CROWDFUNDING, DAL RILANCIO POST-LOCKDOWN AL MERCATO UNICO EUROPEO FINTECH, SOSTENIBILITÀ: IN ITALIA PIÙ DI 390 MILIONI DI EURO RACCOLTI SOLO NELL’ULTIMO ANNO

Nella fase di rilancio delle aziende anche il crowdfunding può essere un incentivo. Se infatti il tema centrale della prossima edizione dei Digital Innovation Days è il percorso “dal Lockdown alla ripartenza”, questa forma di investimento dal basso costituisce un’opportunità per ripartire, grazie anche alla prospettiva offerta dall’Unione Europea

L’ipotesi infatti è quella di creare un mercato unico europeo per l’equity crowdfunding (finanziamento di un progetto in cambio di quote) e il lending (prestito con interessi), limitato alle campagne con tetto massimo di 5 milioni di euro e per iniziative dedicato allo sviluppo di startup e PMI

La normativa potrebbe entrare in vigore già nel 2021, a seconda dei tempi di approvazione del Parlamento Europeo: una tempistica che potrebbe aiutare il trend di crescita degli investimenti. In Italia, infatti, i progetti di crowdfunding hanno registrato +56% per l’equity e 52% del lending nel periodo luglio 2019 – giugno 2020, con quasi 391 milioni di euro raccolti, nonostante l’emergenza Covid-19 (dati Report Osservatorio Enterpreneurship & Finance del Politecnico di Milano).

Se l’Italia oggi è al quarto posto tra gli investitori europei, è interessante rilevare come il crowdfunding non sia più solo appannaggio di grandi investitori, ma al contrario sia sempre più frequente la partecipazione di piccoli contributori (dati Starteed) e su progetti molto trasversali, dal Fintech alla Sostenibilità.

Tra i casi nazionali più interessanti possiamo citare Coderblock su Mamacrowd: nata durante il lockdown per ovviare al problema del rientro in ufficio e rivolta soprattutto alle PMI, offre soluzioni di collaborazione sul modello smartworking, riproducendo le dinamiche di uno spazio reale (con un finanziamento di oltre 294.000€); sempre su Mamacrowd è stata lanciata Airlite, che con una raccolta di investimenti di 938.000€, ha sviluppato una tecnologia per purificare l’aria. 

Passando invece a Two Hundred Crowd, è impossibile non citare Soisy, una piattaforma che consente agli utenti di acquistare servizi a rate tramite e-commerce grazie a prestiti di privati e che in meno di 12 ore ha raccolto più di 1,3 milioni di euro, e Splitty Pay, un sistema di shared payment per suddividere le transazioni per incrementare le vendite e migliorare l’acquisto (150.000€).

Infine, restando nel settore Fintech, ricordiamo iCashly, lanciata su Crowdfundme, che con un overfunding di 152.000 € offre servizi di pagamento e investimento digitali, ambiti in decisa espansione.

 

Francesca Tommasi

Brand Ambassador Digital Innovation Days 2020

La qualità della vita digitale in Italia

Divisumma 14. Un nome che farà suonare pochi campanelli. Eppure a questo nome risponde uno dei prodotti più rivoluzionari che il made in Italy abbia mai lanciato sul mercato. Si tratta della prima calcolatrice elettromeccanica al mondo, in grado di eseguire le quattro operazioni. Prodotta nel 1945 da un’azienda di Ivrea che aveva sul tetto della propria sede la scritta: ING. C. OLIVETTI & C. PRIMA FABBRICA NAZIONALE MACCHINE PER SCRIVERE. Da quell’edificio a due piani dai mattoni rossi uscirà, ad inizio anni ’60, la Programma 101, uno dei primi – per alcuni il primissimo – personal computer programmabile della storia. Il motto di Olivetti è un inno alla tenacia: “I tuoi sogni diventano soluzioni”. Se potessimo per un attimo esercitare l’immaginazione e visualizzare la rivoluzione digitale come un guerriero esotico e onirico, sembrerebbe ovvio che questo di Olivetti possa essere l’unico urlo di battaglia possibile. Il digitale è tuonato sull’interpretazione del mondo, cambiando e rivoluzionando i paradigmi conoscitivi. In Italia la riformulazione della visione degli assetti economico-sociali per mano del digitale, è un percorso che sembra essere giunto ad oggi con meno mordente di quella Olivetti degli anni ’40. L’annuale index di Surfshark che stima il Digital Quality of Life (DQL) di 85 paesi (81% della popolazione mondiale), ha inserito l’Italia al ventesimo posto complessivo, al 41esimo per connessione internet e al 54esimo per infrastrutture elettroniche. Ma cosa si intende nello specifico per qualità della vita digitale? Per Surfshark è una valutazione fondata su cinque fattori essenziali:
1. Sostenibilità economica dei servizi Internet: il costo e la velocità di fruizione dei servizi legati a connessioni domestiche e mobili;
2. Qualità dei servizi Internet: le loro performance in termini di stabilità e velocità;
3. Infrastrutture: il numero di cittadini connessi per 100 abitanti e livello di avanzamento nell’agenda digitale;
4. Sicurezza elettronica: legata alle misure normative che ogni paese metto in atto per arginare e prevenire attacchi informatici e dalle azioni finalizzate alla tutela della privacy;
5. Livello di informatizzazione dello stato cioè il grado di digitalizzazione dei servizi online al cittadino.
Seppur non occupiamo il gradino più basso del podio, i dati costringono ad una riflessione che risulta ancor più urgente nell’epoca post-Covid. Proprio all’impatto del Covid19 sullo stato di salute digitale dei paesi, infatti, è stata dedicata una parte dell’analisi di Surfshark che ha sottolineato come il lockdown abbia fatto emergere imponenti problematiche legate all’inadeguatezza delle infrastrutture nella prospettiva improvvisamente concretizzatasi di smart working. Questo stato di cose ha, secondo l’analisi citata, paralizzato con problemi consistenti ben 49 paesi su 85. L’associazione tra internet, rivoluzione digitale e consapevolezza deve essere uno stadio evolutivo fondamentale per emancipare l’approccio all’innovazione di una comunità. Il web deve auspicare ad essere un luogo proiettato verso l’orizzontalizzazione degli accessi. Un topic estremamente spigoloso nell’odierna Italia ritrovatasi frammentata e travolta dalla moltitudine delle nuove esigenze digitali emerse in seguito alla pandemia. Se il grado del DQL peninsulare è influenzato parzialmente dallo scheletro infrastrutturale, però, è altresì da considerare il dato dell’alfabetizzazione digitale. Come riportato da CENSIS a inizio 2020 nel 16° Rapporto sulla comunicazione: “Il 25,0% degli italiani ammette di non possedere le competenze necessarie. I valori più bassi si registrano tra chi ha tra i 30 e i 44 anni (8,0%) e tra i più istruiti (11,4%), alla pari con i più giovani (11,5%): sono questi i soggetti meglio attrezzati per vivere nell’ambiente digitale. Mentre il 57,3% delle persone anziane confessa un totale deficit di competenze”.
Con Gaetano Di Tondo, VP, Institutional & External Relations Director in Olivetti, ospite della Sala Centrale dei #DIDAYS20, cercheremo di analizzare alcuni esempi di realtà che hanno visto nel lockdown un’occasione per traghettare il proprio lavoro nell’universo digital. Come Camillo Olivetti riportò dal suo viaggio a Chicago l’esperienza della potenza applicativa dell’elettricità, plasmando da questa sperimentazione una delle aziende più innovative e pionieristiche del nostro Paese.

 

Valentina Spasaro

Brand Ambassador Digital Innovation Days 2020