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Tendenze Social 2021

Tendenze social 2021. Le conferme e le novità da conoscere per costruire una strategia di successo

La pandemia da Covid 19 ha letteralmente rivoluzionato le nostre vite, i nostri stili, le abitudini, le prassi quotidiane. A livello sociale, sono diminuite le occasioni di contatto reale con le persone, e di converso sono aumentati i contatti digitali, con un aumento esponenziale degli usi delle tecnologie e delle piattaforme digitali. Negli ultimi mesi, i social network hanno registrato numeri da capogiro. Secondo Comscore, che ha analizzato i comportamenti degli utenti durante il lockdown e nel periodo successivo, c’è stato un notevole incremento del tempo trascorso sui social, soprattutto tra i giovani: in termini di tempo speso, Facebook è il primo social con 26 minuti medi al giorno per utente e una crescita del +49% rispetto all’anno precedente, seguito da Whatsapp con 20 minuti medi al giorno per utente e una crescita dell’81%. In termini di diffusione è invece Youtube il social più utilizzato, seguito da Facebook, Whatsapp e Instagram. TikTok è invece la piattaforma che ha registrato un maggior tasso di crescita.

Non sappiamo con certezza quello che accadrà a livello sanitario e sociale nei prossimi mesi, ma è evidente che, se anche la pandemia dovesse terminare, le conseguenze che il Covid 19 ha avuto sulle nostre vite sono state talmente impattanti da lasciare tracce indelebili per i prossimi anni. Gli utenti e i consumatori hanno modificato in maniera significativa le pratiche di fruizione dei contenuti, le modalità di interazione, le abitudini di acquisto, e tutto questo difficilmente cambierà.

In questo articolo, proveremo ad analizzare quanto accadrà sui social network, a comprendere cosa il consumatore si aspetta e gradirà, nonché come i brand dovranno orientarsi per ideare strategie capaci di rispondere a queste esigenze e siano funzionali al raggiungimento degli obiettivi, anche e soprattutto di business.

  1. Piattaforme social, formati, contenuti: cosa cambierà?

Sfatiamo subito un mito: nel 2021 Facebook non morirà e anzi, continuerà ad essere la prima piattaforma social al mondo per numero di utenti. Instagram continuerà ad essere il social media con il grado più elevato di coinvolgimento da parte degli utenti (il regno degli influencer!) mentre LinkedIn proseguirà la sua ascesa nell’Olimpo del settore professional, con i suoi utenti che continueranno ad utilizzarla sempre di più per il proprio personal branding. Non si potrà non considerare TikTok, che si presume continuerà il suo trend di crescita anche nel 2021. Il target, di giovanissimi e adolescenti fino a pochi mesi fa, è cresciuto, e a breve si attesterà intorno ad una fascia di utenti già maggiorenni e consumatori a tutti i livelli. Possiamo dire in generale che non ci saranno stravolgimenti nelle piattaforme social oggi dominanti: certamente si modificheranno, adeguandosi ai trends del momento e ai gusti dell’utenza, così come accaduto anche recentemente con l’avvento dei Reels di Instagram (molto simili ai video di TikTok) o delle storie di Linkedin.

In questo scenario in continua evoluzione, il 2021 segnerà delle conferme importanti: tra queste, la forza dei gruppi, che saranno anche nel 2021 i luoghi privilegiati in cui gli utenti si ritroveranno per scambiarsi le loro opinioni, lasciare le loro recensioni, discutere su temi sociali, costruire relazioni nel mondo digitale. Tra le conferme 2021, si attesterà il grande successo dei video, che continueranno ad essere il formato prediletto dagli utenti. Si registrerà un incremento del live streaming e un aumento di popolarità e di utilizzo dei “video brevi”: i Reels di Instagram, appunto, e di TikTok. I brand dovranno adeguarsi a questi nuovi format, riuscendo a raccontare i propri prodotti o servizi in tempi ridottissimi e con creatività sempre più accattivanti. E non escludendo di poter coinvolgere sempre di più i propri utenti nella creazione dei contenuti. Nel prossimo futuro lo user generated content avrà un ruolo sempre più importante, stimolato soprattutto da TikTok, e dai Reels. Nei prossimi mesi, registreremo una crescita del remixing: i brand ispireranno i propri follower a riprodurre i propri contenuti a modo loro, fornendo loro asset creativi, dotandoli di template, strumenti e risorse per creare contenuti originali, generando un altissimo coinvolgimento sui social.

  1. L’eredità del Covid: empatia e nostalgia per una comunicazione vicina all’utente.

Come dicevamo, se i gusti e le abitudini degli utenti muovono i cambiamenti delle piattaforme, i brand dovranno adattarsi, sia nell’uso dei diversi e nuovi strumenti messi a disposizione dei social sia nella comunicazione e nei contenuti proposti.

In questo scenario ancora dominato dalla pandemia, i brand dovranno cercare di costruire una relazione sempre più profonda ed empatica con i loro clienti: le analisi delle loro conversazioni on line, delle loro preoccupazioni e dei loro desiderata saranno imprescindibili nella definizione di qualsiasi strategia di comunicazione e di marketing, anche sui social. A livello contenutistico, occorrerà creare contenuti altamente emozionali ed evocativi. Non appena la crisi pandemica ha colpito le nostre vite, le piattaforme di social media monitoring hanno registrato un aumento significativo di parole chiave legate alla nostalgia o al ricordo (Fonte TalkwalkerSocial Media Trends 2021”). Per questo motivo, cresceranno nel 2021 i contenuti nostalgici, che creano un collegamento con i ricordi positivi del passato, per provare a rispondere al senso di solitudine e di incertezza per il futuro.

  1. Un imperativo? Parlare con il pubblico e svelargli il lato umano del brand

Gartner ne parlava già nel 2018, ma il trend del conversational marketing, ovvero di quella tipologia di marketing basato sulla conversazione tra brand e cliente dopo il 2020 non potrà più essere un accessorio. Stabilire una relazione con il cliente, parlare con lui, rispondere alle sue richieste, costruire una conversazione, saranno dei veri e propri imperativi. Sarà quindi necessario studiare il proprio pubblico, capire quali sono i suoi pensieri, studiarne le caratteristiche, nonché usare un tone of voice più “morbido” e naturale, e creare contenuti funzionali a questo, aumentare il tempo e le risorse dedicate alla messaggistica. Come riportato nell’ultimo report annuale di Hootsuite, attualmente, persone e organizzazioni si scambiano oltre 20 miliardi di messaggi al mese su Facebook Messenger: un dato dieci volte superiore rispetto al 2016. Questo dato continuerà ad aumentare anche negli anni a venire, con la crescente necessità delle aziende, piccole e grandi, di adeguarsi a questa nuova sfida, rispondendo ai messaggi in maniera individuale. Certo, si registrerà un grande uso dei Bot, ma occorrerà non esagerare con l’automazione, per evitare l’abbandono da parte degli utenti “frustrati” dall’assenza di interazione umana.

Questa apertura all’ascolto e alla relazione esporrà i brand alla necessità di mostrare il loro lato “umano”. Il mercato premierà i brand autentici, percepiti come veri, onesti e trasparenti. I brand dovranno svelare il loro volto, presentarsi al pubblico come fossero un vero e proprio palazzo di vetro, e prendere una posizione, anche rispetto a temi quali la tutela dell’ambiente, l’inclusività, la sostenibilità per rispondere alle aspettative dei loro potenziali clienti.

Solo chi si esporrà e si metterà in gioco, riuscirà a suscitare nel pubblico un senso di appartenenza e una condivisione dei valori. Questo passaggio consentirà di trasformare il cliente in un ambassador del brand, che lascerà recensioni positive e difenderà il brand nelle conversazioni meno positive. Più clienti parleranno bene del brand on line, maggiori saranno i ritorni per il brand stesso.

  1. L’exploit del social commerce e l’influencer marketing

A proposito di ritorni di business,, nel periodo pandemico anche le micro e piccole imprese hanno compreso l’importanza di essere e di vendere on line, costrette dalla impossibilità dei clienti di recarsi fisicamente nel punto vendita e con la prospettiva di raggiungere un pubblico molto più ampio, potenzialmente enorme, svincolato dai limiti territoriali.

Il 2021 sarà l’anno dell’exploit del social commerce, connubio perfetto tra Social Network e e-commerce. E se fino ad ora i social consentivano di creare una vetrina di prodotti che permetteva agli utenti di ricevere tutte le informazioni in merito alle caratteristiche dell’offerta ed i relativi prezzi, a breve anche in Italia Facebook e Instagram in primis, poi anche Messenger e Whatsapp permetteranno a tutte le imprese di vendere direttamente senza uscire dalla piattaforma.

Questa opportunità rappresenta una vera e propria innovazione nel mondo dello shopping on line, ma anche nel social media marketing, dacché consentirà alle aziende di verificare con maggiore precisione il ritorno degli investimenti.

In ambito commerciale, il 2021 vedrà una conferma del successo dell’influencer marketing, che tuttavia, come spiega Buzoole nel suo report “I trend dell’Influencer Marketing 2021”, sarà caratterizzato sempre di più da “qualità, controllo e misurazione evoluta”. Non più improvvisazione, ma garanzia di qualità e soprattutto verifica dell’impatto dell’influencer marketing sulle kpi del brand.

  1. l gaming e la realtà aumentata

Nel periodo dei lockdown e in generale del confinamento sociale sono stati tantissimi gli utenti che hanno scelto i videogame, soprattutto quelli che prevedono il coinvolgimento di più utenti contemporaneamente. Considerati una forma di distrazione, sono diventati – e lo saranno anche nei prossimi mesi – un modo molto apprezzato per conoscere persone, creare rete e socializzare. Le community nate sui social e legate a questi giochi hanno registrato numeri da capogiro.

In funzione della crescita del gaming e di tutto l’universo che gli ruota attorno non è escluso che in un prossimo futuro le piattaforme di gioco e i social non possano gradualmente “con-fondersi”. La realtà aumentata avrà un ruolo di primo piano. Il progetto Aria di Facebook (https://www.facebook.com/facebook/videos/327314611690237/), che prevede di realizzare nuova generazione di dispositivi indossabili in realtà aumentata, ne è solo un esempio.

 

Prepariamoci, dunque, ad una serie di importanti innovazioni. Il futuro è alle porte, anche sui social.

Annalisa Nastrini

monday․com: perché scegliere un Work OS per gestire le attività di marketing e comunicazione

Sviluppare una strategia di marketing di successo non è facile.

Dalle tecniche SEO alla lead generation, passando per la creazione di newsletter e contenuti originali sui social media, tenere traccia di tutte le attività di marketing non è un compito banale.

Fortunatamente oggi la tecnologia ci assiste e il mondo dei software dedicati al marketing è in crescita: si stima che il settore raggiungerà un valore di 14 miliardi di dollari nel 2024. Gli esperti di marketing possono quindi contare su una serie di strumenti che consentono di automatizzare il lavoro e concentrarsi sulla parte che conta: i risultati. Spesso questi tool sono molto efficienti, proprio perché pensati per assolvere a parte dei nostri compiti nel modo migliore.

Ma se vi dicessimo che basta un solo strumento da cui gestire e accentrare tutte le vostre attività di marketing e comunicazione? La rivoluzione del Work OS consiste proprio in questo.

Ma cos’è un Work OS?

Un Work OS è, letteralmente, un sistema operativo applicato al mondo del lavoro. È composto da una serie di componenti modulari che, unendosi, danno vita a flussi di lavoro. Tutto questo senza che sia necessario saper scrivere una riga di codice.

Il Work OS diventa un ufficio virtuale a tutti gli effetti, un luogo a cui i dipendenti possono accedere e rimanere sempre allineati sullo stato dei propri progetti.

monday․com permette di fare proprio questo: centralizzare tutti i processi in una soluzione all-in-one, amata dai collaboratori per la sua interfaccia user-friendly e dai manager che possono tenere traccia di tutto ciò che è davvero importante.

Perché scegliere monday․com?

  • Si adatta ad aziende di tutte le dimensioni. Qualsiasi sia la dimensione del vostro team, monday․com è altamente scalabile e porta valore aggiunto ad aziende di 5 o di 100 dipendenti allo stesso modo.
  • Non è pensato per un caso d’uso specifico. Grazie ai mattoncini che lo compongono, si adatta perfettamente a qualsiasi flusso di lavoro.
  • Si integra con applicazioni di terze parti. In questo modo, potrete continuare a usare le vostre app preferite da un’unica piattaforma che le connette tutte. C’è l’imbarazzo della scelta: Salesforce, Slack, Microsoft Teams, Jira, Freshdesk, Mailchimp, LinkedIn sono solo alcune delle app presenti nel Centro Integrazioni di monday․com.
  • Permette la comunicazione contestuale tra i membri del team. In questo modo, non sarà più necessario perdere ore preziose di lavoro nello scambio di email o in annose riunioni.
  • Consente di adattarsi velocemente ai cambiamenti. Il 2020 è stato l’anno che più che mai ha messo in discussione le nostre certezze e il nostro stile di vita, a partire dall’ambito lavorativo. In una situazione così delicata, una piattaforma flessibile e di facile implementazione come monday․com ha reso la vita più semplice a migliaia di professionisti in tutto il mondo.

 

Se siete incuriositi, iniziate il vostro periodo di prova gratuito a questo indirizzo.

Non sapete da dove iniziare? Scrivete a monday@omnidea.it e seguite la miniserie 10 giorni di monday․com.

Il ritorno al Social Media Marketing (forse)

Se c’è un elemento che contraddistingue sempre più l’utilizzo dei social da parte delle aziende è senza dubbio la naturalezza, la “normalità” che accompagna le attività pro brand che qui quotidianamente trovano forma (e sfogo).

Nulla di più bello, sia chiaro. Ho sempre creduto nelle potenzialità di tali strumenti, nel loro essere “diversi” e offrire soluzioni comunicative uniche, orientate non solo alla sola finalità commerciale, ma alla creazione di un substrato reputazionale e relazionale che nel medio/lungo periodo può realmente fare la differenza.

Tutto bene quindi? Non proprio.

Se il marketing si perde per strada

Se è vero che le potenzialità citate sono tutt’ora presenti (seppur ridimensionate magari), lo è altrettanto che sono tanti i marchi che nella corsa sfrenata alle vanity metrics hanno, a mio avviso, perso lungo il cammino un elemento indispensabile e che giustifica (o almeno dovrebbe) la presenza dei brand sui social e le (tante) risorse investite: il marketing.

Mi spiego meglio. Siamo così certi che molto di ciò che viene pubblicato dalle aziende sui social, abbia una reale finalità concreta all’interno dei suoi obiettivi di business? E siamo altrettanto convinti che l’attività social porti a molte di queste realtà reale valore aggiunto?

Domande che forse non possono avere una risposta univoca, ma basta guardare la sfilata di post all’insegna del real time marketing per capire che un cortocircuito, seppur piccolo, c’è stato. Un esempio? Games Of Thrones. Durante l’ultima serie non c’è brand che non abbia fatto post su questa tematica. Ok fare newsjacking e cavalcare il trend, ma ho dei seri dubbi che un’azienda che fa bagni chimici o scarpe antinfortunistiche abbia un reale vantaggio a fare contenuti del genere. O meglio, ho dubbi che sia d’interesse per il pubblico di tali brand e che sia in grado di attivare quella relazione marchio-utente di cui parlavo prima.

Per ogni azienda che poteva, visto il settore, cavalcare GOT se ne potevano contare almeno 10 spinte esclusivamente dalla volontà di intrattenimento. E il marketing abdica.

Non dimentichiamoci che abbiamo dei destinatari

Un approccio volto a realizzare numeri “superficiali” o, peggio, a vincere premi o attrarre l’attenzione degli addetti ai lavori, non sempre potenziali clienti del brand.

Forse questa spinta all’intrattenimento ci ha fatto dimenticare una delle basi della comunicazione, anche social, si lavora a livello comunicativo avendo chiaro in mente i destinatari di quella comunicazione e le loro caratteristiche. Il post sui social non deve piacere né a me né all’AD del mio cliente, ma ai suoi potenziali clienti.

Come fare?  È indispensabile focalizzarsi sugli utenti e sulle loro, più profonde, caratteristiche. Solo così potremo realizzare contenuti “Ingaggianti” nel senso più reale del termine.

Data-driven, un approccio, non una semplice parola

Fortunatamente oggi non mancano strumenti utili ad analizzare e avere dati complessi sulle persone con cui dobbiamo comunicare. Dati che diventano così driver per dar vita a strategie performanti (e vincenti).

Attenzione. Si sente ormai parlare troppo spesso di dati, ma ciò che spesso non viene considerato è che non è tanto questione di “collezionarli”, quanto la capacità di interpretarli e farne corretto uso.

L’approccio Data-Driven è la base su cui comprendere cosa fare e, soprattutto, come. Topic, copy, persino la parte creativa può ricevere feedback fondamentali per migliorare e diventare sempre più affine con gli utenti.

Oggi strumenti come BrandWatch o Talkwalker (utilizzati da noi in OpenBox) ci permettono di valutare caratteristiche e behaviours degli utenti prima difficilmente comprensibili, andando oltre percezione e preconcetti errati. Ma non basta. In molti casi tale approccio ci permette di valutare opportunità spesso poco visibili o, addirittura, di avere feedback lato product design, soffermandosi sulle peculiarità di cluster diversi e, proprio perché diversi, con cui comunicare in modi differenti.

La finalità resta sempre e solo una: generare impatto sugli utenti e conseguente valore (conversioni) per i brand, perché, mi costa dirlo, non si vive di sole vanity metrics.

Tornare al social media (marketing) si può e si deve fare. Siete pronti? Se la risposta è sì vi aspetto il 29 Ottobre nella Sala Social Media ai Digital Innovation Days 2020.

 

Matteo Pogliani
Partner & Head of Digital @Openbox