanti dati ci sono racchiusi dietro ogni singolo utente.

Se sei curioso di scoprire il tuo storico, ti serviranno solo un paio di click e un po ‘di pazienza, di seguito ti spieghiamo come.

Come scaricare il tuo archivio di Facebook

Come abbiamo appena detto è possibile scaricare il proprio archivio storico da Facebook. 

Ecco come:

  • Vai su facebook.com/settings
  • Tocca la terza sezione che trovi sul lato sinistro con la dicitura “le tue informazioni su Facebook”
  • Tocca visualizza dall’area “scarica le tue informazioni”
  • Qui puoi decidere di restringere la selezione ad un solo arco temporale o a tutto il tuo storico
  • Nella parte sottostante puoi includere o escludere delle parti di tuo interesse (post, foto e video, mi piace e reazioni, amici, …)
  • Decidi il formato (html o Json) e la qualità dei contenuti multimediali (alta, media o bassa)
  • Potrebbero essere necessari alcuni minuti
  • Quando la nuvoletta scrive che il file è pronto, fai nuovamente clic su “scarica archivio” e il file zip verrà scaricato sul tuo computer
  • Sfoglia l’archivio aprendo ogni file all’interno della cartella

Pensa che quello che troverai è un’intera storia della tua vita su Facebook.

Puoi usarlo come una copia del tuo profilo da tenere se hai intenzione di lasciare il social network o puoi usarlo anche solo come promemoria di quanto Facebook sa di te.

Un paio di anni fa, probabilmente questi dati non sarebbero stati utili a molti utenti di Facebook. Dopo tutto, elenchi di amici e registri di chat sono stati creati negli anni da noi stessi. 

Ma sulla scia dello scandalo di Cambridge Analytica, e in mezzo al movimento #DeleteFacebook, vedere questi dati potrebbe essere sufficiente per fare in modo che almeno alcuni dei due miliardi di membri di Facebook ci pensino due volte prima di continuare a usarlo.